Rassegna della giurisprudenza della Corte di Cassazione (gennaio-febbraio-marzo-aprile 2021) I° parte

Le più recenti sentenze della Corte di Cassazione relative al 1° quadrimestre 2021.

Famiglia e minori

Cass. civ., 24 febbraio 2021 n. 5055 (la sentenza è in fase di oscuramento)

L’assegno divorzile, se non è stato richiesto in sede di divorzio, può essere domandato successivamente, con il procedimento previsto dall’articolo 9 della legge 898/1970. Il giudice del merito, per decidere se attribuirlo e per quantificarlo, deve utilizzare i principi indicati dalla sentenza 18287/2018 delle Sezioni unite della Cassazione, ma applicando anche dei correttivi specifici. In particolare, va utilizzato il criterio assistenziale, compensativo e perequativo, con eventuale prevalenza di una delle tre componenti rispetto alle altre. La funzione assistenziale può diventare preponderante se il giudice di merito accerta che il sopravvenuto, e incolpevole, peggioramento della condizione economica di uno degli ex coniugi non può essere compensato da altri obbligati o da forme di sostegno pubblico e che l’ex coniuge, meglio dotato nel patrimonio, ha ricevuto in passato apporti significativi da parte di quello che poi si è impoverito ed è divenuto bisognoso di un sostegno alimentare.

Cass. civ., 17 febbraio 2021 n. 4215 (la sentenza è in fase di oscuramento)

La determinazione dell’assegno divorzile è svincolata dalle statuizioni assunte in sede di separazione.

Cass. civ., 12 febbraio 2021 n. 3682

La scrittura privata stipulata nel corso della separazione coniugale con la quale il marito afferma la comproprietà, con la moglie, di un immobile da lui acquistato 25 anni prima, non può servire a dimostrare l’esistenza di un collegamento fiduciario tra i due negozi.

Cass. civ., 8 febbraio 2021 n. 2904

Il fondo patrimoniale indica la costituzione su determinati beni (immobili o mobili registrati o titoli di credito) da parte di uno o di entrambi i coniugi (o anche di un terzo), con convenzione matrimoniale assoggettata a oneri formali pubblicitari di un vincolo di destinazione al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Indica altresì il relativo regime di cogestione da parte dei coniugi. Il vincolo di destinazione impresso ai beni comporta che essi non siano aggredibili per debiti che i creditori conoscevano essere stati contratti per bisogni estranei alla famiglia. A tale stregua, il detto vincolo limita la aggredibilità dei beni conferiti solamente alla ricorrenza di determinate condizioni, rendendo più incerta o difficile la soddisfazione del credito, conseguentemente riducendo la garanzia generale spettante ai creditori sul patrimonio dei costituenti in violazione dell’articolo 2740 del codice civile, che impone al debitore di rispondere con tutti i suoi beni dell’adempimento delle obbligazioni, a prescindere dalla relativa fonte. La costituzione del fondo patrimoniale può essere dichiarata inefficace nei confronti dei creditori a mezzo di azione revocatoria ordinaria ex articolo 2901 del codice civile, mezzo di tutela del creditore rispetto agli atti del debitore di disposizione del proprio patrimonio, poiché con l’azione revocatoria ordinaria viene rimossa, a vantaggio dei creditori, la limitazione alle azioni esecutive che l’articolo 170 del codice civile circoscrive ai debiti contratti per i bisogni della famiglia, sempre che ricorrano le condizioni di cui all’articolo 2901 comma 1, n. 1, del codice civile, senza alcun discrimine circa lo scopo ulteriore da quest’ultimo avuto di mira nel compimento dell’atto dispositivo.

Cass. civ., 4 febbraio 2021 n. 2653 (la sentenza è in fase di oscuramento)

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio, in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale, ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive. La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi e, in particolare, al riconoscimento delle aspettative professionali sacrificate per dedicarsi alla cura della famiglia.

