IA: nuove economie, nuove obbligazioni, nuovi diritti

Intelligenza Artificiale: c’è bisogno di una infrastruttura giuridica regolatoria. L’Europa risponde.

Oggi, nel bel mezzo di una delle pandemie più singolari che ciclicamente affliggono il mondo, ci siamo resi conto (non tutti purtroppo) del fatto che ciò che conta veramente non è la competizione, ma la cooperazione; ciò che veramente importa è la solidarietà, l’unione, l’armonia la salvaguardia dei valori, dei diritti, dell’ambiente.

Abbiamo capito che in questo mondo non conta solo competere e arrivare, ma che è necessario costruire per i giovani l’opportunità di cambiare, in un mondo che all’improvviso ha iniziato a girare così velocemente da non consentirci altra strada se non quella di prevedere, proteggere preservare.

Noi che siamo quelli “dell’età di mezzo”, che abbiamo assistito al cambiamento tecnologico che ha trasformato le nostre vite; noi abbiamo conosciuto il telex, il telefax, la Olivetti ETV 3000, abbiamo acquistato il primo telefono portatile con valigetta e poi il Nokia Communicator (con il quale era possibile inviare un fax a se stessi e farlo comparire tramite la segreteria nel mezzo di una riunione in cui si era presenti senza muoversi dalla propria postazione), internet, web e poi i gigabite, i terabite, le reti neurali, gli exabite, fino a zetabite; le reti neurali l’IA.

Oggi viviamo nella “infosfera” perfettamente descritta da Luciano Floridi, in un mondo che è costantemente on life; abbiamo la grande opportunità e responsabilità di far crescere l’innovazione tecnologica, governarla ed eticamente impostarla oggi, rendendo possibile il bilanciamento degli interessi presenti e futuri, per non pentirci domani.

Abbiamo il dovere di guidare giovani e anziani a collaborare per munirsi dei poteri straordinari che la tecnologia offre loro, in una sorta di realtà aumentata senza la quale è chiaro che l’uomo soccomberebbe.

Molti mi chiedono: “ma l’Intelligenza Artificiale potrà mai superare quella umana? Io dico sempre si, quanto a capacità computazionale e no quanto a qualità, obiettivi e consapevolezza. Ciò, naturalmente, se l’uomo con la sua intelligenza sarà capace di mantenere il controllo informato di tutti gli ambiti della tecnologia. Come? Non atrofizzando la propria capacità di giudizio, ma anzi potenziandola; conoscere l’IA e costruire un sistema di regole e di libertà che consentano allo stesso tempo alle economie di crescere, senza violare o sensibilmente restringere i diritti fondamentali e salvaguardando sempre i diritti fondamentali dell’uomo e quelli dei consumatori finali è oggi l’obiettivo etico da traguardare.

Abbiamo parlato nei precedenti appuntamenti su questa rivista, di quanto sia prodigioso il machine learning per la civiltà umana. Abbiamo esaltato le qualità dell’IA, o meglio, dei procedimenti decisionali automatizzati per la loro duplice funzione di ausilio per l’essere umano nel nostro secolo: sollevare l’uomo dalle attività manuali e risolvere le questioni complesse. Ciò è fondamentale perché non ci sono più risorse e possibilità, né il tempo di comportarsi come prima e sempre meno ciò sarà possibile.

Abbiamo compreso la potenza dello sviluppo tecnologico inarrestabile che stiamo vivendo: operare a distanza e salvare vite mediante la chirurgia di precisione, assistere anziani e persone malate direttamente a casa propria, rendendo possibile curare più pazienti e meglio nel contempo risparmiando risorse pubbliche ingenti;  combattere contro il COVID 19, con piattaforme come AIforCovid Imaging Archive; condividere dati radiologici e clinici con la comunità scientifica nazionale e  internazionale; assistiamo a tutte le potenzialità formidabili di calcolo nel procedimento di connessione neurale normale (machine learning) e profondo (deep learning); abbiamo visto per la prima volta al mondo un robot di nome iCub entrare in un centro clinico riabilitativo nell’ambito di una terapia sperimentale nel trattamento dell’autismo; vediamo come con macchine a guida autonoma si possano raggiungere persone bisognose di assistenza, là dove l’uomo non potrebbe mai arrivare in certi particolari contesti; osserviamo l’interconnessione delle IOT (Internet Of Things) con procedimenti di machine learning in agricoltura, nella sicurezza, ecc.

