No alle notifiche di ingiunzioni fiscali, ma i Comuni non bloccano gli accertamenti

La circolare del Mef fissa al 31 agosto la data entro la quale non possono essere notificate ingiunzioni di pagamento. Lo stand-by previsto dal Dl 18/2020 differisce i termini di decadenza e prescrizione.

La circolare del Mef che fissa fino al 31 agosto il divieto di notifica di ingiunzioni fiscali, non limita invece l’attività dei Comuni in materia di accertamenti esecutivi.

L’art. 67 del Decreto Cura Italia (D.L. 18/2020), che norma la sospensione dei termini delle attività di controllo, comporta anche un differimento circa i termini di decadenza e sospensione. Queste sono le novità più rilevanti sugli effetti dei decreti sulle entrate comunali contenute nella risoluzione n. 6 emessa dal MEF.

Come già noto l’art. 67, comma 1 del Decreto Legge 18/2020, prescriveva che tutte le l’attività di controllo era da intendersi sospese nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio.

La suddetta sospensione però non limitava o impediva agli Enti impositori di continuare ad adempiere alla loro attività di accertamento. Infatti ed in sintonia con la circolare n. 10/2020 dell’Agenzia delle Entrate, sempre il MEF precisa che anche per le entrate locali deve essere applicato il corrispondente differimento dei termini sia di decadenza che di prescrizione.

La precisazione è di particolare rilievo per il mondo dei tributi comunali che non è destinatario di alcuna proroga espressa. Ne consegue, tra l’altro, che i termini in scadenza a fine anno potranno beneficiare di un allungamento pari a 85 giorni.

Riprendendo quindi in esame la norma contenuta nell’art. 68 del Decreto Legge 18/2020, ed anche alla luce delle modifiche sopraggiunte nel successivo Decreto Rilancio (DL 34/2020), risulta sospesa la sospensione dei versamenti, provenienti da cartelle, accertamenti esecutivi e avvisi di debito, in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 agosto 2020.

E ancor di più si richiama il testo integrale dell’articolo 12, del decreto legislativo 159/2015. Riprendendo la circolare n. 5/2020 delle Entrate, gli accertamenti esecutivi interessati dalla sospensione sono solo quelli già affidati all’agente della riscossione, alla data dell’8 marzo scorso.

Il rinvio inoltre all’art. 12 del Dlgs 159/2015 comporta altresì il divieto di notifica delle cartelle di pagamento durante il periodo di moratoria.

Sempre all’art. 68, comma 2 del Decreto Cura Italia viene stabilito che le previsioni del I° comma dello stesso articolo, vengano applicate parimenti alle ingiunzioni e agli accertamenti esecutivi emessi dagli Enti territoriali.

Giova ricordare a tal proposito che a far data dal 1° gennaio, la legge di bilancio 2020, estendendo anche alle entrate comunali lo stesso principio già operante per l’Agenzia delle Entrate (Art. 29, DL 78/2020).

Analizzando ancor di più nel merito la risoluzione in oggetto, appare evidente che la lettura dei primi due commi dell’art. 68 trova logica applicazione nel divieto di notifica sia delle cartelle che delle ingiunzioni fiscali.

La normativa di legge mette naturalmente sullo stesso piano sia la riscossione erariale sia quella locale. Ne deriva naturalmente che fino al 31 agosto prossimo non possono essere notificate le ingiunzioni di pagamento delle entrate comunali.

Dagli accertamenti esecutivi del Mef si rileva quindi che il riferimento riportato nel II° comma, dell’art. 68 del Decreto Cura Italia si rivolge solamente agli atti diventati esecutivi alla data dell’8 marzo del 2020.

Quindi nulla vieta ai comuni di notificare i nuovi atti, con valenza sia esecutiva che precettiva, durante il periodo di sospensione, atteso che essi sono, per l’appunto, esclusi dalla previsione in esame.