Il Piano Colao. La montagna ha partorito il topolino

Presentato il piano: “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”

Per mesi ci siamo chiesti: che fine ha fatto la task force guidata da Vittorio Colao? Per mesi ci siamo chiesti, animati dal sacro furore della conoscenza, quali saranno le proposte della task force di Vittorio Colao? Finalmente sono arrivati sul tavolo del Presidente Conte i risultati del lavoro svolto dal gruppo di lavoro coordinato da Vittorio Colao da Londra.

Dopo mesi di lavoro sono stati individuate 6 macro aree: imprese e lavoro; infrastrutture e ambiente, turismo arte e cultura; pubblica amministrazione; istruzione ricerca e competenze; individui e famiglie.

Possiamo dire che la montagna ha partorito il classico topolino?

Abbiamo dovuto attendere mesi, con tutto il rispetto per gli eminenti membri dell’ennesima task force chiamata al capezzale dell’Italia in emergenza Covid19, per conoscere le aree nelle quali occorre intervenire per risollevare le sorti di questo Paese.

Abbiamo dovuto attendere mesi per sentirci dire che il Turismo, le Infrastrutture, le Imprese, l’Ambiente, il Lavoro e il mondo dell’Impresa, l’Istruzione e la Ricerca, gli Individui e la famiglia, elementi fondamentali e imprescindibili della polis; devono essere messi al centro di un progetto di rilancio e ricostruzione del nostro Paese.

Abbiamo dovuto attendere mesi affinchè una task force che non ha visto coinvolte le parti sociali di questo paese ma solamente degli eminenti studiosi, teorici dei vari settori, ci indicasse la via sulla quale, folgorati dal Piano Colao, abbiamo trovato la luce in fondo al tunnel nel quale ci siamo persi.

Il documento presentato al Presidente Conte, consta di ben 121 pagine. Suddiviso in 6 macro-aree e relativi macro-obiettivi, con il pomposo titolo di: “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”

Tre sono gli obiettivi trasversali che il testo raccomanda: «digitalizzazione e innovazione; rivoluzione verde; parità di genere e inclusione». Argomenti questi che fortunatamente vengono proposti nel documento essendo completamente assenti dal dibattito politico in atto, con buona pace del Partito Democratico di Zingaretti o del Movimento5Stelle di Crimi, Di Maio o di Di Battista, non sappiamo bene chi sia a guidare i pentastellati. Oppure Italia Viva di Matteo Renzi che alla Leopolda ogni anno si affanna a cercare vie nuove da indicare a questo paese. Bastava aspettare la Task force di Vittorio Colao.

«Un’Italia più forte, resiliente ed equa», è l’obiettivo centrale del documento. Tra le proposte chiave, il rinvio per le imprese del saldo imposte 2019 e del primo acconto 2020, l’emersione del lavoro nero e la regolarizzazione del contante derivante da redditi non dichiarati, l’accelerazione dello sviluppo delle reti 5G; gli incentivi al reinsediamento in Italia di attività ad alto valore aggiunto; l’esclusione del ‘contagio Covid-19’ dalla responsabilità penale del datore di lavoro.

L’impressione che unendo sia le proposte provenienti dalla maggioranza che dall’opposizione si sarebbe arrivati alle stesse conclusioni, forse in tempi molto più rapidi, è davvero molto forte.

Tutto questo lavoro non è stato però sufficiente a tracciare una strada certa e sicura da seguire nel piano di rilancio tanto caro a Giuseppe Conte. Ancora una volta la maggioranza si è spaccata e sono emerse tutte le contraddizioni politiche delle due maggiori forze che sostengono l’attuale Governo, senza contare che il Piano Colao ha scontentato anche Italia Viva di Matteo Renzi.

A fare da contraltare all’insoddisfazione per le conclusioni raggiunte dalla task force di Colao, è la soddisfazione dell’opposizione che ha visto molte delle proposte avanzate negli ultimi mesi, regolarmente respinte dall’esecutivo, far parte delle raccomandazioni del documento“Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”.

La storia non finisce qui però. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha pensato bene di annunciare in diretta televisiva, nell’ultima conferenza stampa dal giardino di Palazzo Chigi, dopo mesi di silenzio, la convocazione degli Stati Generali dell’Economia per il rilancio del sistema Italia. L’ultima volta che si è tenuta un’assise così importante fu nel lontano 1789 nella Francia di Luigi XVI per affrontare una gravissima crisi economica. La convocazione non fece certo la fortuna dell’allora Sovrano che fu deposto dal terzo Stato composto dai rappresentanti della popolazione urbana e rurale, cioè il Popolo, che si autoproclamò unico vero rappresentante del popolo francese assumendo il nome di Assemblea Nazionale. Il Sovrano mori pochi mesi dopo nel gennaio del 1793.

L’iniziativa ha suscitato non poche perplessità ad iniziare dal Ministro Gualtieri che ha espresso il suo risentimento per non esserne stato neanche informato. Il Presidente Conte, colui che non voleva lasciare il Paese nelle mani di chi invocava i “Pieni poteri”, sembra aver accantonato questa paura per accentrarli nelle sue mani, come abbiamo potuto constatare durante l’emergenza Covid19 con i vari DPCM, criticati e giudicati illegali e anticostituzionali da molti eminenti giuristi e costituzionalisti, e continua per la sua strada sempre più intento e preoccupato da un lato ad apparire l’unico in grado di decidere e dall’altra di non essere ridimensionato nel suo ruolo dalle voci e dagli inviti sempre più espliciti che arrivano dalla sua stessa maggioranza, che invoca un “cambio di passo” e una “svolta decisa” nell’azione di questo Governo.

L’invito a partecipare ai lavori è stato esteso anche alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Se l’Europa non è già entrata nelle decisioni del nostro Governo poco ci manca. Non si hanno notizie di importanti decisioni prese da importanti Paesi come la Francia o la Germania alla presenza di membri autorevoli delle Istituzioni europee. A questo punto il colpo di scena: l’opposizione annuncia che non risponderà “presente” all’invito del Governo per gli Stati Generali a Villa Panphili. Salvini, Tajani e Giorgia Meloni hanno fatto sapere che diserteranno i lavori non essendo interessati a passerelle fuori delle sedi istituzionali per discutere sul futuro del Paese, riconoscendo al Parlamento l’unico luogo deputato a ciò; lasciando così la maggioranza da sola con le sue contraddizioni e con sul tavolo un piano che sembra scritto più dall’opposizione che dalla stessa maggioranza.

A questo punto sorge spontanea la domanda: ma che bisogno c’era del Piano Colao? Non sarebbe stato più conveniente e rapido convocare tutte le forze sociali e politiche da subito per discutere del rilancio del Paese?

I problemi di questo Paese sono noti a tutti, il problema non è individuare le criticità, ma le soluzioni. Soluzioni che però vedono una maggioranza fragile, divisa e contrapposta più sul come vincere le prossime elezioni che sul fare ciò che davvero serve al Paese.

Lorenzo Ferragamo