La continuità aziendale e il Codice della crisi di Impresa

Il 1° settembre del 2021 entrerà in vigore il “Codice della crisi di Impresa e di Insolvenza”. Necessaria quindi l’esigenza, soprattutto per le micro e piccole imprese, di analizzare attentamente la chiusura del bilancio 2020.

Sicuramente una interpretazione reale deve essere incardinata sulla valutazione degli indici di crisi di impresa e di insolvenza.

A meno di eventuali proroghe, il “Codice della Crisi di impresa e di insolvenza”, con D.lgs 14/2019, entrerà in vigore il 1° settembre 2021; da qui nasce l’esigenza, soprattutto per le micro e piccole imprese, di analizzare attentamente la chiusura del bilancio 2020 e cominciare a ragionare già sull’esercizio 2021 che ad oggi già ha raggiunto il primo quadrimestre.

Il Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili – con la collaborazione della Centrale dei Bilanci Cerved – ha elaborato un documento sugli “indici di allerta” della crisi d’impresa fondato sui bilanci delle società relativi agli esercizi ante crisi determinata dal COVID-19, essendo stato reso pubblico nei mesi di ottobre-novembre 2019.

Il Documento precisa quanto segue: sono indici che fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa, i seguenti:

1) patrimonio netto negativo;

2) DSCR (Debt service coverage ratio ovvero il rapporto di copertura del servizio del debito) a sei mesi inferiore a 1. Qualora non sia disponibile il DSCR, l’impresa deve verificare il superamento congiunto delle soglie dei seguenti cinque indici:

a) indice di sostenibilità degli oneri finanziari, in termini di rapporto tra gli oneri finanziari ed il fatturato;

b) indice di adeguatezza patrimoniale, in termini di rapporto tra patrimonio netto e debiti totali;

c) indice di ritorno liquido dell’attivo, in termini di rapporto tra cash flow e attivo;

d) indice di liquidita`, in termini di rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine;

e) indice di indebitamento previdenziale e tributario, in termini di rapporto tra l’indebitamento previdenziale e tributario e l’attivo dello stato patrimoniale.

Il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” introduce altri indici della crisi, quali:

a) assenza di prospettive di continuità aziendale per cause diverse dalla probabile insolvenza;

b) ritardi nei pagamenti di significativi debiti.

Di seguito vengono illustrati i suddetti indici di crisi:

– Prospettive di continuità aziendale: l’imprenditore ha il compito di verificare la sussistenza di minacce sulla continuità aziendale; gli organi di controllo hanno il compito di verificare il costante monitoraggio da parte dell’imprenditore. La non sostenibilità dei debiti è una minaccia alla continuità aziendale, ma vi possono essere minacce alla continuità correlate ad altri tipi di eventi. Alcuni di questi sono intercettabili da un affidabile sistema di risk management, quali, ad esempio, rilevanti perdite per danni ambientali, controversie giudiziarie che coinvolgono i vertici della società, profondi dissidi nella proprietà, perdita improvvisa di clienti o fornitori fondamentali, introduzione nel mercato di prodotti alternativi, ecc.

Si riporta il concetto di “continuità aziendale” espresso dal Tribunale di Milano, Sezioni Specializzate Imprese (Decreto n. 1096 del 19 aprile 2016), il quale afferma che la valutazione della continuità suppone un giudizio prognostico, pertanto fondato sulla necessaria “esistenza e credibilità di un piano, approntato dagli amministratori, per fronteggiare adeguatamente gli eventi e risolverli o neutralizzarli definitivamente o per un periodo di tempo significativo (tendenzialmente almeno 12 mesi)”. Se ne deduce che non sono sufficienti dati finanziari previsionali, ma occorre un action plan analitico e credibile per fronteggiare gli eventi negativi.

Una opportunità nella redazione del bilancio 2020 sarà quella che le imprese potranno avvalersi della deroga alla valutazione della continuità aziendale prevista dal decreto Rilancio in seguito all’emergenza Covid-19.

L’opzione è applicabile ai bilanci d’esercizio chiusi successivamente al 23 febbraio 2020 e prima del 31 dicembre 2020 (ad esempio i bilanci che chiudono al 30 giugno 2020) e ai bilanci in corso al 31 dicembre 2020 (ad esempio i bilanci che chiudono al 31 dicembre 2020 oppure al 30 giugno 2021); si tratta dei bilanci sia d’esercizio che consolidati.

Le società che decidono di avvalersene devono darne informazione nella nota integrativa.

Nel bilancio, i contributi previsti dagli interventi emergenziali dovranno essere rilevati secondo il principio di competenza, ossia con riferimento al momento in cui matura il diritto allo specifico contributo.

Il riferimento di cui sopra trova applicazione nel documento interpretativo n.8 pubblicato dalla Fondazione Oic. La norma trova applicazione unicamente nei bilanci redatti applicando la normativa del Codice civile in quanto nel suddetto comma viene introdotta una deroga su opzione dell’art. 2423-bis, comma 1, punto 1, c.c..

Stefano Capuano

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