Mai come in questo momento ci siamo accorti come lo sviluppo tecnologico possa essere di enorme ausilio in tutti i settori merceologici nella vita umana e per la salvaguardia del pianeta, potendoci aiutare a sconfiggere la fame nel mondo e a raggiungere tutti i goals previsti dall’agenda delle Nazioni Unite per il 2030.

Ci siamo domandati se tutte queste attività contenessero rischi e la risposta purtroppo è affermativa. Lo sviluppo tecnologico comporta sempre una serie di rischi e criticità connessi ad un avanzamento del progresso. Tra questi, la questione lavoro, il digital divide, la asimmetria pubblico privato, la complessità del design algoritmico, il rischio di attacchi cyber, la necessità di preservare la privacy, la responsabilità derivante da prodotti e servizi che contengono Intelligenza Artificiale o procedimenti decisionali automatizzati, la necessità di un’etica dell’algoritmo.

Ci siamo quindi domandati se ci fosse bisogno di una infrastruttura giuridica regolatoria del fenomeno e la risposta è stata affermativa. Solo congegnando un nucleo di regole precise ma al tempo stesso flessibili si potrà eticamente organizzare il framework regolatorio necessario.

Abbiamo citato le guidelines che sono state emanate a livello europeo, le norme che ne sono conseguite a livello nazionale e le applicazioni in continuo divenire ad oggi e a tutti i livelli.

È interessante notare come, dall’impalcatura di soft law da essa derivante, il legislatore europeo, si stia muovendo con estrema attenzione. Esso è ben conscio della difficoltà oggettiva di effettuare una regolazione preventiva, senza incorrere in un eccesso di regolazione e quindi nella probabilità di arrestare il fenomeno dello sviluppo tecnologico creando un vulnus nel diritto alla libertà di impresa (e quindi di attività) privata.

È questo uno dei punti che vanno osservati con la lente attenta di chi eticamente è abituato a bilanciare gli interessi dei cittadini con quelli dell’interesse pubblico. Una sorta di macroarea in cui si stanno muovendo tutti i grandi players internazionali. Un terreno estremamente scivoloso sul quale doversi confrontare. Su questo terreno nascono ogni giorno nuovi dirittinuove economie. Su questo campo si giocherà il futuro delle prossime generazioni. È quindi fondamentale avere la massima cura dello scenario di contorno, prevedere e costruire la cornice in cui queste economie si muoveranno da ora e nei prossimi 50 anni che, regaleranno ai nostri figli e nipoti un mondo senza fame e senza guerre.

A questo appuntamento vediamo con orgoglio che il legislatore europeo non si fa cogliere impreparato; se all’inizio, apparentemente disorientato, ha iniziato ad emanare una serie di norme, suggerimenti e guidelines, oggi sta ponendo in essere una impalcatura “cornice” all’interno della quale l’uomo e la società dovranno muoversi conformando il proprio operato, ovvero interpretando quelle norme e adattandole alle situazioni che via via si verranno a presentare nei diversi scenari possibili, consci delle nuove obbligazioni che assumono.

Così è stato per il GDPR, che contiene delle norme perfettamente adattabili ai tempi che cambiano, così è per le linee guida etiche emanate dagli high level experts EU; ma così è anche per le tante note e reports che escono a gettito continuo dalla fucìna europea (fra le tante, AI and fundamental rights della EUA for Fundamental Rights del 2020, le guidelines for securing the internet of things del novembre 2020 da parte della EUA for Cybersecurity e tante altre, in ogni aspetto toccato dalla nuova tecnologia).