La proprietà e i diritti reali

Cass. civ., 8 febbraio 2021 n. 2936

La rivendica delle cose di genere è infatti senz’altro possibile, ove, in assenza di un titolo comportante il trasferimento della loro proprietà, ci si trovi in presenza di un fatto idoneo a determinarne l’individuazione e a impedirne la confusione nel patrimonio del fallito: si viene così a creare un’entità di riferimento materialmente riconoscibile e perciò separabile dalla massa indistinta dei beni del medesimo genere secondo le modalità riconosciute dal nostro ordinamento. Allo stesso modo non può reputarsi di ostacolo alla rivendica il fatto che le cose, pur mantenendo la netta separazione dai beni del depositario, siano state fisicamente mescolate insieme ad altre dello stesso genere appartenenti a differenti soggetti e non siano più riconoscibili nell’ambito del mucchio, distinto, in cui le stesse sono state raccolte.

Comunione, condominio e locazioni

Cass. civ., 19 marzo 2021 n. 7874

L’amministratore di condominio, in ipotesi di revoca deliberata dall’assemblea prima della scadenza del termine previsto nell’atto di nomina, ha diritto, oltre che al soddisfacimento dei propri eventuali crediti, altresì al risarcimento dei danni, in applicazione dell’articolo 1725, primo comma, del codice civile, salvo che sussista una giusta causa, indicativamente ravvisabile tra quelle che giustificano la revoca giudiziale dello stesso incarico.

Cass. civ., 10 marzo 2021 n. 6550

In ipotesi di incendio della cosa locata, il conduttore risponde della perdita o deterioramento del bene, qualora non provi che il fatto si sia verificato per causa a lui non imputabile, ponendo l’articolo 1588 del codice civile a suo carico una presunzione di colpa, superabile solo con la dimostrazione di avere adempiuto diligentemente i propri obblighi di custodia e con la prova positiva che il fatto da cui sia derivato il danno o il perimento della cosa è addebitabile a una causa esterna al conduttore a lui non imputabile, da individuarsi in concreto, ovvero al fatto di un terzo, del quale è invece irrilevante accertare l’identità, esulando l’identificazione di tale soggetto dall’attività oggetto della prova liberatoria.

Cass. civ., 26 febbraio 2021 n. 5443

Ciascun condomino ha il diritto, non soltanto di conoscere il contenuto, ma anche di prendere visione e di ottenere il rilascio di copia dall’amministratore dei documenti attinenti all’adempimento degli obblighi da questo assunti per la gestione collegiale di interessi individuali. Neppure l’approvazione assembleare dell’operato dell’amministratore esclude la responsabilità di quest’ultimo verso il singolo condomino che sia stato leso dall’attività e dalle iniziative arbitrarie dello stesso soltanto per le attività di gestione dei beni e dei servizi condominiali, nel caso di mancata tempestiva informazione di atti che abbiano incidenza diretta sul patrimonio del singolo condomino, come nel caso di controversie con altri condomini.

Obbligazioni e contratti

Cass. civ., 15 aprile 2021 n. 9948

L’art. 1412, comma 2, c.c. in base alla quale, con riferimento al contratto a favore del terzo, la prestazione al terzo, dopo la morte dello stipulante, deve essere eseguita a favore degli eredi del terzo se questi premuore allo stipulante, purché il beneficio non sia revocato o lo stipulante non abbia disposto diversamente, si applica anche al contratto di assicurazione sulla vita. Di conseguenza, qualora in detto contratto il terzo beneficiario premuoia al disponente (e non ricorrano le dette due evenienze), non si può ritenere che il diritto a suo favore non sia sorto in quanto condizionato alla morte del disponente. Difatti, nel detto contratto la morte del disponente non è, infatti, evento condizionante la nascita del diritto alla prestazione, ma un evento che determina solo la sua esigibilità, e ciò a prescindere dal motivo intuitu personae o previdenziale sottostante alla designazione del beneficiario.

Cass. civ., 2 aprile 2021 n. 9196

Il requisito della forma scritta previsto dall’art. 117 t.u.b. ha natura funzionale e non strutturale (1325 c.c.), similmente a quello che succede per i contratti di intermediazione finanziaria. Pertanto, il contratto risulta stipulato anche se è sottoscritto dal solo cliente cui una copia deve essere consegnata. La mancata sottoscrizione del contratto da parte della banca non determina la nullità per mancanza del requisito della forma scritta, essendo sufficiente che il contratto sia redatto per iscritto, ne sia consegnata una copia al cliente e vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo.

