Il processo telematico: nullità e inammissibilità (1° Parte)

Alla luce del dettato normativo di cui all’art. 16 bis D.L. 179/2012, la nullità e l’inammissibilità degli atti non conformi.

L’art. 16 bis del D.L. n. 179/2012 (intitolato misure urgenti per la crescita del paese), come introdotto dalla legge n. 228/2012 (legge stabilità 2013), convertito con modificazioni nella legge 17 dicembre 2012 n. 221, ha sancito l’obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali. Detto articolo dispone: “salvo quanto previsto dal comma quinto, a decorrere dal 30 giugno 2014, nei procedimenti civili, contenziosi, o di volontaria giurisdizione innanzi al Tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite, ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici…”. L’articolo in esame, tuttavia, non contenendo alcuna previsione sanzionatoria specifica, lascia irrisolto il problema delle conseguenze giuridiche derivanti dal deposito di atti giudiziari con modalità diverse da quelle previste dalla legge in parola.

Giova puntualizzare che l’orientamento giurisprudenziale di merito (la Suprema Corte di Cassazione ad oggi ancora non si è occupata in modo specifico della questione), non è uniforme. Alcuni Tribunali ritengono che l’inosservanza del disposto normativo dell’art. 16 bis determinerebbe una mera irregolarità sanabile (ex multis Tribunale di Arezzo sentenza del 12 giugno 2018), mentre per altri giudici (ex multis Tribunale di Cremona 8 gennaio 2019), detta inosservanza comporterebbe la nullità e/o l’inammissibilità dell’atto non conforme alle regole del processo telematico, con gravi conseguenze sul piano processuale.   

Chi scrive ritiene preferibile la soluzione prospettata dalla giurisprudenza minoritaria, della semplice irregolarità dell’atto depositato in modo non conforme all’art. 16 bis D.L. n.179/2012, ove si consideri che né detto decreto legge, né altre fonti normative prevedono espressamente la nullità, o l’inammissibilità degli atti non conformi al modello telematico indicato nella citata legge. A sostegno di questa tesi va segnalato il consolidato orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte di Cassazione, secondo cui, in forza del principio sancito dall’art. 156 c.p.c., non può essere pronunciata la nullità per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la nullità non è comminata dalla legge, e se l’atto ha comunque raggiunto il suo scopo (ex plurimis Cassazione Sezioni Unite sentenze n. 14916 e n. 14917 del 20 luglio 2016). Questo principio trova applicazione anche nell’ipotesi di inammissibilità, che non può essere pronunciata in difetto di una norma che la preveda espressamente, essendo contemplata nel nostro ordinamento in via eccezionale e tassativa.

Come già detto la Suprema Corte di Cassazione non si è occupata dell’argomento in oggetto in modo specifico, tuttavia ha affrontato la questione concernente il deposito di un atto processuale effettuato con modalità non espressamente previste dalla legge, affermando che la deviazione dallo schema legale è valutabile come una mera irregolarità, in quanto non è prevista dalla legge una nullità in correlazione a tale tipo di vizio, e che l’attestazione da parte del cancelliere del ricevimento degli atti e il loro inserimento nel fascicolo processuale, integrano il raggiungimento dello scopo della presa di contatto tra la parte e l’ufficio giudiziario. (Cass. SS.UU. 4 marzo 2009 a cui ha dato continuità, tra le altre pronunce intermedie, la sentenza n.12509 del 17 giugno 2015). Ancor più significativa è la decisione degli Ermellini, dove in una fattispecie “inversa” rispetto a quella in esame, ovvero in un caso in cui l’atto introduttivo del giudizio era stato depositato con modalità telematiche presso un ufficio non abilitato a ricevere tale deposito, ha stabilito che il deposito per via telematica, anziché con modalità cartacee, dell’atto introduttivo del giudizio, non dà luogo ad una nullità della costituzione dell’attore, ma ad una mera irregolarità. Con altra pronuncia la Suprema Corte di Cassazione ha inoltre ribadito che la difformità dal modello legale di deposito degli atti non dà luogo a nullità, quando lo scopo prefissato possa dirsi comunque realizzato (Cass. 12 maggio 2016 n. 9772).

Per completezza di indagine deve osservarsi che la giurisprudenza di merito contraria alla mera irregolarità, ha ritenuto inammissibili o nulli gli atti difformi dal modello telematico, anche in mancanza di una espressa previsione della sanzione, per due ordini di ragioni: sulla base di una interpretazione letterale della parola “esclusivamente” nella formulazione dell’art. 16 bis D.L. n. 179/2012, e sulla base della considerazione che l’inosservanza, a cui si riferisce detto articolo, riguarda le modalità di deposito e non la forma degli atti contemplata dall’art. 156 c.p.c., richiamato nelle pronunce della Corte di Cassazione.

Da quanto precede appare evidente che il vuoto legislativo della normativa in discussione, che ha dato luogo ad un acceso contrasto giurisprudenziale, e le gravi conseguenze processuali determinate dalle decisioni di merito che hanno sancito la nullità e/o l’inammissibilità dell’atto compiuto in violazione dell’art. 16 bis D.L. n. 179/2012, richiedono  al più presto una pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, che detti il principio di diritto al quale dovranno attenersi i Tribunali investiti della questione.

Marcello Gargiulo