Il Governo approva, con l’ennesimo “Salvo Intese”, il Dl semplificazioni

Dopo una notte di accese discussioni e confronto finita all’alba, arriva il via libera “Salvo Intese” del Governo al Dl Semplificazioni.

E’ arrivato l’ennesimo Decreto Legge targato “Salvo Intese”, che in italiano ormai è diventato sinonimo di: “non siamo d’accordo su nulla e possiamo cambiare tutto da un momento all’altro”.

Questo è ormai il leitmotiv dell’azione di questo Governo, che pur di restare in sella cerca aggiustamenti e quadrature improbabili su ogni tema che arrivi sul tavolo di discussione.

Questa volta il Dl Semplificazioni, sempre pesante e corposo, si parla di circa 96 pagine e 48 articoli, tanto per semplificare, si articola su 4 direttrici principali: semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia; semplificazioni procedimentali e responsabilità; misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale e infine semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy.

Le divergenze, nonostante le trattative politiche tra le varie anime di questo Governo, restano tutte sul tavolo e ancor peggio tutte irrisolte.

Deroghe alle norme sugli appalti, con l’istituzione di limiti di spesa entro i quali ricorrere o meno ad assegnazioni dirette piuttosto che convocare più aziende per limiti superiori.

L’abuso di ufficio, al centro del dibattito come una delle cause principali della staticità dei nostri funzionari nell’assegnazione e nello sblocco di opere. L’attuale normativa prevede che incorre nel reato di abuso d’ufficio chi si procuri un vantaggio violando «norme di legge o di regolamento». Con la modifica oggi introdotta sarà punibile chi violi «specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali residuino margini di discrezionalità», ma non dovevamo semplificare? “…dalle quali residuino margini di discrezionalità”, qualcuno può specificare qual è il metro con il quale verranno misurati questi margini residui di discrezionalità? 

Altro tema portante di questo Decreto Semplificazione sono le norme sull’interoperabilità dei dati a favore dell’ennesimo annuncio su una maggiore semplificazioni della Pubblica Amministrazione sia nei confronti del cittadino, sia verso una maggiore interconnessione tra i vari uffici della Pubblica Amministrazione.

Il Presidente Conte nella solita conferenza stampa, che ormai è diventato un fenomeno mediatico perché riesce anche ad essere convincente e tutti quanti siamo convinti che è vero ciò che ci sta dicendo, oltre a fare l’elenco delle grandi opere pubbliche che sono nei desiderata del piano, non ha però specificato quali saranno le opere che verranno sbloccate. Ha parlato di circa 130 opere, ma non tutte potranno seguire l’esempio “Genova”. Tradotto alcune potranno essere gestite commissarialmente, altre invece no…e nessuno ha spiegato il perché.

Secondo le indiscrezioni sembra che almeno 40/50 di queste opere saranno realmente sbloccate, ma per la nomina del Commissario c’è tempo, entro la fine dell’anno?

La domanda sorge spontanea: perché aspettare dicembre per nominare un Commissario? A Genova è stato fatto in tempi brevissimi. Qualcuno nel passato diceva: “a pensare male si fa peccato…ma molto spesso si indovina”: occorre anche qui l’accordo dei partiti per la spartizione delle poltrone dei Commissari?

Caro Presidente Conte, ma non è sua la frase in conferenza stampa: “L’Italia deve correre…”?

Al “varo” di questo Dl Semplificazioni, il Presidente Conte farà seguire un tour in alcune capitali europee per presentare il Progetto di riforme che l’Italia intende adottare in vista del Consiglio Straordinario della metà di luglio che dovrà sancire se esiste accordo o meno tra i 27 per l’istituzione dei “Recovery Fund”.

La sensazione che tutto questo serva più da un punto di vista politico in chiave europea al Presidente Conte per accreditarsi e accreditare a questo debolissimo Governo, che tutti hanno capito – Europa compresa – che senza l’emergenza Covid e il seguente clima di incertezza che viene mantenuto sarebbe già crollato, un eventuale ma altamente improbabile esito positivo sui “Recovery Fund”.

L’inadeguatezza e l’impalpabilità di questo Decreto impone un pietoso non andare oltre nei commenti. La riserva “Salvo Intese” impone un silenzio per amor di patria e soprattutto in considerazione che tale riserva potrebbe presentarci successivamente un Decreto molto diverso da ciò che stiamo commentando.

Wittgenstein dal “Tractatus logico-philosophicus”: “Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”. Nel nostro paese al contrario molti parlano, invece di tacere.

Lorenzo Ferragamo