 Così è per le nuove Raccomandazioni dal Parlamento EU alla Commissione europea. Si osservi la scelta della forma del regolamento non casuale. Le norme fissate in una cornice complessa, consentono quell’adeguamento delle stesse nel tempo e nell’interpretazione che i giudici vorranno darvi e che sono destinate a durare.

Una Risoluzione (Ta-9-0186/2020) si occupa della sicurezza, della trasparenza, dello stimolo alla responsabilità sociale e ambientale, del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo; dei principi etici per lo sviluppo diffusione ed utilizzo dell’IA, della robotica e delle tecnologie correlate. La bozza di regolamento che sarà approvata nei primi mesi del 2021 ha previsto, solo per citarne alcune fra le più importanti: il coordinamento e coinvolgimento di tutte le varie autorità e stakeholders, una sorta di “certificazione europea”, una “Autorità di controllo” (la cui necessità da sempre sostengo) in ciascuno stato membro;  ha enucleato ed evidenziato la necessità di applicare principi di trasparenza, sicurezza, responsabilità, garanzie, guarentigie giurisdizionali, parità di genere, sostenibilità ambientale, rispetto della privacy e contenimento dell’utilizzo del controllo biometrico, governance, cooperazione intersettoriale e transfrontaliera. Il tutto, raccomandando sempre e comunque l’approccio antropocentrico ed il controllo dell’uomo su tutto.

Della Risoluzione (A9-0178/2020) sulla responsabilità civile in caso di danni cagionati dall’Intelligenza Artificiale abbiamo già parlato nel precedente articolo (“Tecnologia e machine learning: l’infrastruttura giuridica”; Fisco Lex News; 10 Dic. 2020)  evidenziando come si stia introducendo il concetto di una responsabilità oggettiva, o mista in particolare per sistemi ad alto rischio e come sia sorto l’obbligo di stipula di contratti assicurativi per garantire sempre e comunque la tutela al terzo incolpevole da parte di chi utilizzi un prodotto dotato di sistemi di IA, in particolare se a contatto con il pubblico, sia per operatori di front che di back-end.

In quella (A9-0176/2020) sulla proprietà intellettuale (non ancora approfondita su questo editoriale) si operano dei distinguo sul grado di autonomia delle IA e dell’intervento umano; sull’importanza della qualità dei dati; sull’utilizzo dei dati non personali attraverso accordi di licenza; utilizzo di materiale protetto dal diritto di autore.  

Sono infine da pochi giorni usciti il (DSA) Digital Service Act e il Digital Market Act (DMA) con la funzione di rafforzare il mercato unico dei servizi digitali e promuovere l’innovazione e la competitività dell’ambiente online europeo.

Per la prima volta vediamo quindi delinearsi un corpus iuris sostanzioso ed articolato, che stabilisce pesi e misure in grado di ribaltare vecchi equilibri o meglio, potenziali squilibri.

Ed ecco che da soft law si vira leggermente di qualche grado verso una strong law, o meglio, una framework Law, senza ancora averne le fattezze e le caratteristiche,  ma con qualche peculiarità degna di nota.

Si assiste ad un affievolimento dell’obbligo generale di sorveglianza delle piattaforme, sostituito con obblighi specifici e responsabilità dei provider (cfr. artt. 6, 7, 8 e 9) come Google Amazone, Apple Facebook, Microsoft (Gatekeepers).

Se si pensa alle recenti acquisizioni all’interno del web da parte di colossi come FB/WUP, Instagram e la radicale trasformazione che via via stanno acquisendo nel tempo le VLP (Very Large PLatforms), si può sostenere che, accanto alle doverose attenzioni e controlli che esercitano le competenti autorità Antitrust, Privacy, e gli altri organismi di controllo, esse rendono comunque un servizio insostituibile e pertanto hanno un ruolo che in qualche modo si deve vestire di pubblico interesse.

