Le misure a sostegno delle imprese di medie dimensioni nel D.L. Rilancio

Per il mese di aprile l’Istat ha stimato un calo dell’export verso i paesi extra Ue del 44,3% su base annua. Con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità” l’esecutivo ha cercato di garantire il flusso di liquidità ai settori produttivi. Con il D.L. “Rilancio” sono state varate misure a sostegno della capitalizzazione delle imprese di medie dimensioni.

Mentre l’Italia si appresta a tornare ad una “nuova” normalità fatta di mascherine, gel igienizzante e distanziamento sociale, lo spettro di una crisi economica profonda e duratura si avvicina sempre più.

Secondo gli ultimi dati della Banca d’Italia, nel 2020 il Prodotto interno lordo subirà una contrazione compresa tra il 9% e l’11%. Per il mese di aprile l’Istat ha stimato un calo dell’export verso i paesi extra Ue del 44,3% su base annua, mentre l’indice di fiducia delle imprese nel mese di maggio ha registrato il valore minimo dall’inizio della serie storica.

In questo contesto economico si susseguono gli interventi del Governo, il quale, tra decreti legge annunciati, ma poi pubblicati con colpevole ritardo, e dissidi interni alla maggioranza, confida in una supposta resilienza del tessuto produttivo nonché in un agognato rimbalzo del PIL per gli anni a venire.

Con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità” l’esecutivo ha cercato di garantire il flusso di liquidità ai settori produttivi, intento perseguito anche con il D.L. “Rilancio”, che, inoltre, prevede misure a sostegno della capitalizzazione delle imprese di medie dimensioni.

In particolare, l’art. 26 del D.L. n. 34/2020 (c.d. D.L. “Rilancio) prevede tre misure volte al loro rafforzamento patrimoniale.

Un primo intervento riguarda gli aumenti di capitale deliberati tra il 19 maggio ed il 31 dicembre 2020 a pagamento integralmente versato. Gli investitori, infatti, potranno beneficiare di un credito d’imposta pari al 20% del conferimento, calcolato nella misura massima di 2 milioni di euro, purché la partecipazione venga mantenuta almeno fino al 31 dicembre 2023.

Tale misura non si rivolge agli aumenti di capitale di ogni impresa, ma solo a quelle che rispettano i seguenti requisiti:

  • forma giuridica di: società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società assicurative, società cooperative, società europee e società cooperative europee;
  • sede legale in Italia (sono ammessi anche investimenti effettuati in stabili organizzazioni in Italia di imprese aventi sede legale in Stati membri UE ovvero dello Spazio economico europeo).
  • abbiano ricavi relativi al periodo di imposta 2019 superiori ai 5 milioni di euro ed inferiori ai 50 milioni di euro;
  • abbiano subito perdite di ricavi nel secondo bimestre 2020 non inferiori al 33% rispetto all’analogo periodo del 2019.

L’investimento può avvenire anche per mezzo di quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio, nonché da parte di soggetti non residenti in Italia. Tuttavia, in quest’ultimo caso, appare complessa la possibilità di usufruire fattivamente del credito d’imposta qualora, ordinariamente, tali soggetti non producano redditi sul territorio nazionale.

L’agevolazione decade, con obbligo di restituzione dell’ammontare detratto e interessi nella misura legale, qualora la società provveda alla distribuzione di qualsiasi tipologia di riserva prima del 31 dicembre 2023.

Il credito così ottenuto, ai sensi del comma 7 art. 26, può essere utilizzato sin dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta dell’investimento, anche in compensazione. Attesa la formulazione letterale della norma, sembra invece esclusa la possibilità di rimborsi.

In nessun caso, ai sensi del comma 5, potranno beneficiare del credito le società che controllano, anche indirettamente, la società conferitaria o che, comunque, sono sottoposte a comune controllo, collegate ovvero controllate dalla stessa.

Il decreto prevede altresì ulteriori agevolazioni per la società che ha ricevuto l’apporto di capitale, la quale si vedrà riconosciuto un credito d’imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto, fino alla concorrenza del 30% dell’aumento di capitale.

