Corte europea di Giustizia: “Intercettazioni solo in casi gravi. Processi da rifare”

Il 2 marzo la Corte europea di Giustizia ha emesso una sentenza che potrebbe annullare decine di processi in Italia.

Nelle ultime settimane la Corte europea di Giustizia, precisamente il 2 marzo ultimo scorso, ha emanato una sentenza, taciuta in Italia o perlomeno passata quanto meno in secondo piano presso l’opinione pubblica dalla maggior parte dei media nazionali, seconda la quale la custodia dei verbali di intercettazioni telefoniche e/o di dati, è vietata nei casi di reati lievi.

Il 2 marzo la Corte, riunita nella sessione meglio nota come Grande Sezione, ha emesso la seguente sentenza: è vietato alla magistratura inquirente ricorrere per reati di lieve entità a intercettazioni rimaste a lungo nella disponibilità degli inquirenti, come riporta il quotidiano diretto da Piero Sansonetti: il Riformista.

La sentenza è clamorosa e potrebbe portare a conseguenze rilevanti su migliaia di processi in Italia. Secondo il convincimento della Corte, tutte le intercettazioni che, non costituendo immediatamente riprova di minacce gravi alla sicurezza pubblica, sono rimaste per anni nella disponibilità dei magistrati, costituendo una indebita violazione del diritto alla privacy, dovranno essere distrutte. 

La Corte Costituzionale italiana dovrà necessariamente adeguarsi a alla sentenza della Corte europea, essendo esse fonte del diritto primaria.

La sentenza rischia di essere una vera e propria “bomba” sul sistema di idoneità e conservazione dei tabulati da parte degli stessi inquirenti.

Nella sentenza si legge inoltre: “La circostanza che il pubblico ministero sia tenuto ad agire solo in base alla legge e al suo convincimento non può essere sufficiente per conferirgli lo status di terzo rispetto agli interessi in gioco… Il principio impone al giudice penale nazionale di escludere informazioni ed elementi di prova che siano stati ottenuti mediante una conservazione generalizzata e indifferenziata dei dati relativi all’ubicazione incompatibile con il diritto dell’Unione (…) qualora tali persone non siano in grado di svolgere efficacemente le proprie osservazioni in merito alle informazioni e agli elementi di prova suddetti, riconducibili a una materia estranea alla conoscenza dei giudici e idonei a influire in maniera preponderante sulla valutazione dei fatti”. 
Una sentenza questa che rischia di abbattersi su migliaia di processi.

La Redazione

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