Dichiarazione fraudolenta e reati amministrativi. Pene e sanzioni

La legge punisce con la reclusione da 4 a 8 anni i responsabili di reati di frode fiscale come la dichiarazione fraudolenta.

La dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici rientrano a pieno titolo nell’ambito dei reati di frode. Il reato di dichiarazione fraudolenta – sia nella versione dell’art.2 che 3 del D.Lgs.n.74/2000 – che ha subito modifiche normative dal D.L.n.124/2019, conv. con modif. in L.n.157/2019, va oggi analizzato anche sotto l’aspetto della responsabilità amministrativa di cui al D.Lgs.n.231/2001.

L’art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000 punisce con la reclusione da quattro a otto anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi passivi fittizi.

Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria. Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a euro centomila, si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.

L’art. 3 del D.Lgs. n. 74/2000 fuori dai casi previsti dall’art.2, punisce con la reclusione da tre a otto anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compiendo operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizi, quando, congiuntamente:

  1. l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila;
  2. l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque, è superiore a euro un milione cinquecentomila, ovvero qualora l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta, è superiore al cinque per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro trentamila.

Il fatto si considera commesso avvalendosi di documenti falsi quando tali documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie o sono detenuti a fini di prova nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria.

Il comma 3, dell’art. 3, del D.Lgs.n.74/2000, ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1, prevede che non costituiscono mezzi fraudolenti la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili o la sola indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di elementi attivi inferiori a quelli reali.

Ricordiamo, altresì, che il D.L. n. 124/2019, come modificato in sede di conversione in L.n.157/2019, ha introdotto, nell’ambito del D.Lgs.n.74/2000, l’articolo 12-ter: la cd. confisca allargata. Per quel che ci interessa in questa sede, l’art.12-ter precisa fra l’altro che si applica l’art.240-bis c.p. e dunque la possibilità di confiscare denaro, beni o altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, solo in caso di condanna (o patteggiamento di pena) per i seguenti delitti e in presenza di specifici presupposti:

  • dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art.2, del D.Lgs.n. 74/2000), quando l’ammontare degli elementi passivi fittizi è superiore a 200.000 euro;
  • dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art.3, del D.Lgs. n. 74/2000), quando l’imposta evasa è superiore a 100.000 euro.

Inoltre, è stato modificato l’art.13 del D.Lgs.n.74 del 2000, norma che consente la non punibilità di alcuni reati tributari a fronte del tempestivo pagamento del debito tributario.

Il provvedimento interviene sul comma 2 per aggiungere – tra i reati estinguibili – anche il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. Le Entrate hanno riconosciuto la facoltà del ravvedimento anche per tale reato: “dal perfezionamento in ambito amministrativo di detto istituto possa ritenersi discendere la causa di non punibilità esclusivamente al ricorrere delle circostanze puntualmente dettagliate nell’art. 13 co. 2 del d.lgs. n. 74/2000, in particolare per quanto riguarda la formale conoscenza dell’avvio di attività di controllo ovvero di procedimenti penali”.

Resta fermo che, in forza dell’art.13-bis del D.Lgs.n.74/2000 (circostanze del reato), fuori dai casi di non punibilità sopra viste, le pene per i delitti di cui al D.Lgs.n.74/2000 sono diminuite fino alla metà e non si applicano le pene accessorie indicate nell’articolo 122 se prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie.

Stefano Capuano

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