Licenziamenti ai tempi del Coronavirus aggiornato al DL Rilancio

Per effetto del Coronavirus le imprese hanno subito gravi perdite. Al fine di tutelare i livelli occupazionali il Governo ha introdotto, con il DL 18/2020 (Cd. Cura Italia), un blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, modificato poi nell’ultimo DL Rilancio.

Le imprese hanno subito gravi perdite causando un effetto negativo sull’economia di scala.
Il Governo, al fine di tutelare i livelli occupazionali, ha dovuto introdurre con il DL 18/2020 (Cd. Cura Italia) un blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per un periodo di 60 giorni a far data dalla sua entrata in vigore, ovvero il 17 marzo 2020, e fino al 16 maggio 2020.
Successivamente con il DL n 34/2020 (cd. Rilancio) pubblicato in data 19 maggio 2020 all’art. 80, modificando l’art. 46 del DL 18/2020, tale blocco è stato esteso da 60 giorni a 5 mesi ovvero fino al 17 agosto 2020.
Si rammenta che l’onere della prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento spetta al datore di lavoro (art. 5 L.604/66).
Licenziamenti per giusta causa – E’ il licenziamento posto in essere nei confronti di un lavoratore il cui comportamento si pone in contrasto alle norme della comune etica o del comune vivere civile, facendo venire meno il vincolo fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore per gravissime e irreparabili mancanze, dando luogo al c.d. “licenziamento in tronco” (ovvero senza preavviso ex art. 2119 c.c.).
Licenziamenti per giustificato motivo – Il datore di lavoro, all’atto del licenziamento per giustificato motivo, ha l’obbligo di rispettare un periodo di preavviso. La durata del periodo di preavviso è stabilita dalla contrattazione collettiva che la determina in funzione dell’anzianità di servizio e della qualifica del lavoratore.
Licenziamenti per giustificato motivo soggettivo – Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del lavoratore (art. 3, L. 15.7.1966, n. 604). Costituiscono fattispecie di giustificato motivo soggettivo, a titolo esemplificativo:
• lo scarso rendimento (Cass. 22.11.2016, n. 23753; Cass. 9.7.2015, n. 14310; Cass.
1.12.2010, n. 24361; Cass. 26.3.2010, n. 7398; Cass. 16.7.2013, n. 17371);
• l’abbandono del posto di lavoro, accertato per il tramite di un investigatore privato (Corte Appello Milano 4.10.2013);
• l’aver effettuato irregolari timbrature e/o alterazioni dei sistemi aziendali di controllo delle presenze e delle trasferte (Cass. 5.11.2015, n. 22625);
Licenziamenti per giustificato motivo oggettivo – Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (GMO) è determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento (art. 3, L. 15.7.1966, n. 604). La sussistenza di un giustificato motivo oggettivo di licenziamento è subordinata al verificarsi di due condizioni:
• che il recesso sia stato determinato da obiettive esigenze organizzative o produttive aziendali;
• che non sia applicabile il c .d. repechage, ovvero che il lavoratore licenziato non possa essere riutilizzato in altro settore aziendale.
Licenziamenti ad nutum – Il lavoratore può essere legittimamente licenziato in assenza di un giustificato motivo o di una giusta causa, dunque “ad nutum”, solo in alcuni casi, ovvero:
? Durante il periodo di prova;
? Lavoratori domestici;
? Possesso del lavoratore dei requisiti di legge per il diritto alla pensione di vecchiaia;
? Al termine del periodo di formazione nel contratto di apprendistato;
? Atleti professionisti (legge 23.3.1981, n. 91; D.M. 13.3.1985);
? Personale inquadrato con qualifica di dirigente.
Il blocco dei licenziamenti – Dal 17 marzo 2020, data di entrata in vigore del Decreto Cura Italia, sono sospesi i licenziamenti per motivi economici, nonché l’avvio delle procedure collettive di riduzione del personale (articoli 4, 5 e 24 della Legge n. 223/1991).
Sono inoltre sospese le procedure di licenziamento per giustificato motivo oggettivo che richiedono, per gli assunti in data antecedente il 7 marzo 2015, il tentativo di conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro competente (per i datori di lavoro con un organico superiore alle 15 unità).
La sospensione è preclusa per 5 mesi, ovvero fino al 17 agosto 2020, come previsto dall’art. 80 del D.L. n. 34/2020 (D.L. Rilancio) che ha modificato l’art. 46 del D.L. 18/2020, e durante lo stesso periodo sono sospese le procedure pendenti avviate dopo il 23 febbraio 2020. Le deroghe poste a tale divieto sono per il:
• Licenziamento per giusta causa;
• Licenziamento ex art. 2118 alla fine del periodo di apprendistato;
• Licenziamento ex art. 2118 del lavoratore che abbia maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia;
• Licenziamento individuale del dirigente;
• Licenziamento per superamento del periodo di comporto ex art. 2110;
• Licenziamento per inidoneità psicofisica;

Riferimenti normativi

D.L. 34/2020;
D.L. 18/2020;
D.Lgs. 23/2015;
Art. 41 della Costituzione;
L. 223/91;
L. 604/1966;
Art. 2119 Codice civile.

Stefano Capuano