Covid-19: è necessario rinnovare la valutazione dei rischi e aggiornare il DVR?

Il Covid-19 è stato ufficialmente inserito nell’elenco degli agenti biologici oggetto di valutazione del rischio nei luoghi di lavoro attraverso la direttiva dell’Unione Europea di giugno 2020 nr. 739, che ha modificato l’allegato III della precedente 2000/54/CE del Parlamento Europeo.

A regolare le norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è il Decreto Legislativo 81/2008, noto anche come Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.

Il punto di partenza della valutazione è costituito dall’identificazione di tutti i rischi, intesi come situazioni che potenzialmente possano causare un danno ai lavoratori. Devono essere oggetto di valutazione non soltanto i rischi legati a fattori più strettamente tecnici, ma anche quelli connessi alle modalità di lavoro, alla concreta gestione aziendale nonché tutti quelli derivanti dalle svariate azioni umane.

La redazione del documento di valutazione dei rischi (comunemente noto come D.V.R.), è previsto dall’art. 28 del D.Lgs 81/08 ed è un obbligo non delegabile (così come previsto dall’art. 17 dello stesso decreto) imposto ai Datori di Lavoro di tutte le imprese italiane, indipendentemente dalla classificazione di rischio ATECO di appartenenza, dal numero di dipendenti e dalla tipologia di attività lavorativa svolta.

Il datore di lavoro, nel valutare tutti i rischi inerenti all’attività, può essere coadiuvato da altre figure che concorrono alla valutazione dei rischi per i loro ambiti di sicurezza: il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) per quello che riguarda la sicurezza dei lavoratori, il medico competente (MC) per quello che riguarda la salute degli stessi e in alcuni casi anche del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS).

Il D.V.R. dovrà quindi contenere:

  1. una relazione della valutazione di tutti rischi;
  2. l’indicazione di tutte le misure di prevenzione e protezione attuate e dei dispositivi di
  3. protezione individuali adottati;
  4. il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
  5. l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere;
  6. i nominativi delle figure coinvolte (RSPP, RLS e del MC);
  7. l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.

La valutazione dei rischi è definita dal D.Lgs. 81/08 come “l’attività di valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza”.

Quando è obbligatorio aggiornare il D.V.R.?

In realtà il legislatore non ha voluto fissare una frequenza minima per tale adempimento, ma si è limitato a stabilire in quali casi è necessario integrare sia la valutazione dei rischi che l’elaborazione del D.V.R.

Nel fare questo ha fatto riferimento ad eventi e cambiamenti di una certa rilevanza, quali ad esempio:

  • una modifica significativa del processo produttivo o dell’organizzazione delle attività aziendali, che possono di conseguenza portare nuovi rischi sul luogo di lavoro;
  • il verificarsi di significativi infortuni sul lavoro;
  • in caso di modifiche normative;
  • quando dalla eventuale sorveglianza sanitaria, alla quale è stato sottoposto il personale dipendente, possa emergere la presenza di qualche altro rischio non valutato o da rivalutare più approfonditamente;
  • in presenza di near-miss (mancato infortunio, mancato incidente o quasi infortunio), evento, correlato al lavoro, che avrebbe potuto causare un infortunio o danno alla salute (malattia) o morte ma, solo per puro caso, non lo ha prodotto.

Il testo della legge infatti evidenzia che: “La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata, nel rispetto delle modalità di cui ai commi 1 e 2, in occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere aggiornate”.

Le tempistiche sulle quali il legislatore ha voluto mettere dei punti sono le seguenti: nel caso di costituzione di nuova impresa il D.V.R. deve essere elaborato entro 90 giorni dalla data di inizio attività; aggiornamento del D.V.R. entro 30 giorni dal verificarsi di un evento (come quelli descritti in precedenza) che possa portare delle modifiche significative all’attività e all’organizzazione aziendale.

È ormai ben noto e compreso che l’infezione da coronavirus è un rischio che tutte le aziende devono considerare con attenzione.

Ora il virus SARS-CoV-2 è stato ufficialmente inserito nell’elenco degli agenti biologici oggetto di valutazione del rischio nei luoghi di lavoro attraverso la direttiva dell’Unione Europea di giugno 2020 nr. 739, che ha modificato l’allegato III della precedente 2000/54/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, inserendo il SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui è noto che possono causare malattie infettive nell’uomo e modificando la direttiva UE 2019/1833 della Commissione.

La Direttiva in questione è entrata in vigore il 24 novembre attraverso il Decreto Legge n. 149 del 9 novembre 2020 che modifica, con l’articolo 17, il Testo Unico indicando che “gli allegati XLVII e XLVIII di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, sono sostituiti” da due nuovi allegati e prevede specifiche procedure.

La nuova Direttiva 2020/739 indica che in considerazione dei “dati clinici ed epidemiologici attualmente disponibili concernenti le caratteristiche del virus, come le modalità di trasmissione, le caratteristiche cliniche e i fattori di rischio per l’infezione”, è opportuno “aggiungere con urgenza il SARS-CoV-2 al fine di continuare a garantire un’adeguata protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro”.

Il SARS-CoV-2 può causare gravi malattie umane nella popolazione infetta, presentando un serio rischio in particolare per i lavoratori anziani e quelli con una patologia soggiacente o una malattia cronica e, tenuto conto delle “prove scientifiche più recenti e dei dati clinici disponibili nonché dei pareri forniti da esperti che rappresentano tutti gli Stati membri, dovrebbe essere classificato come patogeno per l’uomo del gruppo di rischio 3.”

Pertanto, è necessario aggiornare il D.V.R.?

La questione parte da un principio indubbio, e cioè che i rischi che si devono valutare all’interno del D.V.R. sono quelli che rientrano nell’insieme dei rischi professionali e cioè i rischi per la sicurezza sul lavoro a cui è esposto un lavoratore nell’espletamento della sua attività lavorativa nella specifica mansione e all’interno dell’organizzazione aziendale, come confermano le definizioni stesse del D.Lgs. n. 81/2008.

Pertanto, ogni qualvolta il legislatore fa riferimento al termine “tutti i rischi”, citato, ad esempio, nell’articolo 28 (valutazione dei rischi) o nell’articolo 15, può riferirsi solo ai rischi professionali che sono, quindi, legati all’organizzazione aziendale o comunque legati all’attività svolta.

Quindi è corretto valutare il rischio biologico da CoronaVirus come rischio professionale?

Dipende dalle attività svolte dai lavoratori.

Lo è sicuramente per chi svolge mansioni specifiche che determinano un incremento dell’entità del rischio rispetto alla popolazione, ad esempio, nel caso in cui i lavoratori abbiano contatti con il pubblico, con clienti o fornitori o con soggetti potenzialmente infetti, oppure siano tenuti a trasferte di lavoro in paesi con un maggior rischio di esposizione al Coronavirus, ecc.

In conclusione, il consiglio che viene da dare è che, per tutte quelle attività per le quali non sussiste l’obbligo di aggiornamento del D.V.R., in quanto non esposte maggiormente al rischio biologico, ogni datore di lavoro dovrebbe comunque prendere in considerazione l’opportunità di aggiornare il Documento di Valutazione del Rischio. Questo per adeguarsi al nuovo contesto sanitario globale.

Stefano Capuano

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