Dai dati trasmessi dall’Agenzia delle Entrate, rimborsi Iva più veloci

L’entrata in vigore della sospensione dei termini per la richiesta dei rimborsi con il modello TR ha ridotto i tempi di attesa: in media siamo adesso a 72 giorni.

A ben vedere qualche effetto positivo tra i tanti negativi prodotti dal Covid-19, vi è quello della riduzione dei tempi di lavorazione e di attesa per ottenere i rimborsi IVA: la media oggi tra lavorazione ed erogazione del rimborso è scesa a 72 giorni.

Non che la media, sempre secondo l’Agenzia delle Entrate fosse di molto più lunga rispetto al pre-Covid, la differenza risulta essere di soli 8 giorni in meo, ma di questi tempi anche pochi giorni di differenza per avere una disponibilità di liquidità e far fronte agli impegni fiscali e non prorogati dal Governo, può essere importante.

Il miglioramento è da addebitarsi soprattutto al numero dei rimborsi, minore, rispetto allo scorso anno. Nel primo semestre del 2020 le richieste sono state pari a 30.481 domande a fronte delle 82.770 durante tutto lo scorso anno. Questo anche perché sono stati sospesi i termini per la presentazione dei modelli per i crediti IVA trimestrali.

Di pari passo, indubbiamente, la semplificazione delle procedure, vedi smart working, per una contatto più rapido ed efficace e meno burocratizzato con il Fisco, voluto dal Direttore Generale Ruffini e i vertici dell’Agenzia, hanno contribuito a snellire queste pratiche e i loro tempi di attuazione.

In autunno avremmo il banco di prova del consolidamento di questo miglioramento nei tempi di erogazione, dove senza dubbio le richieste di rimborso sono destinate ad aumentare.

La considerazione più importante è che comunque la macchina burocratica dell’Agenzia delle Entrate, lentamente, ma si muove. Basti pensare che nel 2007 i tempi di attesa erano di circa 103 giorni.

Nel 2018 l’Agenzia ha accreditato direttamente gli importi, facendo così scendere i tempi di erogazione da 25 a 7 giorni.

Sono due i fattori che certamente hanno influito sulla riduzione dei tempi e lo sveltimento delle procedure: la fatturazione elettronica, e gli input dati sia dalle norme contenute nel Decreto Rilancio, sia quello fornito dal Ministro Gualtieri che con l’ultimo atto d’indirizzo ha chiesto di accellerare «l’esecuzione dei rimborsi fiscali ai cittadini e alle imprese, anche attraverso automatismi che tengano conto dell’adozione della fatturazione elettronica e di tecniche di analisi dei rischi, con particolare riguardo ai rimborsi accelerati e da split payment».

Il miglioramento di questo meccanismo risulta di maggior importanza soprattutto in un periodo di scarsa liquidità dovuto all’emergenza Covid, dove le aziende e le attività commerciali vivono una fase di scarsa liquidità ai motivi che ben conosciamo.

Tutto ciò è dimostrato soprattutto dal dato sull’impiego in compensazione dei crediti Iva nel modello F24.

Nel primo semestre 2020 non si è registrato un tracollo e a trend invariato (ma con la dichiarazione Iva 2020 e il primo modello TR rinviati al 30 giugno è lecito attendersi un incremento) nel secondo semestre, molto probabilmente la chiusura contabile non si discosterà di molto dai dati degli anni precedenti.

Anche per le imposte dirette tutto lascia prevedere che si assista a una ripresa nella seconda parte del 2020, nel primo semestre i contribuenti e sostituti hanno compensato poco più di 1,8 miliardi (l’ordine di grandezza per il 2019 era stato un saldo a 17,7 miliardi in leggero aumento sull’anno precedente).

Su questo fronte bisognerà monitorare attentamente l’impatto della stretta – introdotta nel decreto fiscale collegato alla manovra 2020 e molto avversata da professionisti e associazioni di categoria – che impone da quest’anno di presentare prima la dichiarazione dei redditi e di attendere 10 giorni prima di compensare i crediti superiori a 5.000 euro.