Infedeltà coniugale e risarcimento del danno non patrimoniale

Condizioni per il risarcimento dei danni morali derivanti dall’infedeltà coniugale.

L’ordinanza n. 26383/2020 del 14 ottobre 2020, pubblicata il 19 novembre 2020 (ordinanza in fase di oscuramento), ha posto le condizioni per il risarcimento dei danni morali derivanti dalla condotta infedele del coniuge, anche nel caso in cui non vi sia stata una pronuncia di addebito.

Il caso. La Corte di Appello, in parziale accoglimento del gravame proposto dal marito, ha dichiarato la separazione personale dei coniugi confermando la sentenza impugnata, nella parte in cui aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale formulata dal marito nei confronti della moglie.   

La Corte d’Appello ha motivato l’addebito per l’infedeltà coniugale della moglie quale causa determinante della intollerabilità della convivenza matrimoniale, e il rigetto della domanda risarcitoria, per non aver il marito dimostrato il nesso di causalità tra il danno ingiusto e la condotta illecita della moglie, non riscontrabile nella sola infedeltà coniugale, essendo la dedotta sindrome depressiva di cui questi soffriva, riferibile alla separazione in sé, e non alla condotta infedele della moglie.

Il marito proponeva ricorso per Cassazione deducendo nel primo motivo di impugnazione, che qui interessa, violazione di legge, vizi motivazionali e travisamento delle prove e delle risultanze della consulenza tecnica d’ ufficio, in ordine all’esame della domanda di risarcimento del danno da illecito endofamiliare, derivante dalla violazione dei doveri coniugali da parte della moglie, che con la condotta infedele e l’allontanamento dalla casa familiare avrebbe determinato in lui uno stato di depressione.  

La decisione. La Corte di Cassazione con ordinanza n.26383/2020, ha ritenuto il motivo inammissibile, essendo diretto a sollecitare una impropria rivisitazione di un apprezzamento di fatto incensurabile, in quanto rimesso all’accertamento e alla valutazione riservate al giudice di merito, censurabili soltanto alle ristrette condizioni previste dal novellato art. 360 n. 5 c.p.c., che non ricorrono nel caso di specie.

Gli Ermellini nel dichiarare il motivo inammissibile in ordine alla richiesta di risarcimento del danno da illecito endofamiliare, hanno affermato il seguente principio di diritto: è acquisito nella giurisprudenza di legittimità il principio di diritto, secondo cui la natura giuridica del dovere di fedeltà derivante dal matrimonio implica che la sua violazione non sia sanzionata unicamente con le misure tipiche del diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, ma possa dar luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ex art. 2059 c.c., senza che la mancanza della pronuncia di addebito in sede di separazione sia preclusiva, sempre che la condizione di afflizione indotta dal coniuge superi la soglia di tollerabilità e si traduca, per le sue modalità o per la gravità dello sconvolgimento che provoca, nella violazione di un diritto costituzionalmente protetto, quale, in ipotesi, quello alla salute, o all’onore, o alla dignità professionale (Vd. Cass. n.6598/2019 (in fase di oscuramento); n. 18853/2011).

Questa valutazione, come osservato sopra, è rimessa esclusivamente all’apprezzamento del giudice di merito e non può pertanto essere demandata allo scrutinio del giudice di legittimità, pena inammissibilità del ricorso.    

Marcello Gargiulo

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