Rassegna della giurisprudenza della Corte di Cassazione (gennaio-febbraio-marzo-aprile 2021) III° parte

Le più recenti sentenze della Corte di Cassazione relative al I° quadrimestre 2021.

Famiglia e minori

Cass. civ., 7 gennaio 2021 n. 95 (Sentenza in fase di oscuramento)

Nell’azione di impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento di un figlio nato da genitori non uniti in matrimonio, l’altro genitore, che pure abbia operato il riconoscimento, è litisconsorte necessario nel giudizio, secondo la regola dettata all’articolo 250 del Cc che pone un principio di natura generale da applicarsi, pertanto, anche nell’ipotesi disciplinata dall’articolo 263 del Cc, perché l’acquisizione di un nuovo status da parte del minore è idonea a determinare una rilevante modifica della situazione familiare, della quale resta in ogni caso partecipe l’altro genitore

Condominio

Cass. civ., 29 gennaio 2021 n. 2127

Il regolamento di condominio non ha natura di atto normativo generale e astratto, ed è perciò inammissibile il motivo del ricorso per Cassazione col quale si lamenti la violazione o falsa applicazione delle norme di tale regolamento secondo l’articolo 360, comma 1, n. 3, del Codice procedura civile.

Cass. civ., 29 gennaio 2021 n. 2126

A seguito del crollo di un tetto a falde, il condomino dell’ultimo piano, nonché proprietario dei sottotetti, che nel rifacimento a sue spese abbia ricavato tre terrazzini in corrispondenza delle mansarde realizzate, può essere condannato alla riduzione in pristino ma non a rifare il tetto.

Cass. civ., 19 gennaio 2021 n. 836

In caso di controversia sui consumi rilevati mediante contatore, perché considerati “anomali”, nello specifico dell’acqua, sul condominio grava l’obbligo di contestare le fatture e chiedere un accertamento sul corretto funzionamento del rilevatore. Alla municipalizzata invece spetta la dimostrazione della regolarità e correttezza della misurazione

Obbligazione e contratti

Cass. civ., 4 marzo 2021 n. 5904

Il correntista, sin dal momento dell’annotazione in conto di una posta, avvedutosi dell’illegittimità dell’addebito in conto, ben può agire in giudizio per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa e, di conseguenza, per ottenere una rettifica in suo favore delle risultanze del conto stesso: e potrà farlo, se al conto accede un’apertura di credito bancario, proprio allo scopo di recuperare una maggiore disponibilità di credito entro i limiti del fido concessogli.

Cass. civ., 23 febbraio 2021 n. 4838

La cointestazione di un conto corrente tra coniugi attribuisce agli stessi, ex articolo 1854 del Cc, la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi del conto, sia nei confronti dei terzi che nei rapporti interni, e fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto; tale presunzione dà luogo a una inversione dell’onere probatorio che può essere superata attraverso presunzioni semplici – purché gravi, precise e concordanti – dalla parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante dalla cointestazione stessa. Pertanto, ove il saldo attivo del conto cointestato a due coniugi risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno soltanto di essi, si deve escludere che l’altro coniuge, nel rapporto interno, possa avanzare diritti sul saldo medesimo.

Cass. civ., 22 febbraio 2021 n. 4695

La stipulazione di un contratto di mutuo con la contestuale concessione d’ipoteca sui beni del mutuatario, ove non risulti destinata a procurare a quest’ultimo un’effettiva disponibilità, essendo egli già debitore in virtù di un rapporto obbligatorio non assistito da garanzia reale, non integra necessariamente né la fattispecie della simulazione del mutuo (volta a dissimulare la concessione di una garanzia per il debito preesistente), né quella della novazione (consistente nella sostituzione del preesistente debito chirografario con un debito garantito), potendosi configurare anche come un procedimento negoziale indiretto, nell’ambito del quale l’importo pattuito viene effettivamente erogato e utilizzato per l’estinzione del precedente debito chirografario: in tal caso, l’intera operazione è impugnabile per revocatoria, in presenza dei relativi presupposti, in quanto diretta per un verso a estinguere con mezzi anormali la precedente obbligazione, e per altro verso a costituire una garanzia per il debito preesistente, dovendosi ravvisare il vantaggio conseguito dalla banca non già nella stipulazione del mutuo fondiario in sé, ma nell’impiego dello stesso come mezzo per la ristrutturazione di un passivo almeno in parte diverso.

