Pagamento del debito retributivo. Prova rischiosa con l’assegno

Produzione di assegni come prova del pagamento della retribuzione in mancanza di regolari buste paga.

In tema di procedimenti in materia di lavoro e di previdenza, quando il pagamento di un determinato numero di mensilità di retribuzione, per l’assenza delle buste paga, è eccepito mediante la produzione di assegni – che per loro natura presuppongono l’esistenza di un’obbligazione cartolare (e l’astrattezza della causa) – il debitore è tenuto a dimostrare il collegamento degli assegni prodotti con i crediti azionati, ove ciò sia contestato dal creditore.

Nello specifico la Società datrice di lavoro è stata condannata al pagamento di una somma a titolo di retribuzione, tredicesima mensilità maturata e T.f.r., oltre interessi e rivalutazione, in favore di una ex dipendente; la lavoratrice in questione ha ottenuto dal Tribunale l’emissione di un decreto ingiuntivo e la Società ingiunta, allo scopo di dimostrare l’inesistenza del debito retributivo, ha prodotto un assegno bancario.

L’efficacia probatoria di detto assegno, tuttavia, è stata esclusa dai giudici, sia di merito sia di legittimità, con la conseguenza che la causa si è chiusa in senso favorevole alla lavoratrice.

C’è comunque da fare una premessa; in tema di procedimenti in materia di lavoro e di previdenza, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza in commento (Sez. L, n. 115/2020), ha affermato che: quando il pagamento di un determinato numero di mensilità di retribuzione, per l’assenza delle buste paga, venga eccepito mediante la produzione di assegni, che per loro natura presuppongono l’esistenza di un’obbligazione cartolare (e l’astrattezza della causa), il debitore è tenuto a dimostrare il collegamentodegli assegni prodotti con i crediti azionati, ove ciò sia contestato dal creditore.

Nello specifico la Società, esercente l’attività di produzione e fornitura d’imballaggi di legno, è stata condannata dalla Corte d’Appello di Potenza al pagamento, in favore di un’ex dipendente, della somma di 1.800,00 euro oltre interessi e rivalutazione, a titolo di retribuzione di novembre 2009, tredicesima mensilità maturata e T.f.r..

La sentenza di primo grado aveva invece revocato, in accoglimento dell’opposizione proposta dalla Società datrice di lavoro, il decreto con il quale la lavoratrice aveva ad essa ingiunto il suddetto pagamento.

La Società in questione ha eccepito l’estinzione del debito oggetto del giudizio, e a riprova di ciò ha prodotto un assegno bancario pervenuto nella disponibilità della lavoratrice dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

La Corte territoriale ha escluso l’adeguatezza della prova del pagamento del debito oggetto di causa, sulla base di un titolo di credito.

Pertanto, la Società ingiunta ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo, incentrato sulla corretta ripartizione dell’onere probatorio tra creditore e debitore, con riguardo al collegamento tra il titolo di credito (assegno) e il debito fatto valere in giudizio, asseritamente non estinto.

La lavoratrice intimata non ha svolto difese.

Pertanto nel respingere il ricorso della Società datrice di lavoro, gli Ermellini hanno ribadito i seguenti principi di diritto:

  • spetta al Datore di lavoro, il quale non possa provare di aver corrisposto la retribuzione dovuta al dipendente mediante la normale documentazione liberatoria data dalle regolamentari buste paga recanti la firma dell’accipiente, l’onere di provare rigorosamente i relativi pagamenti eseguiti in riferimento ai singoli crediti vantati dal lavoratore e della cui sussistenza sia stata acquisita la dimostrazione (Cass. n. 1484/1986; Cass. n. 4512/1992);
  • Quando il convenuto per il pagamento di un debito dimostri di aver corrisposto una somma di denaro idonea all’estinzione del medesimo, spetta al creditore, che sostenga l’imputazione del pagamento all’estinzione di un debito diverso, allegare e provare l’esistenza di quest’ultimo, nonché la sussistenza delle condizioni necessarie per la dedotta diversa imputazione: non potendo peraltro il principio trovare applicazione nel caso in cui il debitore eccepisca l’estinzione del debito fatto valere in giudizio per effetto dell’emissione di più assegni bancari, atteso che, essa implicando la presunzione di un rapporto fondamentale idoneo a giustificare la nascita di un’obbligazione cartolare, resta a carico del debitore convenuto l’onere di superare tale presunzione, dimostrando il collegamento tra il precedente debito azionato ed il successivo debito cartolare, con la conseguente estinzione del primo per effetto del pagamento degli assegni (Cass. n. 3008/2012; Cass. n. 3194/2016);
  • In tema di prova del pagamento, soltanto a fronte della comprovata esistenza di un pagamento avente efficacia estintiva, ossia puntualmente eseguito con riferimento a un determinato credito, l’onere della prova viene nuovamente a gravare sul creditore il quale controdeduca che il pagamento deve imputarsi a un credito diverso. Ne consegue che tale principio non può trovare applicazione quando il pagamento venga eccepito mediante la produzione di assegni o cambiali, che per la loro natura presuppongono l’esistenza di un’obbligazione cartolare (e l’astrattezza della causa), così da ribaltare nuovamente l’onere probatorio in capo al debitore, che deve dimostrare il collegamento dei titoli di credito prodotti con i crediti azionati, ove ciò sia contestato dal creditore (Cass. n. 26275/2017).

In applicazione di tali principi, la Corte di legittimità ha respinto il ricorso, senza alcun provvedimento sulle spese di giudizio, non avendo la lavoratrice vittoriosa svolto difese.

Stefano Capuano