L’Intelligenza Artificiale: diritto alla salute o diritto alla privacy?

E’ arrivato il momento di approfondire il tema dell’IA esaminando e approfondendo l’angolo prospettico principale, anche se non l’unico, ossia il Diritto.

Abbiamo parlato nelle precedenti occasioni (vedi articoli pubblicati), di che cosa è l’IA e di cosa non potrà mai essere; abbiamo detto dell’indispensabilità dell’intervento e del controllo umano per quanto di ragione; abbiamo evidenziato il ruolo fondamentale dell’etica nella decisione su come progettare l’algoritmo che governa i processi di ausilio decisionale; è stato chiarito come l’IA sia destinata in un processo quasi immediato, a permeare tutti i gangli della vita sociale, senza per questo dominarli, ma essendo utilizzata dall’uomo e per l’uomo, almeno sino a quando l’algoritmo non raggiungerà la c.d. singolarità.

Per quella data (forse parecchi anni) chi può oggi dire come sarà l’IA o come sarà la società?

Certo è che se ci impegneremo in una ottica antropocentrica ed etica a disegnare le vie entro le quali, in maniera mutevole e flessibile, ma attorno a degli ancoraggi sicuri, deve muoversi lo sviluppo tecnologico,  potremo sperare di lasciare a quell’epoca un certo grado di stabilità ed un mondo evoluto sotto tutti i punti di vista.

Un’attività poco lungimirante o una inattività sarebbero fatali, lasciando spazio a discriminazioni ed abusi, assoggettamenti della popolazione, condizionamenti e ribellioni.

E’ giunto quindi il momento di approfondire il tema dell’IA esaminando l’angolo prospettico principale, anche se non l’unico, ossia il diritto.

Si potrebbe parlare di nuovi diritti o di nuovi paradigmi, ma la discussione non avrebbe un metro di partenza certo, almeno per le materie che da anni approfondisco e che secondo me sono alla base della convivenza sociale e civile.

La protezione del consumatore cittadino e la tutela del mercato attraverso la regolazione dello stesso e dei comportamenti nel mercato e per il mercato. Il tutto non può non trarre origine dai principi fondamentali dell’uomo consacrati nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione e nella Costituzione Italiana.

La prima questione che viene all’evidenza quando si parla di IA è l’utilizzo massiccio dei dati, i c.d. Big Data. Senza nutrirsi di Big Data l’IA non avrebbe modo di esprimere la sua potenzialità; essi rappresentano un carattere strumentale rispetto alle varie applicazioni di IA.

In questo contesto e nel momento per così dire “infosferico” in cui viviamo, proiettati “on line” ed in cui emaniamo montagne di dati al secondo, occorre soffermarsi sulla necessità di bilanciamento sia tra interessi pubblici e privati nell’utilizzo dell’IA da parte della PA, sia del rispetto dei principi di trasparenza degli atti amministrativi.

Nell’utilizzo dei dati e dell’IA invero, può facilmente capitare che vengano violati dei diritti fondamentali quali quello all’informazione, alla non discriminazione, all’informazione, alla trasparenza.

Per questo motivo si fa sempre riferimento alla Carta e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ciò, anche quando si elabora il codice etico con la collaborazione di tutti i soggetti europei a ciò deputati. Su questa base le ethicguidelines elaborate nell’aprile 2019, affermano un principio di ethic by design che sarà saldamente ancorato ai principi derivanti dalla Carta sui diritti fondamentali.

Da questo dibattito, coglie l’interesse del giurista un aspetto fra tutti e una domanda: la creazione di nuovi diritti; con l’utilizzo dell’IA è possibile configurare nuovi diritti, oppure si tratta di nuove declinazioni dei diritti fondamentali? La risposta non è semplice, specie in questa sede.

Ciò che allo stato appare opportuno è evitare una sovrapposizione di fonti e tentare di coniugare i nuovi diritti” o le nuove esigenze riconducendo gli stessi ai principi già enunciati e difesi con una produzione massiccia di giurisprudenza della Corte di Giustizia.  

Il precipitato cognitivo di questa affermazione è rinvenibile in tanti aspetti della vita sociale attuale.