Cass. civ., 22 febbraio 2021 n. 4659

La clausola di indicizzazione al cambio di valuta straniera inserita in un contratto di leasing in costruendo non integra uno strumento finanziario derivato poiché è assimilabile solo finanziariamente e non anche giuridicamente al domestic currency swp, costituendo solo un meccanismo di adeguamento della prestazione pecuniaria, inserita in un leasing in costruendo, non integra uno strumento finanziario derivato. Le clausole di un simile contratto relative alla conversione di una valuta estera costituiscono non uno strumento finanziario distinto dall’operazione che costituisce l’oggetto del contratto ma una modalità indissociabile di esecuzione dello stesso

Cass. civ., 19 febbraio 2021 n. 4644

Il diritto alla provvigione sorge tutte le volte in cui la conclusione dell’affare sia in rapporto causale con l’attività intermediatrice, senza che sia richiesto un nesso eziologico diretto ed esclusivo tra l’attività del mediatore e la conclusione dell’affare, essendo sufficiente, che il mediatore – pur in assenza di un suo intervento in tutte le fasi della trattativa e anche in presenza di un processo di formazione della volontà delle parti complesso e articolato nel tempo – abbia messo in relazione le stesse, sì da realizzare l’antecedente indispensabile per pervenire alla conclusione del contratto, secondo i principi della causalità adeguata. Non rileva se l’affare si sia concluso tra le medesime parti o tra parti diverse da quelle cui è stato proposto, allorché vi sia un legame, anche se non necessariamente di rappresentanza, tra la parte alla quale il contratto fu originariamente proposto e quella con la quale è stato successivamente concluso, tale da giustificare, nell’ambito dei reciproci rapporti economici, lo spostamento della trattativa o la stessa conclusione dell’affare su un altro soggetto.

Cass. civ., 19 febbraio 2021 n. 4640

La natura non essenziale del termine previsto dalle parti per l’esecuzione di un’obbligazione contrattuale, pur impedendo la configurabilità della risoluzione di diritto ai sensi dell’articolo 1457 del codice civile, non esclude che l’inosservanza di esso, ove superi ogni ragionevole limite di tolleranza da apprezzarsi discrezionalmente dal giudice di merito in relazione all’oggetto e alla natura del contratto, possa costituire inadempimento di non scarsa importanza a norma dell’articolo 1455 e determinare quindi la risoluzione del contratto a norma dell’articolo 1453 del codice civile. Un inadempimento di non scarsa importanza si ha quando il ritardo, imputabile al debitore anche sotto il profilo dell’elemento soggettivo, superi ogni ragionevole limite di tolleranza. Accertare quando il ritardo ecceda qualsivoglia limite di tollerabilità costituisce apprezzamento discrezionale del giudice di merito, che deve essere condotto in relazione all’oggetto e alla natura del contratto, al comportamento complessivo delle parti anche posteriore alla conclusione del contratto e all’interesse dell’altro contraente.

Cass. civ., 15 febbraio 2021 n. 3858

Nei contratti di conto corrente bancario cui acceda un’apertura di credito, il meccanismo di imputazione del pagamento agli interessi, di cui all’articolo 1194 c.c., comma 2, trova applicazione solo ove sia configurabile un pagamento in senso tecnico-giuridico, ovvero in presenza di un versamento avente funzione solutoria in quanto eseguito su un conto corrente avente un saldo passivo che ecceda i limiti dell’affidamento; ne consegue che non può mai configurarsi un’imputazione a interessi ex articolo 1194 c.c., comma 2, non essendo questi immediatamente esigibili, ove l’annotazione di tali interessi avvenga su un conto che presenti un passivo rientrante nei limiti dell’affidamento e neppure la stessa annotazione determini il superamento di tale limite, avendo la successiva rimessa una mera funzione ripristinatoria della provvista.

Responsabilità civile, danni e risarcimenti

Cass. civ., 26 febbraio 2021 n. 5429

L’avvocato deve considerarsi responsabile nei confronti del proprio cliente, ai sensi degli artt. 2236 e 1176 del Cc, in caso di incuria o di ignoranza di disposizioni di legge e, in genere, nei casi in cui, per negligenza o imperizia, compromette il buon esito del giudizio, mentre nelle ipotesi di interpretazione di leggi o di risoluzione di questioni opinabili, deve ritenersi esclusa la sua responsabilità, a meno che non risulti che abbia agito con dolo o colpa grave. Pertanto, l’inadempimento del suddetto professionista non può essere desunto dal mancato raggiungimento del risultato utile cui mira il cliente, ma soltanto dalla violazione del dovere di diligenza adeguato alla natura dell’attività esercitata, ragion per cui l’affermazione della sua responsabilità implica l’indagine – positivamente svolta sulla scorta degli elementi di prova che il cliente ha l’onere di fornire – circa il sicuro e chiaro fondamento dell’azione che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente coltivata e, in definitiva, la certezza morale che gli effetti di una diversa sua attività sarebbero stati più vantaggiosi per il cliente medesimo.

