Il contributo Covid-19 a fondo perduto nel Decreto Rilancio

L’art. 25 del D.L. 34/2020 ha introdotto il contributo a fondo perduto: una sorta di misura “compensativa” degli effetti negativi Covid-19, al quale possono accedere, con apposita istanza telematica, imprese e lavoratori autonomi che rispettano i “requisiti” di cui ai commi 2, 3 e 4 del citato articolo 25.

Ai sensi del c.10, l’Agenzia Entrate è intervenuta con la circolare nr. 15/E del 13 giugno 2020, con la quale ha “fornito i primi chiarimenti di carattere interpretativo e di indirizzo operativo agli Uffici delle Agenzia delle Entrate”.

Requisiti per accesso al contributo Covid-19:

  1. Requisito soggettivo: possono accedere al contributo soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo (con esclusione di esercenti arti e professionisti, iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103), di reddito agrario, titolari di partita IVA (anche minimi o forfettari), con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019. Tra i soggetti esclusi: liberi professionisti con partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020, iscritti alla Gestione separata; enti e persone fisiche che producono redditi non inclusi tra quelli d’impresa o agrario, come ad esempio coloro che svolgono attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, producendo conseguentemente redditi diversi, ai sensi dell’articolo 67 del TUIR, lettere i) e l); lavoratori dello spettacolo iscritti al Fondo pensioni dello spettacolo, che abbiano almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 al medesimo Fondo e che abbiano prodotto nel medesimo anno un reddito non superiore a 50.000 euro (art. 38, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18), inoltre il comma 2 individua quali soggetti esclusi dal contributo: “…soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza di cui al comma 8, agli enti pubblici di cui all’articolo 74, ai soggetti di cui all’articolo 162-bis del testo unico delle imposte sui redditi e ai contribuenti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27, e 38 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, nonché ai lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103”.

La circolare 15/E ha chiarito che qualora successivamente all’erogazione del contributo a fondo perduto Covid-19, il soggetto beneficiario – esercente attività d’impresa o di lavoro autonomo, società o altro ente percettore – cessi l’attività, lo stesso non è tenuto alla restituzione del contributo.

  1. Requisito oggettivo: il diritto al contributo “matura” qualora il contribuente riscontri che l’ammontare del fatturato del mese di aprile 2020 è inferiore ai due terzi di quello del mese di aprile 2019. I contribuenti che hanno iniziato l’attività dal 1° gennaio 2019 percepiranno il contributo minimo, come dispone il comma 6: …per un importo non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche”.

Dalla circolare emerge inoltre che “…in considerazione della circostanza che la formulazione del contributo prevede che il requisito relativo alla riduzione del fatturato e dei corrispettivi si determini in relazione al mese di aprile 2020 (rispetto al mese di aprile 2019), si ritiene che possano rientrare nell’ambito di applicazione del beneficio in esame i soggetti costituiti fino al 30 aprile 2020 (ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti).

Inoltre il c. 4 dell’art. 25 e la successiva circolare chiariscono che il  contributo a fondo perduto Covid-19, spetta anche ai soggetti di cui al comma 1 che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 e che hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni che già versavano in uno stato di emergenza per eventi calamitosi alla data di insorgenza dell’emergenza Covid-19 e per i quali, date le difficoltà economiche, non è necessaria la verifica del calo di fatturato; per questi soggetti, in altri termini, il contributo a fondo perduto Covid-19 spetta anche se, ad esempio, l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2019 fosse pari a zero. In tal caso, spetterà il contributo minimo.

Beneficiari del contributo a fondo perduto possono essere anche gli enti non commerciali che esercitano, in via non prevalente o esclusiva, un’attività in regime d’impresa in base ai criteri stabiliti dall’articolo 55 del TUIR, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Per tali Enti valgono comunque i requisiti di cui sopra.

Al fine di procedere alla determinazione della riduzione di fatturato occorre considerare tutte le fatture attive (al netto dell’IVA) con data di effettuazione dell’operazione che cade ad aprile nonché le fatture differite emesse nel mese di maggio e relative a operazioni effettuate nel mese di aprile, comprese fatture di cessione di beni ammortizzabili.

