Corte Europea: “Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a prova contraria.”

Analisi giurisprudenziale della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nella pronuncia di legittimità e nel merito del caso Busuttil v. Malta – (ricorso n. 48431/18).

La fattispecie «oggettiva».

Il 3 giugno 2021, la Corte di Strasburgo, si è pronunciata in materia di presupposta violazione dell’art. 6§2 della CEDU, a seguito di un ricorso avverso al governo maltese, presentato dal Sig. BUSUTTIL, nei termini posti in essere dall’art. 34 della suddetta «Convezione». La Suprema Corte ha deliberato (in forma privata) il 20 Aprile 2021, in tema di ricorson. 48431 risalente all’11 ottobre 2018. La fattispecie «oggettiva», distinguente il predetto ricorso, argomenta una contestata illegittimità di «procedura» nei confronti del ricorrente, Sig. BUSUTTIL, nei termini di una dichiarazione di presunta colpevolezza, ascritta all’adempimento delle sue funzioni di direttore aziendale, segnatamente al mancato pagamento di dovuti contributi fiscali, in «presunzione di legalità». Tale cifra, rappresentava nel caso specifico, preso in considerazione dalla suddetta Corte, una provisional tax, in aggiunta a dei contributi assicurativi di carattere nazionale da versare per conto degli impiegati di tale impresa. Un’impresa che, però, aveva dichiarato fallimento nel periodo compreso tra il 2003-2006. A fare data da Marzo 2011, veniva istruito un procedimento di natura penale, a carico del ricorrente, maturatosi ai sensi della Sezione n. 23, paragrafi 1 e 2 relativi al Capitolo 372 delle leggi maltesi, e, più propriamente dell’Income Tax Management Act, e, dei Regolamenti n. 15 e n. 20 del Legal Notice 88 risalente al 1998. Il Sig. BUSUTTIL, rende nota la propria inconsapevolezza, con riguardo al soddisfacimento di una tale ottemperanza, attribuitagli, de plano, dagli ulteriori due direttori aziendali (in aggiunta alla sua persona), contraddistinguenti la gestione dell’attività dirigenziale dell’impresa di appartenenza, in quanto all’epoca degli eventi, egli aveva vivamente insistito, coi suoi colleghi funzionari, nel merito di un necessario affidamento a un controllore finanziario dell’espletamento del su citato incarico, non avendo lui maturate, per simili rilievi e osservanze, le dovute competenze nel corso della carriera aziendale.

Il giudizio di legittimità «esecutiva» della sentenza e la giurisprudenza di merito.

La Corte di Strasburgo, date le evidenze di carattere giudiziale, e altresì, normativo, presentate dalle Parti, nello specifico il Sig. BUSUTTIL, come ricorrente, e, il governo di Malta, in qualità di convenuto, respinge il ricorso cui in oggetto, per appurata insussistenza di una dichiarabile violazione dell’art. 6§2 della CEDU. Ai sensi della legge di ratifica del governo maltese, risalente (con inerenza al suo deposito) al 23 gennaio 1967, l’interpretazione, e, quindi, la relativa interna applicazione, dell’art. 6§2 della CEDU, deve, in maniera cogente, armonizzarsi, nel suo inquadramento normativo, con le altre leggi proprie dell’ordinamento giuridico della Repubblica di Malta. L’addotta violazione di tale suddetto articolo, ai sensi del menzionato paragrafo di stretta inerenza al medesimo, viene dichiarata irricevibile, dalla Corte di Strasburgo, ai sensi dell’art. 35 CEDU, e, dell’art. 44§2 in materia di Convenzione. Tale Corte, rivendica, in sede di pronuncia giudiziale, il diritto alla difesa del ricorrente, sottolineando, però, che diviene a tal proposito, paradigma di esigente appellabilità, la misura stessa della giusta proporzionalità della proposizione difensiva, in argomento di legittimabilità dei propri fini. Rende, altresì, evidente, che essa, valuta la correttezza della «procedibilità» e della «sostanzialità» delle cause portate a oggetto di sua valutazione; una valutazione, la quale, nel momento in cui viene posta in essere, non va a sostituire, bensì, a precedere, la spendibilità di «esperibilità» e di «risultato», di natura «formale» e «sostanziale», quanto di grado meramente procedurale, delle Corti, o, dei Tribunali interni, ai Paesi siglanti la predetta Convenzione. A ciò, aggiunge, sensibilmente che, la Corte Costituzionale maltese, non abbia, tuttavia, ritenuto inapplicabile la Sezione n. 13 dell’Interpretation Act, nel caso di specie, piuttosto, ha reputato, che gli elementi risultanti in favore di un costrutto difensivo del ricorrente, Sig. BUSUTTIL, non esistano, de iurecondito, segnatamente al valore testuale di tale rilevante giuridico documento. E, sebbene, la funzione giurisdizionale della Corte Costituzionale, non si allinei con presunzioni di «colpevolezza» o di «innocenza», i propri rilievi o constatazioni, in oggetto alla presente costituente difesa del Sig. BUSUTTIL, supportano i relativi rilievi concernenti i tribunali appartenenti alle giurisdizioni penali maltesi. A tal proposito, viene rilevato sempre dalla stessa Corte di Strasburgo, che non sussistono elementi, i quali, possano lasciare intendere che, il sistema giurisdizionale maltese, debitamente adito, abbia reso l’applicazione della normativa in materia di onere probatorio incompatibile con la presunzione di innocenza del Sig. BUSUTTIL.

