I buoni fruttiferi postali: rendimenti, prescrizione e pari facoltà di rimborso

I principali motivi di contenzioso tra clienti e Poste Italiane in materia di risparmio postale.

I buoni fruttiferi postali sono di gran lunga lo strumento di risparmio più utilizzato dalle famiglie italiane.

Tra i tantissimi motivi che li hanno resi così diffusi, sicuramente il fatto che non hanno costi visibili, sono esenti da imposta di successione, hanno rendimenti stabiliti a livello ministeriale, son impignorabili e insequestrabili, sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. e dunque garantiti dallo Stato italiano, sono sottoscrivibili nella sterminata rete degli uffici postali, sicuramente la più capillarmente diffusa su tutto il territorio se confrontata a quella delle banche.

Tra i maggiori motivi di contenzioso tra risparmiatori e Poste Italiane, tuttavia, si possono sicuramente individuare tre tipi di lite che frequentemente vengono sottoposte all’Arbitro Bancario Finanziario e alla magistratura.

Le liti in materia di rendimenti dei buoni fruttiferi postali

Ogni buono fruttifero postale è stato emesso, sino a pochi anni fa, su un modulo cartaceo che ne ha evidenziato il rendimento (mentre oggi vengono emessi in forma dematerializzata).

I rendimenti sul retro del buono cartaceo, molto spesso, risultano oggetto di correzioni, nel senso che a fronte della tabella prevista per una determinata serie, gli uffici postali apponevano dei timbri di modifica dei tassi, se non anche delle correzioni a penna.

Ciò in quanto era facoltà di Poste Italiane utilizzare i modelli cartacei delle precedenti serie, a patto di indicare chiaramente ai sottoscrittori le condizioni, diverse, alle quali i buoni erano emessi.

Questa condotta di Poste, tuttavia, ha spesso ingenerato confusione nei sottoscrittori, che al momento del calcolo dei buoni fruttiferi postali alla riscossione, si sono trovati con amare sorprese, e quindi a ricevere molto meno di quanto atteso.

Questo è sicuramene il caso dei buoni postali della serie “Q”, emessi sui moduli delle precedenti serie “P” oppure “O”: per questi buoni sono migliaia ormai le decisioni dell’ABF che riconoscono maggiori rendimenti a favore dei clienti a danno di poste.

Le liti in materia di prescrizione dei buoni fruttiferi postali

Spesso la lite tra clienti e Poste Italiane riguarda la mancata riscossione, da parte del cliente, dei buoni postali entro 10 anni dalla scadenza.

E difatti, decorsi 10 anni dall’ultimo giorno in cui il buono postale ha prodotto interessi, il diritto di credito del cliente si prescrive e Poste non rimborsa nulla.

A volte risulta possibile ottenere il risarcimento del danno da parte di Poste Italiane, per via delle informazioni contraddittorie contenute sui buoni, oppure per via del mancato adempimento da parte di Poste rispetto ai propri doveri informativi al momento della sottoscrizione dei titoli.

Le liti in materia di pari facoltà di rimborso dei buoni fruttiferi postali

Buona parte dei buoni fruttiferi postali contengono la clausola “PFR” ovvero pari facoltà di rimborso tra i due o più cointestatari.

Classico è il caso dei BFP cointestati tra genitori e figli, o tra fratelli e sorelle.

La clausola attribuisce ad uno solo dei cointestatari di riscuotere integralmente il buono, senza il consenso degli altri.

Ebbene in questi casi, al decesso di uno dei cointestatari, Poste si rifiuta di pagare il dovuto, pretendendo la quietanza congiunta di tutti gli aventi diritto, e quindi anche di eventuali altri eredi del defunto, costringendo così i clienti ad una dichiarazione di successione non dovuta, o a portare a conoscenza degli “estranei” del rapporto di cointestazione che si era voluto al momento della sottoscrizione dei buoni.

In altri casi muoiono tutti i cointestatari, ma in tal caso ciascun erede di ogni cointestatario ha diritto a riscossione da solo e senza il consenso di altri.

In tutti questi casi, la condotta di Poste Italiane costringe molti a rivolgersi alla giustizia per non sottostare alla pretesa illegittima, che non ha fondamento normativo e che nasce da una equivoca applicazione ai buoni fruttiferi postali della disciplina prevista dalla legge per il diverso caso dei libretti postali.

La Redazione

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