La circolare 13/E ha inoltre chiarito che la soglia di riferimento dei ricavi “va determinata, per ciascuna tipologia di soggetto, tenendo conto delle proprie regole di determinazione” (circolare n. 8/E Agenzia Entrate del 3 aprile 2020).

Modalità di calcolo del contributo. Sulla differenza in termini di riduzione del fatturato, è prevista l’applicazione di una percentuale parametrata ai ricavi o compensi registrati nel periodo di imposta 2019 ed  indicata come segue:

– il 20 per cento se i ricavi o compensi sono stati minori o uguali a € 400.000;

– il 15 per cento se i ricavi sono stati superiori a € 400.000 e minori o uguali a € 1.000.000;

– il 10 per cento se i ricavi sono stati superiori a € 1.000.000 e minori o uguali a € 5.000.000.

Il contributo a fondo perduto – Covid-19 è qualificato come contributo in conto esercizio e non concorre al  calcolo della base imponibile ai fini IRPEF – IRES – IRAP.

La richiesta avviene mediante la predisposizione ed invio telematico di apposita istanza dal 15 giugno 2020 sino al 13 agosto 2020.

Qualora l’importo del contributo a fondo perduto dovesse essere superiore a 150.000 euro, il richiedente (o il suo rappresentante legale, in caso di soggetto richiedente diverso da persona fisica ovvero in caso di minore/interdetto) deve compilare e sottoscrivere anche il quadro A dell’istanza, dovrà cioè dichiarare di essere iscritto negli elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa (art. 1, comma 52, della legge n. 190/2012 – per le categorie di operatori economici ivi previste) o di non trovarsi nelle condizioni ostative di cui all’art. 67 del decreto legislativo n. 159/2011, nonché che nel quadro A del modello sono indicati i codici fiscali di tutti i soggetti sottoposti alla verifica antimafia di cui all’art. 85 del decreto legislativo n. 159/2011 e che gli stessi soggetti non si trovano nelle condizioni ostative di cui al medesimo art. 67 del decreto legislativo n. 159/2011. In questo secondo caso, nel modello andranno riportati i codici fiscali delle persone fisiche indicate nell’art. 85 del decreto legislativo n. 159/2011 per le quali va richiesta la documentazione antimafia.

L’ istanza può essere presentata telematicamente anche tramite intermediario (art. 3, comma 3, del Dpr n. 322/1998), purché quest’ultimo sia stato preventivamente delegato all’utilizzo, per suo conto, del cassetto fiscale o al servizio di consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici del portale “Fatture e Corrispettivi”. In tale caso, nel modello andrà riportato il codice fiscale dell’intermediario; la delega all’intermediario può riguardare anche la sola presentazione dell’istanza, in tal caso l’intermediario dovrà indicare oltre al suo codice fiscale anche di aver ricevuto apposita delega.

I controlli

L’Agenzia delle entrate procederà al controllo dei dati dichiarati (ai sensi degli articoli 31 e seguenti del DPR 29 settembre 1973, n. 600), recuperando il contributo non spettante, irrogando le connesse sanzioni (in misura corrispondente a quelle previste dall’articolo 13, comma 5, del Dlgs 18 dicembre 1997, n. 471 e gli interessi dovuti ai sensi dell’articolo 20 del DPR 29 settembre 1973, n. 602, in base alle disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 421 a 423, della legge 30 dicembre 2004, n. 311) emanando apposito atto di recupero.

E’ prevista la sottoscrizione di apposito protocollo l’Agenzia delle Entrate e il corpo della Guardia di Finanza al fine di regolare le modalità di trasmissione dei dati e delle informazioni relative ai contributi erogati ai fini delle attività di polizia economico-finanziaria.

E’ inoltre prevista l’applicazione del disposto di cui all’art. 316-ter del codice penale, per indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato.

In caso di avvenuta erogazione del contributo, viene prevista, inoltre, l’applicazione dell’articolo 322-ter del codice penale.

Ai sensi dell’art. 27, c.16 del D.L. 185/2008, convertito con modificazioni nella Legge 2/2009, la notifica dell’atto di recupero del contributo non spettante avverrà, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di utilizzo.

Claudia Miliucci