Il processo telematico: nullità e inammissibilità (2° Parte)

Comparsa in riassunzione ex art. 125 disp. att. c.p.c. a seguito di declaratoria di incompetenza del Tribunale originariamente adito: atto endoprocessuale o atto introduttivo, ai fini delle modalità di deposito.

Nella prima parte dell’articolo abbiamo trattato in linee generali le conseguenze derivanti dal deposito di atti non conformi alle regole del processo telematico dettate dall’art. 16 bis D.L. 179/2012.

In questa seconda parte ci occuperemo della comparsa in riassunzione del processo, a seguito della declaratoria di incompetenza del giudice originariamente adito.

Occorre innanzitutto indagare sulla natura giuridica della comparsa in riassunzione, ovvero se tale atto debba intendersi ai fini della normativa sul PCT come atto introduttivo vero e proprio, che al pari dell’atto di citazione non richiede il deposito telematico, o come atto endoprocessuale, ovvero come atto posto in essere dalle parti già precedentemente costituite, che ai sensi dell’art. 16 bis D.L. 179/2012, deve al contrario depositarsi esclusivamente con modalità telematiche. 

Sul punto la Corte di Cassazione non si è ancora pronunciata, e la giurisprudenza di merito non ha fornito una soluzione univoca.

Chi scrive, anche se la giurisprudenza di merito maggioritaria è di segno opposto, ritiene che ai fini delle modalità di deposito, la comparsa in riassunzione deve intendersi alla stregua di un vero e proprio atto introduttivo, ove si consideri che l’art. 125 delle disp. att. del c.p.c., dispone che la riassunzione della causa ex art. 50 c.p.c., va fatta con comparsa in riassunzione, (e non con ricorso) che deve contenere l’indicazione dell’udienza nella quale le parti devono comparire osservati i termini di cui all’art. 163 c.p.c., e l’invito a costituirsi ai sensi dell’art. 166 c.p.c.. Orbene, mentre la struttura del ricorso potrebbe consentire il deposito telematico dell’atto, in quanto prevede il preventivo deposito presso il Tribunale e la successiva notifica del ricorso in formato pdf nativo, con pedissequo provvedimento giudiziale contenente l’indicazione dell’udienza di comparizione,  la comparsa in riassunzione, così come dispone l’art. 125 delle disp. att. c.p.c., prevede (al pari dell’atto di citazione) l’indicazione dell’udienza di comparizione nel corpo dell’atto, con l’invito a costituirsi nei modi e nei termini di legge, il che porterebbe ad escludere il deposito telematico dell’atto, se prima non è stata eseguita la notificazione. La comparsa in riassunzione, così come disciplinata nel citato articolo, contenendo di fatto tutti gli elementi dell’atto di citazione, che come è noto non è compatibile per sua natura con la notifica dell’atto in formato pdf nativo, non può, pertanto, ritenersi atto endoprocessuale ai fini della normativa sul PCT.  

E’ infatti ragionevole supporre che l’art. 16 bis D.L. 179/2012, nel disporre l’obbligo del deposito degli atti con modalità telematiche per “le parti precedentemente costituite “abbia inteso riferirsi alle parti costituite dinanzi allo stesso ufficio giudiziario, mentre nell’ipotesi di riassunzione ex art. 125 disp. att. c.p.c., è necessaria un’ulteriore costituzione dinanzi a un diverso ufficio giudiziario. 

Deve osservarsi che queste prime conclusioni alle quali si è pervenuti attraverso l’interpretazione letterale dell’art. 125 disp.att. c.p.c., non si pongono in contrasto nè con il principio della traslatio judicii, nè con la natura endoprocessuale della comparsa in riassunzione, come argomenta in modo ineccepibile il Tribunale di Arezzo nella sentenza del 12 giugno 2018.

In detta sentenza il giudice aretino ha respinto l’eccezione di tardiva riassunzione del processo fondata sull’invalidità del deposito cartaceo, anzichè telematico della comparsa in riassunzione, per un duplice ordine di motivi. 

In primo luogo perchè è da escludere che la comparsa in riassunzione ex art. 125 disp. att. c.p.c., possa considerarsi atto endoprocessuale, atteso che tale qualificazione, ai fini della normativa sul PCT, è riservata esclusivamente a quegli atti che si depositano dinanzi ad uno stesso ufficio giudiziario, mentre nel caso in esame, proseguendo la causa dinanzi ad un nuovo giudice, dichiarato competente, non vi è motivo di considerare endoprocessuale, la nuova costituzione che avviene dinanzi ad un diverso ufficio giudiziario. Inoltre perchè il principio della traslatio judicii, in virtù del quale il giudizio incardinato dinanzi al giudice adito dichiaratosi incompetente, prosegue dinanzi al nuovo giudice indicato dalle parti (art. 50 c.p.c.), opera su un piano processuale più alto, facendo sì che l’attività svolta nel precedente giudizio dinanzi al giudice incompetente, non debba essere ripetuta, ma sul piano sottostante della costituzione del rapporto processuale dinanzi ad un determinato giudice, siamo di fronte ad un processo nuovo, che necessita di una nuova costituzione e di un’autonoma iscrizione a ruolo.   

Le conclusioni alle quali perviene il Tribunale di Arezzo si compendiano nella seguente massima: “ogni nuova costituzione dinanzi ad un nuovo giudice, a prescindere se fatta per avviare ex novo un processo o per proseguirne uno da un giudice incompetente, può ai sensi della normativa sul PCT, essere fatta anche in forma cartacea, non essendo a quei fini atto endoprocessuale”.

Per completezza deve anche aggiungersi che il Tribunale di Arezzo, riportandosi alla sentenza n. 1969/2017 della Corte d’Appello di Firenze, ha osservato che in ogni caso l’invalidità, non determinerebbe l’inammissibilità dell’atto, e quindi l’estinzione del processo, in quanto sarebbe stata sanata dal raggiungimento dello scopo. Il che sposta l’indagine sulla mera irregolarità dell’atto difforme al modello telematico indicato nell’art. 16 bis D.L. 179/2012, di cui abbiamo ampiamente discettato nella prima parte.

E’ auspicabile che in tempi brevi la Suprema Corte di Cassazione, atteso il contrasto giurisprudenziale, si pronunci sul caso specifico, apparendo del tutto iniquo che vi siano decisioni difformi tra i vari Tribunali, anche in considerazione delle gravi conseguenze processuali che determinerebbe l’inammissibilità della comparsa in riassunzione ex art. 125 disp. att. c.p.c..

Marcello Gargiulo