La valutazione degli impatti economici e sociali, i risk assessment ecc. demandati dal regolamento alle VLP unitamente agli obblighi di cui sopra, ci inducono a pensare infatti, che si tratti o si tratterà sempre di più di un servizio con colorazioni di interesse generale, che in qualche modo dovrà essere tutelato e non sempre solo condannato. Ciò al netto dei recentissimi avvenimenti di Twitter con Libero o Google con il Manifesto che in questi giorni si sono affrettati a porgere le loro scuse dopo avere oscurato le rispettive applicazioni.

Si pone il tema delicatissimo di consentire o meno o addirittura di aspettarsi da colossi di quel tipo, in posizione sostanzialmente dominante e in un mercato completamente nuovo, di autoregolamentarsi a causa della delicatezza e complessità del servizio che forniscono. Al contempo esaminando le bozze dei due ACTS, si ha la netta impressione che si stia attuando una sorta di autovalutazione dei rischi unitamente ad un controllo esterno, in guisa da sostituire quasi il concetto di responsabilità con quello di “responsabilizzazione”. Ciò, permanendo comunque il controllo esterno da parte di tutte le Authority coinvolte, al fine di garantire al meglio le esigenze di trasparenza, di libertà, ma anche di effettiva tutela dei diritti individuali nel contesto digitale (si veda ad esempio l’intervento del Garante della Privacy del 14 gennaio u.s. in merito alla informativa con la quale WhatsApp ha avvertito i propri utenti degli aggiornamenti che verranno apportati dall’8 febbraio riguardo alla condivisione dei dati con altre società del gruppo, giudicati dal garante poco chiari e non idonei a consentire agli utenti di manifestare una volontà libera e consapevole).

Ora, non essendo possibile approfondire accuratamente tutti i temi, ma volendo solo in questa sede lanciare degli spunti di riflessione, sostengo che nell’eterno dibattito fra libertà di impresa e regolazione, debba oggi emergere potente l’importanza dell’etica. Ciò, sia nella sottile linea che separa la libertà dalla censura (si veda in proposito il commento del filosofo Luciano Floridi sul vero potere politico dei social all’indomani dell’assedio di Capitol Hill), sia nella responsabilizzazione del mercato e dei servizi digitali. Del resto, questo è il mio auspicio, sarà il mercato stesso ad approfittare dei vuoti lasciati da quell’operatore che non sarà stato abbastanza accorto da salvaguardare i diritti dei più deboli, punendolo con una perdita di credibilità immediata ed escludendolo automaticamente da una fetta di quel mercato che subdolamente voleva raggirare (si veda l’immediata reazione degli utenti e del mercato alle mosse di WhatsApp con una fuga verso la neonata Signal).

Nella nuova infosfera e nella moltitudine di interconnessioni, all’alba di una proliferazione di nuove economie dominate da operatori spregiudicati e da regolatori non pronti, in un momento in cui la politica di questo paese non si distingue per l’eccellenza, un ruolo importantissimo nel bilanciamento degli interessi può essere dato dalle Autorità amministrative indipendenti, che come “sceriffi” (come li definisco io) del mercato possono e debbono vigilare sull’andamento dello stesso; dal legislatore Nazionale ed Europeo che deve costituire quella infrastruttura legislativa di cornice, capace di estendere la propria portata nelle diverse fasi temporali; dai giudici, che sempre di più sono chiamati ad operare come “sentinelle” dei diritti e dell’economia, ma anche dagli operatori stessi, che per mantenere la propria accountability nel mercato dovranno agire in chiave etica, responsabile e sostenibile; pena, la perdita della propria posizione nel mercato stesso, tanto faticosamente raggiunta.

Stefano Crisci

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