Il Governo Conte…molte ombre, pochissime luci

Viaggio tra le mille contraddizioni di questo Governo, nella speranza di vederle risolte al più presto. Il tempo dell’attesa e delle chiacchiere, è finito.

Nello scorso mese di aprile, attraverso più conferenze stampa e annunci serali che ormai lo avevano fatto diventare un altro commensale al tavolo del pasto serale nelle case degli italiani, il Presidente del Consiglio Avv. Giuseppe Conte ha fatto una serie di annunci roboanti circa la potenza di fuoco messa a disposizione del sistema economico, produttivo-industriale e delle famiglie italiane.

Cassa integrazione per milioni di lavoratori: solamente una sparuta percentuale dei richiedenti e aventi diritto ne ha avuto traccia sul proprio conto corrente.

Finanziamenti alle imprese per 25.000€. Solo dopo abbiamo scoperto i molti svantaggi ed i pochi vantaggi di questi finanziamenti.  Innanzitutto  25.000€ sarebbe stata la cifra massima pari al 25% del ricavo dell’anno precedente ed intesa come prestito a titolo oneroso;  del resto le banche non sono enti di beneficenza e quindi abbiamo scoperto che su queste somme andranno pagati interessi e che le pratiche per accedervi non sarebbero state così rapide e veloci come dallo stesso Avv. Conte assicurato, per non parlare dei tempi di restituzione: max 6 anni.

I finanziamenti alle grandi imprese garantiti dallo Stato attraverso la SACE. Anche in questo caso  stesso percorso del punto precedente e cioè istruzione della pratica con la banca erogatrice, e non tutti gli istituti di credito hanno aderito, con conseguente richiesta di una serie infinita di documenti al fine di accertare il “merito creditizio”. Detta pratica viene regolarmente attuata da ogni Banca  in tempi normali. Quindi dove è la novità?

Mascherine con prezzo calmierato a 0,50€. Nessuno ne ha avuto notizia o meglio nessuno  ne ha avuto materialmente in mano nessuna. Introvabili.

Capitolo riaperture: dal 4 maggio si è proceduto a riaprire selettivamente alcune attività produttive, con incoerenze più o meno vistose, contestate da molti amministratori di regione. Alcuni Governatori, vedi Jole Santelli della Calabria, Arno Kompatscher Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, che in deroga a quanto stabilito dal Governo Centrale hanno provveduto a riaprire autonomamente alcune attività, seppur nel rispetto delle misure di distanziamento sociale e sanitario, ma sono incorsi nelle ire del Ministro per gli Affari Regionali Boccia che ha impugnato le delibere della Santelli e in parte di Kompatscher. Salvo adesso, a ridosso del 18 maggio, raggiungere, nella conferenza Stato-Regioni, l’accordo salomonico per cui ogni regione avrà piena autonomia, nel rispetto delle norma sanitarie, nel riaprire le attività. Lasciando però un sibillina frase a corredo che parla di “responsabilità” dei vari Governatori qualora i numeri dei contagi dovessero risalire.

Vogliamo in questo quadro, e dopo aver ribadito che l’Italia intera sta aspettando il Decreto-Aprile, diventato ormai Decreto-Maggio e con la speranza che non diventi Decreto-Giugno, soprassedere sulla vicenda che ha portato alla scarcerazione dei circa 400 detenuti, alcuni dei quali  addirittura sottoposti al regime di 41/bis per motivi non ancora ben chiari e alla polemica tra il Giudice Di Matteo e alle sue dichiarazioni e il Ministro Bonafede?

Vogliamo passare oltre anche sulla sanatoria degli immigrati, che sta animando il dibattito nella maggioranza proprio in queste ore, alla luce dell’esigenza da un lato della filiera agricola che sta vedendo il deteriorarsi a terra dei prodotti, e la necessità di combattere il fenomeno del caporalato? Anche se è lecito pensare e chiedersi: ma regolarizzare un lavoratore lo salva dall’obbligo o dalla necessità di lavorare in nero? Ma perché molti degli italiani, che sono ovviamente tutti “regolarizzati”, sono costretti a lavorare in nero? Quindi il problema non è essere “regolarizzati”.

La confusione regna sovrana in questo Governo e in questa maggioranza. Il Presidente Conte assomiglia sempre di più ad un equilibrista su una fune tesa al di sopra di uno strapiombo nel quale rischia di cadere ogni giorni, intento più a cercare di far quadrare e a mettere d’accordo le varie anime che sostengono questo Governo, anzichè pensare davvero al bene del paese.

Viene da chiedersi: ma se non ci fosse stato questo sentimento anti salviniano che sembra fare da collante per tutti coloro che non vogliono andare alle elezioni, questo governo sarebbe ancora in sella?

Ci auguriamo che per il nostro bene l’Avv. Conte, i suoi ministri e i partiti che lo sostengono prendano presto coscienza che il tempo è finito.