GDPR. Privacy e condominio

Nella relazione annuale delle attività svolte per l’anno 2019, l’Autorità Garante non solo ha fornito i numeri e i dettagli operativi relativi all’attività svolta, ma ha anche fornito alcuni importanti chiarimenti e interpretazioni sull’applicazione della norma in particolari ambiti.

All’interno della relazione annuale sull’attività svolta il Garante Privacy ha chiarito alcuni aspetti relativi alla qualificazione soggettiva ai fini dell’applicazione del Regolamento Europeo per particolari figure professionali. In particolare, di seguito sono riportate le considerazioni elaborate in relazione all’ambito condominiale e per quanto attiene alla videosorveglianza nei luoghi privati.

In uno specifico paragrafo della Relazione, il Garante sottolinea come vari sono stati i reclami e le segnalazioni che sono giunte per problematiche in materia di condominio alle quali l’Autorità ha fornito puntuale e precisa risposta sia al fine di promuovere la diffusione di una cultura della Privacy tra i cittadini, sia per permettere ai Titolari e Responsabili dei trattamenti di acquisire la giusta e necessaria consapevolezza rispetto agli obblighi introdotti dal Regolamento Europeo.

Il Garante aveva già fornito delle indicazioni in relazione alla precedente normativa con un provvedimento del 18 maggio 2006, in cui venivano chiarite alcune fattispecie di trattamento dati da considerarsi lecite, ovvero illecite, da parte del Condominio.

Tra queste ultime, appare opportuno ricordare, come rappresenti un trattamento illecito la pubblicazione di avvisi di mora o di sollecitazioni di pagamento mediante l’affissione di queste in spazi condominiali che sono accessibili al pubblico. In questo modo, i dati pubblicati possono venire a conoscenza di una serie indeterminata di soggetti per tutto il tempo in cui tali comunicazioni restano esposte.

Discorso diverso relativamente a tutte quelle comunicazioni che hanno a oggetto avvisi di carattere generale necessari per una “più efficace comunicazione di eventi di interesse comune”.

Le indicazioni fornite nel documento del 2006 sono sostanzialmente confermate, mentre il Garante coglie l’occasione per ribadire che i dati personali degli interessati che appartengono alla compagine condominiale possono essere trattati senza necessità di acquisire uno specifico consenso per le “finalità di gestione e amministrazione del condominio” e che analogamente, queste stesse, possono essere condivise all’interno della compagine condominiale.

Ciò in ragione del fatto che i singoli condomini operano come contitolari di un “medesimo trattamento dati” ai sensi di quanto previsto dall’art. 4, par. 1, n. 7 e dall’articolo 26 del Regolamento UE 679/2016.

In questo contesto, l’Amministratore di condominio che, nella pratica quotidiana, ha la “concreta gestione” dei dati personali dei condomini, agisce in qualità di Responsabile del trattamento e può utilizzare delle persone per il trattamento dei dati purché esplicitamente autorizzate e operanti sotto la sua autorità. Questi autorizzati, inoltre, devono aver ricevuto delle specifiche istruzioni ed essersi impegnati alla riservatezza.

L’Autorità garante ha anche ribadito che la conoscibilità dei dati e delle informazioni relative ai condomini, qualora sia prevista dalle norme del Codice Civile o dalla normativa nazionale di settore (quale a esempio la Legge 220/2012 “Riforma in materia di condominio degli edifici”), deve essere assicurata e rimanere “impregiudicata”.

Particolare rilevanza, infine, assume in ambito condominiale l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza.

In merito, il Garante ha confermato che il trattamento di dati connessi all’impiego di apparati video per la sicurezza e la sorveglianza, qualora sia posto in essere da persone fisiche per fini “esclusivamente personali” non rientra nell’ambito di applicazione del GDPR a condizione che “l’angolo visuale di ripresa” inquadri gli spazi di esclusiva pertinenza del soggetto che le ha installate, tra i quali a esempio: ingressi e/o accessi alla zona autorimessa.

In ogni caso, non può considerarsi un trattamento di dati per fini personali la ripresa da parte di telecamere di aree, o parte di aree, che siano gravate da servitù prediali.

Analogamente, qualora gli impianti di video sorveglianza siano installati da parte di un condominio, queste devono essere orientate in modo tale che l’angolo visuale di ripresa inquadri solo le aree comuni, certamente non i luoghi intorno a esse o ambiti che non abbiano una particolare rilevanza relativamente alle finalità condominiali, quali a esempio: strade, edifici vicini, esercizi commerciali etc.

Giova ricordare che le maggioranze necessarie in assemblea condominiale per le deliberazioni aventi a oggetto l’installazione di impianti di video-sorveglianza nelle parti comuni devono essere pari a una quantità di voti che rappresenti “la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio” (art. 1236, comma 2 del Codice Civile).

Renato Carafa