Il processo telematico nullità e inammissibilità degli atti (3° Parte)

I Tribunali investiti della questione si sono pronunciati in modo differente: alcuni ritenendo la violazione dell’obbligo del deposito telematico una mera irregolarità sanabile, altri, invece, sanzionando la nullità, l’inammissibilità, e addirittura l’inesistenza della comparsa in riassunzione depositata in forma cartacea.

Nella II° parte dell’articolo sul tema, pubblicato nelle settimane precedenti, abbiamo trattato la nullità e l’inammissibilità della comparsa in riassunzione ex art. 50 c.p.c., difforme alle modalità di deposito telematico disposte dall’art. 16 bis D.L. n. 179/2012

Sulle conseguenze che derivano dall’inosservanza di detto articolo, i Tribunali investiti della questione si sono pronunciati in modo differente: alcuni ritenendo la violazione dell’obbligo del deposito telematico una mera irregolarità sanabile, altri, invece, sanzionando la nullità, l’inammissibilità, e addirittura l’inesistenza della comparsa in riassunzione depositata in forma cartacea. In questa sede esamineremo in estrema sintesi, le ragioni sulle quali si fondano i diversi orientamenti giurisprudenziali.

La soluzione dell’annoso problema richiede un’indagine sulla natura della comparsa in riassunzione e sulle conseguenze che derivano dall’inosservanza del disposto normativo del citato art. 16 bis D.L. 179/2012. Tutti i Tribunali che hanno sanzionato la nullità e l’inammissibilità, hanno qualificato la comparsa in riassunzione come atto endo-processuale, che s’innesta in un procedimento già iniziato dinanzi al giudice dichiaratosi incompetente; da cui nascerebbe l’obbligo del deposito secondo le modalità telematiche che l’art. 16 bis D.L. 179/2012 pone a carico delle “parti già costituite”.

Nella nota ordinanza dell’8 gennaio 2019 il Tribunale di Cremona ha affermato che la comparsa in riassunzione ex art. 125 disp. att. c.p.c. costituisce un atto endo-processuale che, come tale, non comporta la costituzione di un nuovo rapporto, bensì la prosecuzione dello stesso giudizio originario, con la conseguenza che sotto ogni aspetto sia sostanziale che processuale, la posizione delle parti nel processo, a seguito della riassunzione, è esattamente quella assunta nell’originario giudizio. Dello stesso tenore anche le pronunce del Tribunale di Potenza, sez. lavoro sentenza del 18 maggio 2017, del Tribunale di Vasto sez. lavoro, sentenza del 28 ottobre 2018 del Tribunale di Lodi, ordinanza del 4 marzo 2016, che la dottrina maggioritaria richiama a sostegno della tesi dell’inammissibilità della comparsa con conseguente declaratoria di estinzione del giudizio.

Esaminando la giurisprudenza di segno opposto, nella nota sentenza del 12 giugno 2018, il Tribunale di Arezzo, “ha rifiutato la tesi che la comparsa in riassunzione ex art. 125 disp. att. c.p.c., possa considerarsi atto endo-processuale, posto che tale qualificazione, ai fini della normativa sul PCT, è riservata esclusivamente a quegli atti che si depositano dinanzi ad uno stesso ufficio giudiziario. Quando invece, come nel caso di incompetenza ex art. 50 c.p.c., la causa prosegua dinanzi ad un nuovo giudice, dichiarato competente, non vi è motivo alcuno per considerare endo-processuale la nuova costituzione che avviene dinanzi al diverso ufficio giudiziario. Quanto affermato dal Tribunale di Arezzo non si pone in contrasto con il principio della translatio iudicii (art. 50 c.p.c.), considerato che la translatio opera, secondo questo Tribunale, su un piano processuale più alto, ad esempio fa sì che l’attività svolta non debba essere ripetuta, e che rimangono ferme le preclusioni e le decadenze, ma sul piano sottostante della costituzione del rapporto processuale dinanzi ad un determinato giudice, siamo di fronte ad un processo nuovo che necessita di una autonoma iscrizione a ruolo e di una autonoma costituzione.

L’orientamento del Tribunale di Arezzo, che si contrappone alla giurisprudenza contraria sopra segnalata, trova conferma anche nella formulazione dell’art. 125 disp. att. c.p.c., che disciplina la comparsa in riassunzione come un vero e proprio atto introduttivo di un giudizio, alla stregua dell’atto di citazione, prescrivendo, detta norma, tra gli altri adempimenti, anche l’indicazione nel corpo dell’atto dell’udienza di comparizione delle parti. La struttura della comparsa in riassunzione disciplinata dall’art. 125 disp. att. c.p.c., rende incompatibile, a giudizio di chi scrive, il deposito di un atto in formato c.d. nativo digitale, essendo necessaria preventivamente la notificazione dell’atto con l’indicazione dell’udienza di comparizione.

Le questioni trattate dalla giurisprudenza contraria sopra segnalata, non offrono, peraltro, significativi spunti per confutare il rilievo che precede, riguardando, la maggior parte di essa, casi che prevedono la riassunzione della causa con ricorso e non con comparsa ex art. 125 disp. att. c.p.c. (Tribunali di Lodi, di Potenza e di Vasto).

Esaminando ora le conseguenze che derivano dall’inosservanza dell’art. 16 bis D.L. 179/2012, giova puntualizzare che le pronunce della giurisprudenza contraria hanno sanzionato l’inammissibilità della comparsa in riassunzione (che determina la grave conseguenza dell’estinzione del giudizio), senza tuttavia fornire i motivi di tale decisione.

Al riguardo deve osservarsi che né l’art. 16 bis D.L. 179/2012, né altre fonti normative disciplinano espressamente le conseguenze derivanti dall’inosservanza dell’obbligo di deposito telematico degli atti endo-processuali, ovvero delle parti precedentemente costituite.

In tale prospettiva non appare, pertanto, condivisibile l’orientamento della giurisprudenza che ritiene nulla e/o inammissibile la comparsa in riassunzione difforme al modello telematico indicato dall’art. 16 bis D.L. 179/2012, ove si consideri che nel nostro ordinamento giuridico la nullità e l’inammissibilità, per essere sanzionate devono essere espressamente previste da norme di legge.  

Le considerazioni che precedono portano inevitabilmente a ritenere, in linea con la sentenza del Tribunale di Arezzo del 12 giugno 2018, e indipendentemente dalla natura della comparsa in riassunzione, che il deposito di un atto difforme alle modalità telematiche, determini la mera irregolarità, sanabile anche con il raggiungimento dello scopo, in difetto di una espressa previsione normativa che sanzioni espressamente la nullità o l’inammissibilità, come più volte precisato dalla Corte di Cassazione in tema di inosservanza di forme degli atti processuali.

Riteniamo, per concludere questa lunga dissertazione, che il contrasto giurisprudenziale come quello di cui ci siamo occupati, che mina la certezza del diritto e l’uguaglianza della legge, determinando un’intollerabile difformità di giudizi in tema di osservanza di norme procedurali, potrebbe essere facilmente risolto attraverso l’intervento della Suprema Corte di Cassazione che fornisca l’interpretazione autentica di una norma di legge che presenta un evidente vuoto legislativo.

Marcello Gargiulo