Mini stretta, ma soprattutto perché no al MES

Dopo tre giorni di confronto e discussioni arrivano le nuove misure di contenimento del contagio. Ma la nota rilevante sono le motivazioni del no al MES.

Siamo arrivati all’undicesimo DPCM, ormai è diventata una consuetudine. La stretta è mini come abbiamo potuto constatare dalle misure adottate, per questo rimandiamo alla lettura integrale del DPCM in allegato.

Ritengo più utile soffermarmi sulla chiarezza, finalmente dopo mesi di rinvii e scarsa informazione, sul tema del MES.

Il Premier, nella conferenza stampa tenuta alle 21.30 della sera del 18 ottobre, ha chiarito una volta per tutte le motivazioni che ad oggi rendono inattuabile il ricorso al MES, con buona pace dei Dem, di Italia Viva e di tutti coloro che in questi mesi hanno continuato a sostenere l’inevitabilità del ricorso a questo strumento.

Cito testualmente dalla conferenza stampa del Premier: “I soldi del Mes sono dei prestiti, non possono finanziare spese aggiuntive. Si possono coprire spese già fatte, in cambio di un risparmio di interessi. Cosa vuol dire? Siccome vanno restituiti vanno ad incrementare il debito pubblico, quindi questo implica che dovrò intervenire con nuove tasse o tagli di spesa perché il debito pubblico lo dobbiamo tenere sotto controllo. Peraltro per le spese per la sanità abbiamo stanziato nell’ultimo decreto circa 4 mld. E poi ci sono i soldi del Recovery Fund dove andremo ad investire circa 9/10 mld…Il Mes non è la panacea come viene rappresentato…” Il Presidente Conte ha poi continuato parlando anche del risparmio degli interessi sul nostro debito grazie a interessi che sono scesi in modo importante negli ultimi mesi, concludendo che se vi saranno fabbisogni di cassa si potrà prendere in considerazione l’uso del Mes, non senza aver segnalato che nessun paese in Europa ha chiesto di fare ricorso al Mes.

Alla luce di questa importante precisazione, che ha scatenato i commenti dei Dem e di Italia Viva che hanno parlato di demagogia e cattiva informazione verso l’opinione pubblica, il Premier ha aperto all’interno della maggioranza un dibattito acceso e, aggiungo, di forte contrapposizione politica sul tema.

Come più volte sostenuto nel corso di questi mesi su queste pagine (24 aprile e 9 maggio) il Mes è nato nel 2011 e ratificato nel 2012, dopo una modifica costituzionale dell’ordinamento tedesco, come uno strumento di sostegno estremo a quei paesi in difficoltà che ne avessero fatto ricorso, sotto però una strettissima sorveglianza da parte della Commissione europea, la famosa Troika già vista all’opera in Grecia, e che, nonostante tutte le dichiarazioni da parte di vari esponenti politici italiani, questi denari sarebbero serviti solamente per le spese di carattere sanitarie legate alla pandemia e che non sussistevano più i requisiti fondamentali per i quali il Mes stesso era nato; dalla serata di domenica abbiamo capito che così non è.

Non si possono cambiare le finalità di strumenti nati con caratteristiche precise, senza cambiare i trattati che ne regolano le modalità di attuazione e le finalità.

Il Mes nasce con determinate caratteristiche che non possono essere cambiate senza nuovi trattati che ne regolano l’uso e soprattutto con conseguenze diverse da quelle stabilite.

Le parole del Premier sono state chiare ed inequivocabili: “Il Mes va ad influire sul debito pubblico e come tale ne consegue un aumento di tasse o tagli di spesa”, e se questo non viene attuato scattano le misure di garanza previste: controlli stringenti e arrivo della Troika con effetti devastanti che abbiamo già visto in Grecia.

Quindi in questo momento viviamo una situazione politicamente davvero anomala, Il Presidente del Consiglio ed il Movimento5Stelle sulle stesse posizioni di parte delle opposizioni, e segnatamente Lega e Fratelli d’Italia, mentre l’altra parte della maggioranza e cioè Dem, Italia Viva è con Forza Italia.

Di fatto in un paese normale vi sarebbe una crisi di Governo aperta nella sostanza. Ma si sa l’Italia è paese strano e atipico, dove le maggioranze e le minoranze si fanno e si disfano a seconda delle esigenze di poltrone e di governo.

Lorenzo Ferragamo