Conclusioni.

La presunzione di innocenza (o, «presunzione di non colpevolezza»), viene formulata nelle analisi dottrinarie italiane, come una c.d. «immunità degli innocenti». Ai sensi della siglata «Convezione», in oggetto di dibattimento, in materia di art. 6§2, e, di designazione di «presunzione di non colpevolezza», paventata su ricorso dell’appellante Sig. BUSUTTIL, si ritiene, che la giurisdizione maltese, abbia tenuto conto, concordemente con le disposizioni regolamentari di natura «costituzionale», e, «penale», distinguenti la propria struttura legislativa ordinamentale, altresì, di quanto disposto in tema di art. 1 CEDU, ovvero, di obblighi nel rispettare i diritti dell’uomo, e, nel caso di specie, dell’imputato Sig.  BUSUTTIL, internamente a una processabilità di natura penale. In punta di diritto il predetto art. 1, decreta che: «La Alte Parti contraenti riconoscono a ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà enunciati nel Titolo primo della presente Convenzione.». Ai sensi di ciò, il principio di presunzione di innocenza, terminologicamente, e, sostanzialmente, rappresentato, dalla c.d. teoretica della «immunità degli innocenti», affinché addivenga a una prefigurazione processuale cui al ricorso n. 48431/18, deve necessariamente essere assimilabile, segnatamente, a una tale congetturata corretta procedibilità, a un giudicato di non lesività nei «diritti» e nelle «libertà», così come enunciati nella presente «Convenzione». L’art. 6§1 della CEDU, richiama i principi di equità, di imparzialità e indipendenza delle sedi giudicanti, quanto della fondatezza nella formulazione dell’accusa penale, i quali si presentano per se stessi, connaturati, con quanto di pertinenza del paragrafo 2 del medesimo articolo, cui il ricorrente segnatamente si appella, ovvero: «Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.». Come noto, tale spirito normativo-disciplinare, è ripreso parimenti dall’art. 11 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, così come reso evidente da studi in materia, ai sensi del quale: «Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.». Gli stessi studi si appellano, inter alia, altresì, allo Statuto della Corte penale internazionale, e con specifico riferimento al co. 3 del suo art. 66, per il quale: «Per condannare l’imputato, la Corte deve accertare la colpevolezza dell’imputato al di là di ogni ragionevole dubbio.». Inoltre, essi, sottolineano come, ad esempio, per quanto di competenza della Grundgesetz, e, nello specifico, dell’art. 28, il principio di presunzione di innocenza, ne rappresenti sostanzialmente un precipuo corollario dello Stato di diritto, e quindi, dello stesso principio di legalità.  Ciò supposto, preesiste in termini «dottrinari», quanto tipicamente «esecutivi», a una endemica istanza di eguaglianza «formale» e «sostanziale» cui il giudice de quo, deve necessariamente soggiacere, al di là dell’individuazione di qualsivoglia giurisdizione interna, o, sovranazionale, adita, da parte di colui, su cui grava una potenziale imputazione di colpa, ovvero, di responsabilità dolosa, segnatamente a una prassi di natura meramente giudiziale quanto procedurale. In qualche modo, ciò, s’impone, agli occhi attenti degli studiosi in materia, quale necessario anello di complemento, tendente a soppesare tutti i dovuti elementi di «cognizione», «valutazione» ed «esperibilità», conferenti il rispetto, altresì, della legalità di procedura di carattere meramente penale. Il reato contestato in seno a tale pronuncia, porta in dovuta attenzione degli inquirenti, la violazione degli interessi finanziari e tributari dello Stato maltese. Una lesività di legalità, che comporta una sostanziale inadempienza, a danno di quei principi democratici di effettività, cogenza e certezza giuridica di uno Stato di diritto, rappresentanti la resilienza e la stessa esistenza di quest’ultimo. Inoltre, la registrata inadempienza, da collocarsi a carico della responsabilità omissiva e negligente del ricorrente, comporta uno squarcio internamente al sistema organizzativo dei sussidi, o benefici sociali, quanto della stessa assistenza sanitaria pubblica garantititi da tale medesimo Stato di diritto. Concludendo, la concorrente opinione, poi, del giudice Wojtyczek, posta a pedice di pronuncia, in materia di responsabilità imputabile al ricorrente, Sig. BUSUTTIL, contesta in maniera non celata, l’opinione espressa dalla Corte di Strasburgo ai sensi del paragrafo n. 46 della presente pronuncia. In fatto, e, in diritto, secondo tale giudice, non è condivisibile (o, stimabile) ai sensi di un’attenta analisi di tipo ricognitivo, posta in rispetto dell’art. 6§2 della CEDU, affermare che: «La Corte, ha presunto che, gli Stati contraenti, possano, in linea di principio, e, a rigore di determinate condizioni, penalizzare un semplice o obiettivo fatto, indipendentemente dal modo in cui esso risulti da intenti criminosi o da effettiva negligenza.». Ciò diviene certamente, additabile e ricorribile in termini di procedibilità e di analiticità sostanziale discrezionale della stessa Corte, lesiva, quest’ultima, attraverso tale affermazione, dei non residuali principi di legalità, certezza di diritto e di legittimata presunzione di innocenza del ricorrente.

Lucia D’Angelo

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