Dall’intelligenza diffusa dei droni all’arte del Diritto

L’errore della macchina sarà sempre comunque inevitabile e altrettanto inevitabile sarà, per il legislatore, stabilire una serie di tutele e regolamenti volti a mitigare l’impatto negativo di questi errori.

Oggi assistiamo all’“intelligenza diffusa” dei droni, in cui interi sciami di queste macchine dotate di intelligenza artificiale vengono eterodiretti da algoritmi che inducono continue modifiche degli assetti e delle formazioni in volo, a seconda della situazione, come negli stormi di uccelli che si spostano sincronicamente in più direzioni per i più svariati fini. Essi devono essere in grado di muoversi e adattarsi, a seconda che debbano compiere una missione o proteggere il gruppo dalle avverse condizioni. Ciò avviene attraverso un procedimento di autoapprendimento immediato e in costante aggiornamento, quasi a costituire una coscienza collettiva fra i droni stessi che devono trovare velocemente traiettorie alternative in caso di ostacoli. I droni acquisiscono informazioni e le scambiano fra loro oppure con la base. Con l’avvento del 5g essi saranno in grado di ottenere informazioni direttamente dal satellite.

Occorre quindi sviluppare l’humus nel quale i droni possono circolare e, come da sempre sostengo, un impianto regolamentare che non tema confronti, entro il quale tutta l’intelligenza artificiale possa funzionare al meglio, con meccanismi di machine learning con il minore sacrificio possibile in termini di risorse e di accadimenti negativi. Poiché a fronte dell’enorme vantaggio e riduzione del numero di incidenti rispetto all’errore umano, come nel caso della guida autonoma (per citare un esempio fra i tanti possibili), sarà comunque inevitabile l’errore della macchina, il legislatore comunitario ha già apprestato una serie di tutele e sta forgiando regolamenti volti a mitigare l’impatto negativo di questi possibili errori. Ciò anche attraverso meccanismi in grado di superare ove necessario, il rigido limite del nesso di causalità per quelle situazioni nelle quali si debba tutelare il terzo incolpevole a fronte del semplice impiego di uno strumento che utilizzi sistemi di Intelligenza Artificiale (Tecnologia e machine learning: l’infrastruttura giuridica su Fiscolexnews del 10 dicembre 2020).

Naturalmente occorrerà disporre di un sistema assicurativo sostenibile con previsioni di fondi assicurativi obbligatori e quant’altro sia necessario ed utile a non lasciare il terzo incolpevole o il consumatore finale senza tutela.

Una volta il futuro era molto migliore; come scrive Sabino Cassese nel suo ultimo pamphlet, in cui tenta di tracciare luci e ombre di questa epoca. Con un filo di speranza egli ci esorta a comportarci come la volpe che segue più piste e non come il riccio che scava una sola buca per volta. Questo è il momento della multidisciplinarietà; è l’epoca del progettare e non del subiore o semplicemente dell’attraversare.

Molti oggi sono spaventati e numerose sono le riflessioni in corso, in cui si solleva il tema del “ma prima o poi l’IA ci distruggerà?”. La domanda non è banale e molti sono i risvolti sui quali da sempre dibattiamo; primo fra tutti quello dell’etica dell’algoritmo, ossia del controllo etico sull’algoritmo stesso (Intelligenza Artificiale e il ruolo dell’etica e del diritto su Fiscolexnews del 13 ottobre 2020); tuttavia occorre riflettere su un rilevante ammontare di elementi e soprattutto occorre operare una scelta di campo: sviluppo tecnologico si o no? Quasi come d’incanto la risposta appare spontanea: non si può fare altrimenti. La tecnologia ci ha già avvolto con la sua rivoluzione e ci tiene costantemente on life (La Quarta Rivoluzione di Luciano Floridi); la tecnologia e lo sviluppo tecnologico sono strumenti attraverso i quali sarà possibile raggiungere gli obiettivi NATO e salvare il mondo (Il verde e il Blu di Luciano Floridi). Droni che salvano le vite, che irrigano i terreni, api droni che si sostituiscono a quelle vere a causa degli anticrittogamici, mini cervelli dotati di intelligenza artificiale in cui si inoculano geni modificati per la cura del cancro dei bambini, auto a guida autonoma che consegnano soccorsi di prima necessità in luoghi altrimenti inaccessibili e tanto altro ancora, come è ormai all’evidenza. Attraverso le innumerevoli applicazioni si potrà prevedere, selezionare e organizzare meglio di plotoni interi di uomini e ricercatori.

Con l’avvento dei computer quantici la velocità e la capacità di calcolo sarà inarrivabile da parte del genere umano enormi quantità di vite potrà essere salvato e probabilmente la guerra come la conosciamo non avrà più ragione di esistere. Certo, sono in atto una serie di altre guerre che ci fanno molto pensare; si pensi agli attacchi cyber e alla violazione della privacy per non pensare al peggio. Tuttavia, non è difficile osservare come ciò rappresenti l’eterna lotta tra il bene e il male, tra il buono e il cattivo. In ogni momento la vita ci presenta elementi yin e yang. Ma non per questo l’uomo si deve arrestare. In un momento in cui si atterra su Marte non è pensabile arrestare lo sviluppo tecnologico in atto. Occorre anzi, lasciare che progredisca senza l’aggravio di eccessi regolatori che imbriglierebbero la libertà di iniziativa privata disincentivando e limitando di fatto lo sviluppo stesso del progresso;  È chiaro che come da sempre sostengo il ruolo dell’etica (IA ed etica dell’Algoritmo in Foro Amministrativo, Anno V Fasc. 10; 2018) e del diritto impongono ora di fornire degli strumenti formidabili all’uomo, in questa Digital Age (come la definisce Paolo Benanti) per pensare l’Infosfera (di Luciano Floridi) e per porci il problema del controllo (come ci dice Stuart Russel nel suorecente libro Human Compatible). È chiaro che di questo passo si arriverà ai provvedimenti robotizzati (Consiglio di Stato VI sezione sentenza 8 aprile 2019, n. 2270, Pres. Carbone, da me commentato su Diritto di Internet n. 2/2019Evoluzione tecnologica e trasparenza nei procedimenti “algoritmici”) e alla decisione giudiziaria robotica (come lucidamente esaminata dal costituzionalista Massimo Luciani nel libro Decisione Robotica a cura di Alessandra Carleo ed. Mulino; febbraio 2021).