Anche in questa ipotesi, la società conferitaria e beneficiaria del credito di imposta deve soddisfare determinati requisiti, oltre a quelli già elencati in precedenza:

  • alla data del 31 dicembre 2019 non deve risultare tra le imprese in difficoltà così come definite dalla normativa europea (Reg. UE nn. 2014/651, 2014/702, 2014/1388)
  • si trovi in situazione di regolarità contributiva e fiscale, nonché in regola con le disposizioni in materia edilizia, urbanistica, lavoro, prevenzioni infortuni e salvaguardia ambientale;
  • abbia ricevuto e non rimborsato, ovvero depositato in un conto bloccato, aiuti di stato ritenuti illegali o incompatibili dalla Commissione Europea;
  • non sia oggetto di misura di prevenzione personale ai sensi dell’art. 67 comma 4 D.lgs. n. 159/2011 (c.d. Codice antimafia);
  • non abbia amministratori, soci o, comunque, titolari effettivi che, negli ultimi 5 anni, siano stati destinatari della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici dovuta a sentenza di condanna definitiva per i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto (art. 12 comma 2 D.lgs. n. 74/2000, erroneamente indicato come D.Lgs. n. 7/2000 nel testo del decreto). La società decade dal beneficio, con obbligo di restituzione dell’importo oltre agli interessi nella misura legale, qualora provveda alla distribuzione di qualsiasi tipologia di riserva prima del 1 gennaio 2024.

La terza misura è rappresentata dai commi 12 e ss. dell’art. 26, i quali istituiscono il “Fondo Patrimonio PMI”, che, secondo quanto affermato nella medesima norma, ha il fine di sostenere e rilanciare il sistema economico-produttivo.

Questo fondo, fino al 31 dicembre 2020, potrà sottoscrivere obbligazioni o titoli di debito emessi da tutte quelle società che abbiano deliberato tra il 19 maggio ed il 31 dicembre 2020 un aumento di capitale a pagamento integralmente versato e che, inoltre, presentino tutti i requisiti di cui ai commi 1 e 2 art. 26 (ossia tutti i requisiti sopra elencati).

L’ammontare massimo della sottoscrizione deve essere pari al minore importo tra il triplo dell’ammontare dell’aumento di capitale ed il 12,5% dei ricavi relativi al periodo di imposta 2019.

La gestione del fondo sarà affidata ad Invitalia Spa ovvero ad una società da questa interamente controllata.

Gli strumenti finanziari dovranno essere rimborsati decorsi sei anni dalla sottoscrizione, ovvero in via anticipata decorsi tre anni. Nell’ipotesi di fallimento ovvero altra procedura concorsuale, i crediti saranno soddisfatti dopo i crediti chirografari ma prima di quelli inerenti ai finanziamenti dei soci di cui all’art. 2467 c.c.

La società emittente dovrà altresì assumersi l’impegno di:

  • non deliberare o effettuare, sino all’integrale rimborso, la distribuzione di qualsiasi tipologia di riserva, acquisti di azioni o quote proprie ovvero procedere al rimborso di finanziamenti dei soci;
  • destinare il finanziamento al sostegno dei costi di personale, investimenti, o capitale circolante, impiegati in stabilimenti produttivi o attività imprenditoriali localizzati sul territorio nazionale;
  • fornire al gestore del fondo un rendiconto periodico.

Infine devono comunque rappresentarsi tre importanti limitazioni alle misure fin qui evidenziate.

Il comma 20 dell’art. 26, infatti, riporta una complessa normativa in materia di cumulo tra gli aiuti previsti dal medesimo articolo e quelli individuati ai sensi del paragrafo 3.1 della Comunicazione della Commissione europea recante un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”.

Inoltre, i commi 10 e 11 prevedono un limite di spesa rinviando ad un successivo decreto ministeriale per stabilirne i criteri e le modalità di applicazione.

L’efficacia di tutte le misure fin qui evidenziate, come previsto dal comma 3, è altresì subordinata all’autorizzazione della Commissione Europea ai sensi dell’art. 180 paragrafo 3 TFUE.

In conclusione rimane l’importante aspettativa che i “sostegni” siano un vero e sostanziale sistema di rilancio e non altro.

Doriana Silvestri