Misure di prevenzione personale e gravità del reato

Le misure di prevenzione di carattere «personale» nell’indice di «gravità del reato».

L’«ante delictum» nella prevenzione della lesività personale dell’actiodelicti.

L’«Ante delictum», ovvero, ciò, che assume, una propria collocazione di ordine «spaziale» e «temporale», precedente, alla verificazione de facto e in actio di un «reato» (o actio delicti). Una cavità «verbale» che, in pectoris, crea un «intervallo» di definizione, il cui preponderante «dominio» è dato dalla perniciosa valenza della obiettiva, quanto «lesiva» «subiettività» del circostanziato «attore».

La «specificità» dell’attore, può essere indiziaria di una potenziale «capacità» nel compiere un reato, il quale possa vilipendere: l’integrità fisica e morale dei minorenni; la sanità; la sicurezza; la pubblica tranquillità. Una c.d. «azione» di «precauzione», diviene così, necessario «principio di attuazione», di un dispositivo compimento, di delimitazione e verificabilità, che abbia la propria «interiore» inerenza con un evento «dannoso»; ovvero, un’«ipotetica» stimabilità della «pericolosità» stessa dell’«attore». In tale senso, «due», sono gli elementi «determinativi», che, intervengono nella disamina «ante delictum»: a) l’ipotesi di reato = con la quanti-qualificazione dell’«offesa» potenzialmente arrecabile a un «bene giuridico»; b) la «prevedibilità criminologica» individuale dell’«attore», la cui verificabilità, in sé racchiuda, l’affidabilità di una «effettività» prossima alla «previsione» di una socialità realmente pericolosa.

La gradualità «etica» e di «principio» nell’«ante delictum».

Ai sensi dell’art. 1 della legge n. 136 del 13.08.2010, rispettivamente nei suoi paragrafi 2 lett. d), e 3 lett. a) paragrafo 1, il sistema di regolamentazione italiano, in materia di «prevenzione», sia di carattere personale, quanto, di carattere meramente patrimoniale, si coordina, de plano, con quello sensibilmente europeo; nell’ordine di un siffatto complessivo sistema «dispositivo», un tale intervento legale e giuridico, si prevede, possa essere esercitato, anche, indipendentemente, dal prevalente ambito di natura prettamente penale.    

Come noto, una simile caratterizzazione di natura normativo-regolamentare, si modella sugli «efficaci» e salienti somatici tratti caratteristici:

  • della «materialità generale» dell’organismo di prevenzione, quale distintiva «poietica» profilazione della punibilità del reato;
  • della minaccia di un comportamento «inquisitivo» e «incriminatorio»;
  • dell’azione di intimidazione-deterrenza.

L’origine di «afflittiva» natura delle misure di «prevenzione» di carattere personale, ai sensi di quanto poc’anzi lucidamente evidenziato, è da rapportarsi, proporzionatamente, alla coscienza giuridica, di endemica percezione, concernente l’art. 1, paragrafo 1, del d.lgs. n. 161 del 7 settembre 2010, laddove, si evidenzia, efficacemente, che, le disposizioni di carattere penale,  irrogano pene detentive o misureprivative della libertà personale, nei limiti della somma e inderogabile compatibilità con i principi dell’ordinamento costituzionale italiano in tema di diritti fondamentali, libertàe di equo processo.

Un principio di massima, quest’ultimo, così espresso, nell’ambito di un reciproco riconoscimento e una consapevole applicazione, con riguardo, alle sentenze penali, propriamente, e, intrinsecamente, a una debita esecutività da sancirsi per queste ultime, in ambito nazionale quanto eminentemente europeo.  

Una massima di incisiva soluzione regolamentare, aperta positivamente e altrettanto propositivamente, a quanto constata di «statuizioni» non meramente legate alla commisurazione della pena, quali quelle di stretta inerenza alle misure di prevenzione personale, valevolmente affidate dal nostro giuridico ordinamento ai seguenti principi di: personale responsabilità penale nei termini del co. 1 dell’art. 27 Cost.; di rispetto della «dignità» del singolo «individuo» nei termini del co. 1 dell’art. 3 Cost., così come ben evidenziato dalla dottrina penale prevalente.

Conclusioni.

La sintesi discretiva e procedurale della questionata «ratio», di ordine inquisitivo, ivi presentata, marca, la stessa territoriale «giurisdizione» della certezza e della legalità regolamentare del «diritto». I notori elementi di umanità, antigiuridicità, colpevolezza e punibilità, resi espliciti dalle norme, quanto dalla stessa dottrina, forniscono una configurata definizione all’apposizione di «termini», e «vincoli», da correlarsi alla c.d. prevenzione di carattere personale. Il tutto, deve, però, essere necessariamente, riepilogato, e reso eseguibile (come ben noto agli studiosi ed esecutori del «diritto») nei termini di un’inviolabile personalità individuale, e inerente libertà, da riconoscersi, a ciascun essere umano, al di là di possibili partizioni, o discriminazioni di specie. In tale caso diviene, peraltro, valevole, il riferimento, a un «principio di proporzionalità», da esibirsi, nella sua circoscritta operativa legalità di «diritto», nelle salienti misure prospettate dalla legislazione normativa poste in luce attraverso l’art. 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, così come fonti, in materia, manifestamente evidenziano.

E per quanto, le suddette misure di prevenzione di natura personale, non siano pregnantemente legate a proposizioni di carattere penale, tuttavia, è possibile, in tale sede riflessiva, affermare, con scientifica evidenza, che le stesse vadano predisposte, in misura stringentemente coordinabile, con un ipotetico indice di sussunzione, relativo alla «potenziale» gravità di un reato. In pratica, ciò che i dottrinari penalisti, catalogano, conformemente, alla portante denominazione di «imputabilità della circostanza», e di relativa oggettività o soggettività della medesima, rende stimabile la «graduabilità» delle indefinite giuridiche sfumature di «tenuità», o di relativo «aggravio» della «punibilità» de facto, o in actio; il che, rende acquisibile, una vincolante consistenza estimativa di «tipicità», o di «discrezionalità», di reato, da preservarsi nel riservato accertamento di quest’ultimo, quanto nelle stesse misure di natura preventiva o precauzionale da porre in essere con chiara evidenza.

Lucia D’Angelo

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