Agevolazioni per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni

La Legge di Bilancio 2021 ha prorogato al 30 giugno 2021 due delle tre misure agevolative dirette ad incentivare gli aumenti di capitale effettuati da società di capitali di medie dimensioni.

L’art. 1, comma 263, della Legge 30/12/2020 n. 178 (Legge di bilancio 2021) introducendo varie modifiche all’art. 26 del D.L. 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. Decreto Rilancio) ha prorogato al 30 giugno 2021 due delle tre misure agevolative dirette ad incentivare gli aumenti di capitale effettuati da società di capitali e società cooperative (esclusi gli intermediari finanziari e quelle che esercitano attività assicurative), vale a dire le agevolazioni di cui al comma 8 (credito di imposta in capo alla conferitaria per aumenti di capitale) e al comma 12 (sottoscrizione mediante il Fondo Patrimonio PMI di obbligazioni o titoli di debito). Non è stata invece oggetto di proroga l’agevolazione prevista dal comma 4 (credito di imposta per gli investitori) che quindi si applica unicamente qualora gli aumenti di capitale sociale in denaro nelle suddette società siano stati deliberati ed eseguiti entro il 31 dicembre 2020.

Le condizioni per l’accesso alle suddette misure agevolative sono le seguenti:

  1. nel periodo di imposta 2019, le imprese devono aver conseguito un ammontare di ricavi derivante da vendite e prestazioni (ex art. 85, comma 1, lett. a e b del TUIR) compreso tra 5 milioni (10 milioni per l’agevolazione di cui al Fondo Patrimonio PMI) e 50 milioni di euro;
  2. nel periodo compreso tra il 1° marzo ed il 30 aprile 2020 devono aver subito una riduzione complessiva dei ricavi superiore al 33% rispetto al medesimo periodo del 2019;
  3. nel periodo compreso tra il 20 maggio 2020 e il 30 giugno 2021 le suddette imprese devono deliberare ed eseguire un aumento di capitale a pagamento e versare interamente il relativo importo; per l’accesso al Fondo Patrimonio PMI l’aumento di capitale sociale non deve essere inferiore a 250.000 euro.

L’art. 26 del Decreto Rilancio aveva infatti introdotto tre misure finalizzate a favorire la patrimonializzazione delle medie imprese danneggiate dall’emergenza epidemiologica:

1) il credito di imposta per gli investitori (commi da 4 a 7); come accennato tale incentivo non è stato oggetto di modifiche da parte della Legge di Bilancio 2021 e pertanto si applica unicamente per gli aumenti di capitale sociale in denaro nelle suddette società deliberati ed eseguiti entro il 31 dicembre 2020. Si ricorda che il beneficio consiste in un credito di imposta pari al 20% dell’investimento con un tetto pari a 2 milioni di euro (il credito d’imposta massimo è quindi pari a 400.000 euro). La norma agevolativa prevede un procedimento di recupero dell’agevolazione nelle seguenti ipotesi qualora prima del 31 dicembre 2023:

– la partecipazione derivante dall’investimento sia ceduta;

– la società conferitaria distribuisca riserve.

Non possono beneficiare del credito d’imposta le società che controllano direttamente o indirettamente la società conferitaria, sono sottoposte a comune controllo o sono collegate con la stessa ovvero sono da questa controllate.

Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP.

2) il credito d’imposta per le perdite subite dalle società che aumentano il capitale sociale (commi da 8 a 11). Attraverso l’attribuzione di un credito di imposta, vengono incentivati gli aumenti di capitale sociale a pagamento delle società, in misura pari al 50% delle perdite civilistiche 2020 eccedenti il 10% del patrimonio netto, assunto al lordo delle perdite stesse, e comunque fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale sociale deliberato ed eseguito entro il 31 dicembre 2020, ovvero del 50% per gli aumenti di capitale deliberati ed eseguiti nel primo semestre del 2021.

L’agevolazione spetta nei limiti dell’importo complessivo agevolabile previsto per gli aiuti di Stato; andrà infatti rilasciata apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà da parte della società conferitaria che non abbia beneficiato, ai sensi della comunicazione della Commissione europea recante il “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, di misure di aiuto per un ammontare superiore ad euro 800.000, ovvero ad euro 120.000 per le imprese operanti nel settore della pesca e dell’acquacoltura o ad euro 100.000 per le imprese operanti nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli.

Il credito di imposta matura a seguito dell’approvazione del bilancio 2020. La disciplina prevede un meccanismo di recupero dell’agevolazione in caso di distribuzione di riserve prima del 1° gennaio 2024 e del 1° gennaio 2025 nel caso in cui l’aumento di capitale sia deliberato ed eseguito nel primo semestre dell’esercizio 2021.

