Il ruolo sempre più centrale dei social nella società complessa

Come i social sono diventati sempre di più il mezzo di comunicazione preferito dai professionisti e dai grandi brand.

Negli anni ’60, ’70 e ’80 il “muretto” era il ritrovo degli adolescenti nelle ore successive alla scuola, allo studio casalingo. Il luogo di ritrovo per parlare, scambiarsi compiti, organizzare le uscite in gruppo, far nascere o morire amori adolescenziali; o anche luogo di scambio culturale, idee politiche, o sulla vita in genere che in quegli anni occupava il nostro tempo.

L’avvento del Web, della rete, ha modificato profondamente tutto questo.

La rapidità e la velocità di trasmissione dei concetti sulla rete ha modificato il meccanismo della comunicazione interpersonale e non solo, tra gli individui.

Anche la comunicazione aziendale, il modo di fare “pubblicità” ha subito cambiamenti epocali e ha imposto a noi tutti un cambio di passo nelle strategie di comunicazione sia personali, che professionali.

Quante sono le start’up che hanno visto la luce in tutto il mondo potendo disporre di una vetrina virtuale come il Web? Milioni.

Questo cambiamento ha origini lontane. Basti pensare a quella “Rivoluzione Industriale” iniziata nella seconda metà del ‘700 e che continuò negli anni successivi al 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio; per arrivare infine al 1970 con l’avvento delle telecomunicazioni e dell’informatica.

Ma è dal 2002 con la nascita di Linkedin, due anni più tardi Facebook, e nel 2006 Twitter; che i social entrano a far parte a pieno titolo nel vissuto quotidiano della nostra vita.

In quegli anni nasce anche la prima piattaforma video digitale accessibile a tutti: YouTube. Qualche anno più tardi arriverà Instagram, 2010, e che a soli 2 anni dalla nascita viene acquistata per l’astronomica cifra di un miliardo di dollari da Facebook.

Le piattaforme continuano a proliferare: Tik Tok per citare solo la più conosciuta soprattutto nei più giovani.

Ma torniamo al ruolo sociale di questi nuovi strumenti di comunicazione dei quali è impossibile farne a meno.

Non possedere un account social equivale ad essere fuori dai circuiti della conoscenza e dell’apparire, del proporsi. Significa essere fuori dalle discussioni più animate in politica, nella vita culturale, ma soprattutto, per i professionisti, essere tagliati fuori dalla ricerca di nuove possibilità di lavoro, siano esse di ricerca di impiego o di fornitura di servizi e consulenze.

Il concetto di base della “società liquida” di Zygmunt Bauman, è che la modernità è la convinzione “che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”.

I social sono cambiamento continuo, modifica costante e quotidiana delle certezze, per approdare a nuove certezze. Molto in comune con la dialettica hegeliana: una tesi che si contrappone ad un’altra tesi per sfociare in un’antitesi, che diventa poi sintesi e si propone come nuova tesi.

Con i social è andato in crisi il concetto di “comunità” a favore di un altro concetto quello dell”individualismo sfrenato e senza regole.

Un individualismo che porta ciascuno ad estraniarsi da valori comuni e condivisi per appropriarsi sempre più di un concetto dove “l’apparire” è più importante “dell’essere”. Ed è questo che accade sui social: non è importante cio che siamo, ma ciò che vogliamo apparire; nascosti da uno schermo che ci rende invisibili, ma visibili.

Poi c’è la parte che potremmo definire più sana dell’uso dei social e cioè quella parte che contribuisce a far conoscere professionisti, prodotti commerciali, beni di uso comune che fanno parte della vita di tutti i giorni. In questo mondo il rapporto che si può instaurare tra domanda e offerta richiede grande fiducia e massima trasparenza.

L’uso corretto dei social nel mondo del lavoro in genere è ormai consuetudine. Sempre di più le grandi aziende, grandi brand e studi professionali ricorrono ai servizi dei cosiddetti “Social Media Manager” che gestiscono la comunicazione in modo professionale secondo linee stabilite e approvate con l’obiettivo di allargare sempre di più la loro platea e aumentare il proprio fatturato.

Allo stesso modo di come professionisti nei settori più vari, ricorrono sempre più alla comunicazione social gestita in proprio attraverso conoscenze, in alcuni casi superficiali in altri frutto di conoscenze specifiche con corsi ad hoc, per aumentare la loro platea di clienti.

Con poche decine di euro è possibile acquistare ottimi corsi on line per un’uso professionale dei social per impostare al meglio la propria comunicazione e offerta professionale.

La Redazione

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