Se quindi è vero che, come ci ha ricordato il Professor Giulio Maira (autore di due meravigliosi libri; il Cervello è più Grande del Cielo e Le Età Della Mente) in una lectio magistralis tenutasi recentemente all’università “La Sapienza” di Roma, che il cervello umano, oltre a poter compiere 38 miliardi di operazioni al secondo (senza consumare energia elettrica né inquinare, aggiungo io) e possedere oltre 86 miliardi di neuroni, ha caratteristiche come la Creatività e la coscienza, che le macchine non anno, allora occorre utilizzare con un approccio umano-centrico la c.d. realtà aumentata inventata dall’uomo per metterla al servizio dell’umanità controllandola e indirizzando la sua azione verso ciò che è bene per il pianeta e la biosfera.

A questo punto della trattazione occorre ribadire con forza che il ruolo del Diritto è preminente.  A questo va aggiunta una profonda riflessione etica sull’an, sul quomodo e sul quando; ossia sul se applicare quale norma e sul come e quando applicarla; ciò in un momento di grande travolgimento dei normali paradigmi. Sorgono infatti nuove economie che spingono con forza centripeta verso l’appiattimento dei diritti fondamentali e ci inducono a dover operare un necessario bilanciamento fra diritti di pari rango in un sistema di pesi e di contrappesi che sono dati di volta in volta dalla situazione cogente in cui ci si trova, nei quali uno può divenire recessivo rispetto ad un altro (L’IA: diritto alla salute o diritto alla privacy? su Fiscolexnews del 27 ottobre 2020).

Occorre quindi una buona capacità di bilanciamento tra diritti e interessi, con in mente il sovraordinato interesse pubblico, ma che non vada a discapito degli interessi del consumatore e dei diritti dei più deboli, pur consentendo la libera esplicazione del diritto alla libertà di iniziativa economica; andranno tutelati i lavoratori, che devono essere accompagnati in un processo di re-skilling, e quando non oggettivamente possibile coperti da ammortizzatori sociali che compensino il reimpiego su diverse mansioni; vanno ripensati tutti i processi nelle pubbliche amministrazioni; va riformato il Sistema Sanitario Nazionale; vanno create ed implementate le smart cities sulle quali ci riserviamo un capitolo a parte; va implementata e rafforzata la normativa e la catena di sicurezza contro gli attacchi cyber; va esercitata la golden power per contrastare i tentativi di hostile takeovers da parte di gruppi economici più influenti; vanno protetti gli interessi nazionali con attività di monitoraggio e di controllo sulle forniture (come quella recente sui vaccini che stavano per essere esportati in Australia in contrasto con gli impegni contrattuali presi) grazie ad una collaborazione europea stretta che prevede programma, predispone e protegge, ma anche grazie ad una concentrazione di attenzione e di una capacità di enforcementche solo un rinnovato modus agendi consentirà di realizzare.

Tante sono le questioni e tanti i quesiti che dobbiamo porci eticamente ora e fornire una risposta. La risposta non può che partire dal diritto, che è ciò che occorre affinchè l’uomo possa raggiungere la sua fermezza (Francesco Carnelutti nella sua fulgida analisi nel “l’Arte del diritto”). Lo ius, che lega gli uomini come lo jugum lega i bovi o l’armatura di un muro i mattoni (sempre nella fulgida descrizione di Carnelutti). Il diritto è Ersaz; la forza con cui occorre assoggettare l’uomo che non riesce a fare il bene, fino a che non passeremo dall’homo oeconomicus, che pensa solo ai propri interessi, all’homo moralis, il quale non può separare il suo dall’altrui bene, in una concezione in cui si deve passare necessariamente dalla competizione alla cooperazione. Il dovere morale di applicare il diritto per salvaguardare i deboli, rispettare i diritti fondamentali e non lasciare indietro nessuno.

Esiste e si sta sviluppando una nuova consciousness; una luce illumina le situazioni opache sempre più intensamente ed immediatamente; i monopolisti sono incaricati di responsabilizzarsi, pena il loro fallimento; i privati sono obbligati a cooperare con il pubblico per il bene comune; non si tratta più solo di amministrare ed essere amministrati. Ogni stakeholder deve fare la sua parte. Imprese, Università, centri di ricerca e amministrazioni uniti in un solo afflato; quello di far funzionare l’organismo, ben consci che se solo una parte di quell’organismo si ammala, ciò condurrà alla morte.

Le cose sono cambiate e occorre prenderne atto; altre sfide ci attendono; è necessario qui ed ora, progettare il “Diritto” universalmente inteso come strumento di libertà; navigare velocemente, senza mai temere di perdere la rotta, tenendo dritta la barra verso un unico orizzonte. Quell’orizzonte siamo noi e la salvaguardia del Pianeta. Non lasciamoci sfuggire questa opportunità.  

Potrebbe essere l’ultima.

Stefano Crisci

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