Per delineare il meccanismo di calcolo del credito d’imposta si ipotizzi che si verifichi, a titolo esemplificativo, la seguente situazione nel bilancio al 31/12/2020:

Capitale sociale                             €   1.000.000

Riserve                                          €      300.000

Perdita dell’esercizio 2020            €    – 400.000

Patrimonio netto                            €      900.000

Si ipotizzi inoltre che nel corso del mese di aprile 2021 venga deliberato ed eseguito un aumento di capitale di € 400.000.

Il beneficio risulterebbe determinato come segue:

A =      50% dell’aumento di capitale sociale = € 200.000

B =      10% del patrimonio netto al netto della perdita 2020 = € 130.000

C =      eccedenza della perdita dell’esercizio rispetto al 10% del patrimonio netto al netto della perdita 2020 = (€ 400.000 – € 130.000) = € 270.000

D =      50% dell’eccedenza = € 270.000 x 50% = € 135.000

Il credito d’imposta ammonta al minore importo tra A (€ 200.000) e D (€ 135.000) = € 135.000

Anche per il credito d’imposta in parola è previsto un procedimento di recupero dell’agevolazione, maggiorata degli interessi, qualora prima del 1° gennaio 2024 la società distribuisca riserve. Il suddetto termine del 1° gennaio 2024, valido per gli aumenti di capitale deliberati ed eseguiti entro il 31 dicembre 2020, è prorogato al 1° gennaio 2025 nell’ipotesi di aumenti di capitale deliberati ed eseguiti nel primo semestre del 2021.

Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP e sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione (con esclusione dell’applicazione del massimale annuo).            

Con D.M. 10 agosto 2020 sono state approvate le disposizioni attuative; in particolare, gli investitori dovranno presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita istanza da inviare nei termini e con le modalità definiti con provvedimento del Direttore della medesima Agenzia.

Il credito d’imposta verrà riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate, previa verifica della correttezza formale dei dati indicati nell’istanza, secondo l’ordine di presentazione delle istanze e fino all’esaurimento delle risorse.

  • la possibilità di emettere strumenti di debito sottoscritti dal Fondo Patrimoniale PMI(commi da 12 a 19-bis). È prevista la possibilità di chiedere la sottoscrizione di obbligazioni e titoli di debito da parte del Fondo Patrimonio PMI gestito da Invitalia nei limiti delle risorse assegnate. L’importo massimo sottoscrivibile è pari al minore tra:

–        il triplo dell’aumento di capitale sociale eseguito;

–        il 12,5% dei ricavi di cui all’art. 85, comma 1, lett. a) e b), del TUIR relativo al periodo d’imposta 2019.

Qualora la società benefici di finanziamenti assistiti da garanzia pubblica in attuazione di un regime di aiuto ai sensi della comunicazione della Commissione europea recante un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, ovvero di aiuti sotto forma di tassi d’interesse agevolati in attuazione di un regime di aiuto, la somma degli importi garantiti, dei prestiti agevolati e dell’ammontare degli strumenti finanziari sottoscritti non può superare il maggiore tra:

–        il 25% dell’ammontare dei ricavi di cui sopra;

–        il doppio dei costi del personale relativi al 2019, come risultanti dal bilancio ovvero da dati certificati se l’impresa non ha approvato il bilancio;

–        il fabbisogno di liquidità della società per i diciotto mesi successivi alla concessione della misura di aiuto, come risultante da una autocertificazione del rappresentante legale.

I titoli di debito sono rimborsati decorsi sei anni dalla sottoscrizione e la società emittente potrà rimborsare i suddetti titoli in via anticipata solo dopo che siano decorsi tre anni dalla sottoscrizione. Il tasso nominale annuo di interesse è pari all’1,75% per il primo anno, al 2% per il secondo e terzo anno e al 2,50% per i restanti tre anni.

La società emittente dovrà assumersi altresì l’impegno di:

  • non deliberare o effettuare, dalla data dell’istanza e fino all’integrale rimborso dei titoli di debito, distribuzioni di riserve e acquisti di azioni proprie o quote e di non procedere al rimborso di finanziamenti dei soci;
  • destinare il finanziamento a sostenere costi di personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia;
  • fornire ad Invitalia un rendiconto periodico, con i contenuti, la cadenza e le modalità da quest’ultima indicati, al fine di consentire la verifica degli impegni assunti.

A tale disposizione è stata data attuazione mediante Decreto interministeriale (Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro dello Sviluppo economico) dell’11 agosto 2020, cui ha fatto seguito una Circolare esplicativa di Invitalia del 16 settembre 2020.

Aldo Marotta

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