Sarà quindi applicazione dei diritti fondamentali dell’uomo il diritto alla dignità umana quello di non essere dipendenti dalle macchine, come quello di non essere giudicati dalle stesse, come quello di rifiutare le cure di una macchina in via esclusiva. Estrinsecazioni queste, del diritto alla salute; così si potrebbe andare avanti esplorando, come faremo in questa rubrica, ogni situazione sociale che richiederà l’utilizzo dell’IA, dalla guida autonoma alla sanità, alla difesa, all’arte, alla blockchain, alla cybersecurity e tanto altro.

Vale la pena soffermarsi sul diritto alla salute e proviamo ad interfacciarlo con quello alla tutela della riservatezza e ai dati personali.

Assodato che non v’è bisogno di creare una nuova Carta dei diritti, non v’è chi non veda come sia necessario costruire un orizzonte complessivo ampio che non sia formalistico e prescrittivo, ma che fornisca un paradigma etico ampio e culturale su cui conformare un evento inedito e universale come la nuova civiltà dei dati.

Così la pensa la neo insediata Vicepresidente del Garante sulla Protezione dei Dati, Ginevra Cerrina Feroni.

Più volte ho detto come rispetto alla violazione o al pericolo di lesione di un diritto come quello alla salute consacrato dall’art. 32 della nostra Costituzione deve divenire recessivo, attraverso una ineludibile compressione di quello allaPrivacy.

Ovviamente condivido la posizione della Vicepresidente Cerrina Feroni, che considera  la presenza di diritti fondamentali concorrenti un obbligo di bilanciamento tra gli stessi,  con un contemperamento equo, ragionevole e proporzionato al fine da raggiungere.

Sicchè, i modelli di contenimento del contagio, anche a livello europeo non potranno essere mai vicini al modello asiatico in cui non vige la democrazia e vi è una sottomissione incondizionata dei cittadini al potere, per assicurare esigenze di ordine pubblico e con esse possono essere calpestati i diritti delle persone.

Allora, ciò che deve prevalere ad avviso di chi scrive, in situazioni come quelle che si stanno profilando in questo periodo di grande confusione dovuta al Covid-19 è un grande senso di responsabilità e di autodeterminazione.

Esso, accanto alla c.d. accountability dei decisori e delle tecniche da essi utilizzate, dovrebbe generare una consapevolezza in merito all’utilizzo che delle informazioni attinte dalle nostre emanazioni digitali essi faranno e quindi, ci dovrebbe portare ad una sorta di meta-regolazione.

Si passa quindi, da una strategia regolatoria di comando e controllo ad una regolazione volontaria e conformativa di regole che vengono create con un procedimento bottom up.

Attraverso la conoscenza, la trasparenza e la proporzionalità sarà così possibile attuare quel contemperamento fra i due diritti fondamentali di pari rango costituzionale che consentirà il migliore bilanciamento degli interessi in gioco.

Da quanto sin qui detto può concludersi che occorre una evoluzione del concetto di privacy e del rapporto con il potere in chiave dinamica al fine di generare dei parametri giuridici diversi per determinare delle regole e con esse i loro confini.

Ciò è ancor più vero se si pensa al ruolo del Garante in merito ai dati in possesso della PA. Si avverte una consapevolezza modesta da parte della PA in merito ai numerosi problemi ad esso connessi. Occorre una visione ampia in merito al rapporto interconnesso tra i produttori di tecnologia e i rischi di trasferimenti massicci dei consumatori generatori di mode, tendenze e culture che della tecnologia ha un bisogno vitale.

Ecco che interviene nuovamente la figura del regolatore che deve valorizzare i dati fisico economici e morali di tali dati. I dati così considerati, sono un bene della vita, perché consentono al mercato di progredire e alla tecnologia di servire il consumatore o il legittimo fruitore, ma al contempo divengono una questione di rilievo per la sicurezza nazionale.

Di qui, le attenzioni per il perimetro cibernetico e la direttiva Nis (Network and Information Security) 2016/1148 nei sette settori strategici; energia, trasporti, banche, mercati, sanità, sicurezza, forniture, distribuzione acqua potabile, infrastrutture digitali, cui si aggiungono motori di ricerca, cloud e piattaforme on line; tutti settori vitali per la stabilità del mercato interno.

Ma di ciò si parlerà più diffusamente in seguito.

Stefano Crisci

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