MES ultralight, perché non attivarlo?

Dal comunicato finale dell’Eurogruppo emerge che il nuovo MES potrà essere attivato esclusivamente per spese legate all’emergenza sanitaria a tassi molto bassi e restituibile in 10 anni. Non è ancora chiaro però se tale fondo sarà considerato al di fuori dei parametri classici nel rapporto debito/Pil oppure no.

Nell’ultima riunione dell’Eurogruppo, sembra sia stato trovato il giusto compromesso per l’attivazione del fondo, dotato di una capacità di 240mld di Euro, a favore dei Paesi che ne faranno richiesta e attivabile fino al alla fine del 2022, per spese legate esclusivamente alla sanità, diretta e indiretta, per l’emergenza Covid-19.

Le considerazioni da fare nella scelta dell’attivazione sono essenzialmente due: la convenienza economica, e la certezza che i fondi erogati non saranno sottoposti a nessuna condizionalità da parte del fondo Salva-stati, come accaduto invece nel caso Grecia, dove sono state applicate misure di controllo da parte della Troika draconiane, come riconosciuto dai molti esponenti della Comunità Europea.

Ogni Paese che deciderà di accedere al fondo lo potrà fare per un massimo del 2% del proprio Pil, nel caso Italia si tratta di circa 37mld di Euro, che dovranno essere impiegati esclusivamente per spese, dirette o indirette, legate alla crisi sanitaria determinata dal Covid-19 e che andranno a finanziare gli ospedali e tutta la rete medica di assistenza pubblica, come evidenziato dal commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni.

Per quanto riguarda i costi dell’adesione al fondo le condizioni, se confermate, saranno un tasso di interesse dello 0,1% annuo, con un costo una tantum dello 0,25% ed un costo annuale dello 0,005%.

Per ciò che concerne le condizionalità il fondo Salva-Stati è legato a trattati e condizioni molto precise dettate e attivate nel 2012. L’Eurogruppo ha ribadito, nelle sue conclusioni, che non vi saranno le condizionalità previste dai trattati in vigore. Questo dovrà essere materia di approfondimento per rendere certezza agli Stati che faranno richiesta di accesso al fondo, che l’erogazione avverrà senza i vincoli attualmente in vigore.

In Italia le conclusioni dell’Eurogruppo sul Mes hanno riacceso il dibattito politico non solo tra maggioranza e opposizione, con il centrodestra unito contro l’utilizzo del fondo Salva-Stati, ma addirittura all’interno della maggioranza stessa con i Dem e i renziani di Italia Viva favorevoli all’utilizzo e il Movimento 5Stelle diviso a metà sull’utilizzo o meno.

Ora al di là delle considerazioni di natura meramente economica sulla convenienza o meno dell’operazione, che comunque presenterebbe dei costi inferiori agli interessi che attualmente il nostro Paese paga sui titoli di stato, il poter disporre di una cifra così consistente permetterebbe all’Italia di programmare investimenti in un settore, come quello della Sanità, nel quale per molti anni a causa dei tagli effettuati si sono perse professionalità, strutture adeguate e una rete capillare di prevenzione sul territorio, che hanno determinato perdita di posti letto e lunghissime file di attesa per esami e interventi nelle strutture del S.S.N.

In conclusione se da un lato riprendiamo e facciamo nostra la considerazione dell’ex Ministro Carlo Calenda che, con grande pragmatismo e senso pratico, ha affermato: “Dopo aver preso visione del contratto di adesione al nuovo MES e avendo certezza delle nuove condizioni, perché non aderirvi e avere fondi per riorganizzare il nostro S.S.N.?”; dall’altro ci poniamo la seguente domanda: se dal 2022 ogni paese dovrà continuare a perseguire le linee di bilancio e riforme che consentano il rispetto dei parametri economici fissati, come espressamente citato nelle conclusioni dell’Eurogruppo, cosa vuol dire questo? Che come Paese Italia ci ritroveremo ogni anno, per dieci anni, 3.7mld di Euro da restituire e che saranno conteggiati fiscalmente come ulteriore debito gravante sul rapporto debito/Pil, o vista l’emergenza Covid-19 saranno fuori da questa posta di bilancio?

Perché se dovessero essere considerati all’interno del rapporto debito/Pil ogni anno ci troveremmo in netta salita nel risanamento del nostro debito pubblico che alla luce dell’emergenza Covid-19 sfiora oggi il 160% del Pil.