Il Decreto-Maggio…cosa aspettarsi

Ristoro per tre mesi di affitto e bollette delle piccole e medie imprese. Queste alcune delle misure che il Governo vorrebbe inserire nel prossimo Decreto-Maggio a sostegno dell’economia. 

  

Iniziano a trapelare le prime indiscrezioni su quello che doveva essere il Decreto-Aprile a sostegno dell’economia annunciato del Premier Conte e che come si è visto è diventato invece il Decreto-Maggio.

Vediamo nel dettaglio alcune delle misure allo studio del governo.

Per le misure riguardanti affitti e bollette vi sarebbe una cifra di circa 2,3mld (1,7 per gli affitti e 600 per le bollette. Nel dettaglio l’azione del Governo sembra andare nella direzione di un ristoro integrale dell’equivalente di tre mesi di affitto per tutte le imprese di qualsiasi grandezza e che hanno avuto una sensibile riduzione del fatturato. Tale ristoro dovrebbe trovare riscontro in un credito d’imposta al 100%. Che ci permettiamo di considerare sempre insufficiente come provvidenza. L’impresa deve comunque pagare un affitto in un momento in cui è penalizzata dai mancati incassi e solo successivamente potrà, un giorno, far valere il credito d’imposta.

Per le bollette invece si parla di eliminazione dei costi fissi, in pratica le utenze commerciali saranno equiparate a quelle domestiche per i mesi di aprile, maggio e giugno.
Ulteriore attenzione alle categorie in forte sofferenza come bar, ristoranti e alberghi, verrà dal solito strumento del credito d’imposta. Come annunciato dal Ministro la Tosap, tassa sull’occupazione del suolo pubblico non si pagherà sui maggiori spazi necessari per il rispetto del distanziamento sociale dei tavoli. Il credito d’imposta, di cui si diceva, verrà riconosciuto per sostenere i costi di una più adatta riorganizzazione dei spazi e del lavoro delle attività del settore.

Non sono mancate nelle ultime ore frizioni all’interno della maggioranza su questo nuovo Decreto, e si è quindi tenuto un vertice di maggioranza per conciliare le diverse visioni tra i grillini, fautori di un reddito di emergenza, e i renziani dubbiosi sui criteri di erogazione degli aiuti a fondo perduto alle aziende.

La possibile intesa potrebbe essere raggiunta su un aumento da 13 a 14mld per la cassa integrazione, il reddito di emergenza una tantum e i denari reclamati dal Ministro Speranza, circa 2,3mld, per gli ospedali Covid.

Il sostegno alle imprese è “molto ambizioso”, ha detto il ministro, ma “non c’è nessun intento di nazionalizzare”. I 50 miliardi di garanzie per la Cassa depositi serviranno per ricapitalizzare le imprese più grandi mentre per le più piccole ci saranno interventi di sconti fiscali a fronte di perdite. 

Per il capitolo riguardante la “liquidità” il Ministro ha reso noti i primi numeri: sono sotto analisi 170 “potenziali” operazioni per circa 12,5 miliardi che la Sace, non appena le banche presenteranno le richieste, potrà evadere in 48-72 ore.

Per le PMI il Mediocredito ha evidenziato il dato di 65.800 domande nel periodo compreso tra il 17 marzo/30 aprile, di queste all’incirca la metà accolte per un totale generato di finanziamenti pari a 4,6mld, di cui 970 milioni sotto i 25 mila euro.

Per ultima la moratoria sui prestiti, relativa al decreto Cura Italia, che ha visto 1,6 milioni di domande: 880 circa mila provenienti da famiglie per un totale di 54 miliardi di prestiti mentre 50 mila domande hanno riguardato il fondo Gasparrini sui mutui, che si spera di rinforzare.