Cass. civ., 31 marzo 2021 n. 8998

Nel deposito bancario l’obbligo restitutorio della banca sorge a seguito della richiesta del cliente quale condizione di esigibilità del credito salvo il caso in cui sia previsto un termine convenzionale di scadenza del contratto. Di conseguenza, l’eventuale inerzia al riguardo non può essere interpretata come manifestazione di disinteresse del cliente a far valere il suo diritto ma come esercizio di una facoltà. La prescrizione del diritto del depositante ad ottenere la restituzione delle somme non inizia a decorrere prima che il cliente abbia richiesto la restituzione delle somme, facendo sorgere così un obbligo per la banca.

Responsabilità civile, danni e risarcimenti

Cass. civ., 26 aprile 2021 n. 11020

Il danno alla privacy, non identificandosi come danno risarcibile per la lesione dell’interesse tutelato dall’ordinamento ma con le conseguenze di tale lesione, può essere provato anche attraverso presunzioni, non essendo in re ipsa, come ogni danno non patrimoniale.

Cass. civ., 31 marzo 2021 n. 8872

La prescrizione per la richiesta di risarcimento danni al commercialista per errori nella tenuta della contabilità decorre dalla notifica dell’avviso di accertamento e non dalla consegna del verbale di constatazione. È solo infatti con tale atto che il fisco fa valere la propria pretesa e quindi il contribuente subisce un pregiudizio concreto.

Cass. civ., 31 marzo 2021 n. 8218

Il dato esterno e oggettivo della convivenza non può costituire elemento idoneo di discrimine e giustificare l’esclusione della possibilità di provare in concreto l’esistenza di rapporti costanti e caratterizzati da reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto. Escluso che la convivenza possa costituire un connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità dei rapporti parentali ovvero presupposto dell’esistenza del diritto in parola, costituisce elemento probatorio utile, insieme ad altri, a dimostrare l’ampiezza e la profondità del vincolo affettivo che lega tra loro i parenti ed a determinare anche il quantum debeatur.

Cass. civ., 18 marzo 2021 n. 7770 (la sentenza è in fase di oscuramento)

Nella liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale, a differenza da quanto statuito per il pregiudizio all’integrità psico-fisica, le tabelle predisposte dal Tribunale di Milano non costituiscono concretizzazione paritaria dell’equità su tutto il territorio nazionale. Qualora il giudice scelga di applicare i predetti parametri, la personalizzazione del risarcimento non può discostarsi dalla misura minima prevista senza dar conto, nella motivazione, di una situazione specifica che giustifichi la decurtazione.

Diritto del Lavoro e Previdenza Sociale

Cass. civ., 31 marzo 2021 n. 8958

La rinuncia al diritto all’astensione dalla prestazione nelle giornate festive infrasettimanali di cui all’art. 2 della legge n. 260 del 1949 può essere anche validamente inserita come clausola del contratto individuale di lavoro; in particolare, il giudice, esaminando gli accordi intervenuti tra le parti in materia di festività infrasettimanali, dovrà attenersi ai seguenti principi: il diritto del lavoratore ad astenersi dalla prestazione durante le festività è un diritto disponibile e sono validi gli accordi individuali, intercorsi tra lavoratore e datore di lavoro, l’oggetto di detti accordi è chiaramente determinabile mediante il ricorso al riferimento normativo esterno costituito dalla legge n. 260 del 1949; il potere del datore di lavoro di richiedere la prestazione lavorativa nei giorni festivi va esercitato nel rispetto dei principi di buona fede e correttezza.

Cass. civ., 9 marzo 2021 n. 6497

In tema di licenziamento per inidoneità fisica sopravvenuta del lavoratore, derivante da una condizione di handicap, sussiste l’obbligo della previa verifica, a carico del datore di lavoro, della possibilità, ai fini della legittimità del recesso, di adattamenti organizzativi ragionevoli nei luoghi di lavoro, tenendo conto del limite costituito dall’inviolabilità in peiusdelle posizioni lavorative degli altri prestatori di lavoro nonché evitando oneri organizzativi eccessivi da valutarsi in relazione alla peculiarità dell’azienda ed alle relative risorse finanziarie.

Marcello Antonio Gargiulo

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