Cass. civ., 26 febbraio 2021 n. 5422

Un evento meteorologico, anche di notevole intensità, può essere qualificato come caso fortuito solo se provvisto dei due requisiti dell’eccezionalità e imprevedibilità; infatti, in base al principio di regolarità causale l’imprevedibilità va intesa come obiettiva inverosimiglianza dell’evento mentre l’eccezionalità si identifica come una sensibile deviazione dalla frequenza statistica accettata come normale. Ne deriva che il carattere eccezionale di un fenomeno naturale, nel senso di una sua ricorrenza saltuaria anche se non frequente, non è di per sé sufficiente a configurare tale esimente, in quanto non ne esclude la prevedibilità in base alla comune esperienza.

Cass. civ., 23 febbraio 2021 n. 4786

La persona che abbia stipulato un’assicurazione contro i rischi della responsabilità civile, se convenuta in giudizio dal terzo danneggiato, ha diritto alla rifusione da parte del proprio assicuratore delle spese sostenute per contrastare la pretesa attorea; tale diritto sussiste sia nel caso in cui la domanda di garanzia venga accolta, sia nel caso in cui resti assorbita, e può essere negato solo in due ipotesi: o quando manchi o sia inefficace la copertura assicurativa (circostanza che spetta al giudice accertare, anche incidentalmente), oppure quando le spese di resistenza sostenute dall’assicurato siano state superflue, eccessive o avventate.

Cass. civ., 9 febbraio 2021 n. 3165

Nei trasporti assunti cumulativamente da più vettori successivi con unico contratto, i vettori rispondono in solido per l’esecuzione del contratto del contratto dal luogo d’origine a quello di partenza. Il vettore chiamato a rispondere per un fatto non proprio può agire in regresso verso gli altri vettori, singolarmente o cumulativamente. Poiché non è stato dimostrato che il fatto dannoso sia avvenuto nel percorso di competenza di uno piuttosto che dell’altro vettore, entrambi sono considerati responsabili solidalmente nei confronti dell’appellante

Cass. civ., 9 febbraio 2021 n. 3011

Se la medesima polizza copra contemporaneamente sia il rischio di responsabilità civile, sia quello di tutela legale, le spese sostenute dall’assicurato per resistere alla domanda risarcitoria contro di lui proposta dal terzo danneggiato rientrano nella prima copertura e non nella seconda, fino al limite del 25% del massimale, ai sensi dell’articolo 1917, comma terzo, del codice civile. Ne consegue che eventuali clausole limitative del rischio, contrattualmente previste per la sola assicurazione di tutela legale, sono inopponibili all’assicurato che domandi la rifusione delle spese di resistenza ai sensi del citato articolo 1917 del codice civile.

Cass. civ., 8 febbraio 2021 n. 2908

In tema di responsabilità civile l’azione risarcitoria è unica e identica: l’articolo 75 del c.p.p. prevede semplicemente il trasferimento della sede in cui viene proposta. Ne consegue che se la persona offesa dal reato trasferisce l’azione civile già pendente, nel giudizio penale ivi costituendosi parte civile e chiedendo per la stessa causa petendi e nei confronti del medesimo convenuto-imputato la condanna al risarcimento del danno derivante da quello stesso illecito, non si determina alcun mutamento della domanda (mutatio libelli). Se poi rispetto alla domanda civile originaria, la parte civile intende modificare la pretesa (emendatio libelli) circoscrivendola ad alcune voci di danno soltanto, si tratta di una scelta discrezionale dell’attore-danneggiato che non incide affatto sulla identità dell’azione svolta (il petitum ha per oggetto la medesima obbligazione risarcitoria e le voci di danno costituiscono allegazioni in fatto che sottostanno alle regole del processo e alle relative preclusioni, ma non modificano i termini essenziali dell’azione risarcitoria).

Marcello Antonio Gargiulo

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