Fondo patrimoniale: decorrenza della prescrizione per l’azione revocatoria

L’azione revocatoria si prescrive in cinque anni dalla data dell’atto.

Brevi cenni preliminari sull’istituto del fondo patrimoniale: Il fondo patrimoniale è uno strumento attraverso il quale i coniugi, e ora anche i componenti dell’unione civile omossessuale, vincolano determinati beni destinandoli ai bisogni della famiglia.  

La costituzione del fondo patrimoniale richiede, pena nullità, una convenzione per atto pubblico ricevuto dal notaio in presenza di due testimoni, che dovrà essere annotata a margine dell’atto di matrimonio e trascritta nei registri immobiliari.

I beni ed i frutti del fondo possono essere aggrediti solo per debiti derivanti da obbligazioni contratte nell’interesse della famiglia.    

Qualora il fondo patrimoniale sia stato costituito dopo l’insorgenza di un debito, al chiaro fine di sottrarre al creditore la garanzia per l’esazione del credito, la legge riconosce a quest’ultimo la possibilità di esperire l’azione revocatoria per ottenere la declaratoria di inefficacia della costituzione del fondo patrimoniale, legittimandolo ad agire esecutivamente sul bene immobile conferito nel fondo. L’azione revocatoria si prescrive in cinque anni dalla data dell’atto.

La questione esaminata dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 22622/2020 pubblicata il 16 ottobre 2020, riguarda l’individuazione del termine dal quale decorre la prescrizione quinquennale.

Il caso: Una banca citava in giudizio una coppia di coniugi chiedendo la declaratoria di inefficacia della costituzione del fondo patrimoniale, dagli stessi stipulato sull’intero patrimonio immobiliare in pregiudizio di tre garanzie fidejussorie, che questi ultimi avevano prestato a favore di una società. Il Tribunale di Milano dichiarava l’inefficacia ex art. 2901 c.c. del fondo patrimoniale costituito dai coniugi in pregiudizio delle ragioni creditorie della banca, e la Corte d’Appello di Milano confermava la sentenza del giudice di prime cure.

I coniugi proponevano ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello, affidato a cinque motivi. Per quanto qui interessa, con il primo motivo i ricorrenti denunciavano la violazione e falsa applicazione dell’art. 2903 c.c., per avere la Corte d’Appello, in accoglimento dell’azione revocatoria promossa dalla banca, ritenuto che il dies a quoprevisto dal citato articolo, debba riferirsi al momento in cui la banca creditrice ha avuto conoscenza dell’atto dispositivo, coincidente con la sua annotazione a margine dell’atto di matrimonio, e non con la data di stipulazione dell’atto, come sostenuto dai ricorrenti (i quali avevano proceduto all’annotazione quattro mesi dopo).  

Il motivo di impugnazione è stato ritenuto dalla Corte di Cassazione palesemente infondato. Ritengono gli Ermellini che ai fini della decorrenza della prescrizione del diritto di esercitare l’azione revocatoria, non assume alcun rilievo la data di costituzione del fondo patrimoniale tra i coniugi, bensì il momento in cui esso si rende opponibile ai terzi. Sul punto, afferma il Giudice di legittimità, la Corte di merito non si è discostata dal principio enunciato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che con la pronuncia n. 21658/2009 ha individuato nella data di annotazione a margine dell’atto di matrimonio il giorno in cui l’atto di costituzione del fondo patrimoniale diviene opponibile ai terzi, degradando la trascrizione del vincolo per gli immobili imposta dall’art. 2647 c.c., a mera pubblicità, notizia che non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile.

A giudizio di chi scrive il principio enunciato dalla Suprema Corte di Cassazione lascia qualche perplessità, ove si consideri che non viene fatto alcun cenno all’art. 2915 c.c. il quale richiede espressamente la trascrizione per gli atti che importano vincoli di indisponibilità ed abbiano ad oggetto beni immobili, lasciando del tutto aperta la questione relativa al coordinamento tra l’art. 162 c.c. il quale dispone che le convenzioni matrimoniali sono inopponibili se non vengono annotate a margine dell’atto di matrimonio: la data della stipula, il notaio rogante, le generalità dei contraenti e la scelta del regime patrimoniale di cui al secondo comma, con gli art. 2647 c.c., che impone la trascrizione dell’atto di costituzione del fondo patrimoniale se ha per oggetto beni immobili, e l’art. 2915 c.c., che richiede espressamente la trascrizione degli atti che importano vincoli di indisponibilità ed abbiano ad oggetto beni immobili.

Marcello Gargiulo

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