Rassegna della giurisprudenza della Corte di Cassazione (gennaio-febbraio-marzo-aprile 2021) IV° parte

Le più recenti sentenze della Corte di Cassazione relative al I° quadrimestre 2021.

Obbligazioni e contratti

Cass. civ., 15 febbraio 2021 n. 3839

Rientra tra gli obblighi di diligenza dell’appaltatore esercitare il controllo della validità tecnica del progetto fornito dal committente pubblico, di cui costituisce parte integrante la relazione geologica, ai sensi del Decreto Ministeriale 11 marzo 1988. In sede esecutiva l’appaltatore ha l’obbligo di segnalare al committente le inesattezze delle informazioni risultanti dalla relazione geologica, al fine di promuovere le modifiche progettuali necessarie per la buona riuscita dell’opera e le necessarie varianti in corso d’opera.

Cass. civ., 4 febbraio 2021 n. 2711

Colui che acquista un bene immobile locato subentra ex lege all’originario locatore nel rapporto di locazione, così come previsto dagli articoli 1599 e 1602 cod. civ. Inoltre, costui subentra anche nella fideiussione di cui l’originario locatore era beneficiario, se tale obbligazione, derivando da un contratto di locazione, in quanto ne aveva costituito una clausola da esso inscindibile, non sia venuta meno per specifiche intese tra le parti originarie. In caso contrario, l’operatività della surrogazione legale trova un limite nell’autonomia del contratto di fideiussione rispetto al contratto di locazione

Cass. civ., 29 gennaio 2021 n. 2154

Per stabilire, in concreto, se l’eccezione di inadempimento (articolo 1460 del codice civile) sia stata sollevata in buona fede oppure no, il giudice di merito deve verificare se la condotta della parte inadempiente, avuto riguardo all’incidenza sulla funzione economico-sociale del contratto, abbia influito sull’equilibrio sinallagmatico dello stesso, in rapporto all’interesse perseguito dalla parte, e perciò abbia legittimato, causalmente e proporzionalmente, la sospensione dell’adempimento dell’altra parte.

Cass. civ.,25 gennaio 2021 n. 1517

L’operazione di ripianamento di debito a mezzo di nuovo credito che la banca già creditrice realizzi mediante accredito della somma su conto corrente gravato di debito a carico del cliente, non integra gli estremi del contratto di mutuo bensì quelli di una semplice modifica accessoria dell’obbligazione, come conseguente alla conclusione di un pactum de non petendo ad tempus. La mera enunciazione, nel testo contrattuale, che il mutuatario utilizzerà la somma erogatagli per lo svolgimento di una data attività o per il perseguimento di un dato risultato non è per sé idonea a integrare gli estremi del mutuo di scopo convenzionale, per il cui inveramento occorre, di contro, che lo svolgimento dell’attività dedotta o il risultato perseguito siano nel concreto rispondenti a uno specifico e diretto interesse anche proprio della persona del mutuante, che vincoli l’utilizzo delle somme erogate alla relativa destinazione. Nel caso di mutuo di scopo convenzionale, il punto del necessario rispetto della destinazione delle somme erogate all’effettivo conseguimento dello scopo prefissato è assicurato sul piano dello svolgimento del sinallagma funzionale del rapporto, con la conseguenza che all’inadempimento del mutuatario seguirà la risoluzione del relativo contratto.

Cass. civ., 20 gennaio 2021 n. 989

L’accordo tra il cliente e la banca, in base al quale anche altro soggetto a ciò delegato è autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l’effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la medesima banca a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma di tale delegato, ma non comporta il conferimento a quest’ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del detto delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto in esame.

Cass. civ., 19 gennaio 2021 n. 835

Ai sensi dell’articolo 17, comma 4, u.p. del Regolamento Agenti FIGC, nel caso di nuovo contratto di prestazione sportiva del calciatore, che venga a sovrapporsi anche solo per alcune annualità a un precedente contratto di prestazione sportiva, il calciatore è tenuto alla corresponsione integrale della provvigione spettante all’agente per il contratto precedente e, se questa è determinata in misura percentuale annua, fino alla sua naturale scadenza; mentre all’agente che ha negoziato il nuovo contratto, limitatamente alle annualità sovrapposte, la provvigione è dovuta solo sulla differenza fra il reddito lordo annuo previsto dal primo contratto e quello previsto nel contratto nuovo. L’agente sportivo di un calciatore il cui contratto sportivo termini prima della sua naturale scadenza per recesso anticipato della squadra di calcio, non ha diritto alla provvigione per la parte di contratto non eseguito come disposto dall’art. 1748 del Cc.

Cass. civ., 14 gennaio 2021 n. 510

Ai fini della conclusione di un contratto d’opera professionale – che, quando ne sia parte la P.A., anche se questa agisca iure privatorum, richiede la forma scritta ad substantiam – è irrilevante l’esistenza di una deliberazione dell’organo collegiale di un ente pubblico (nella specie, Comune) che abbia autorizzato il conferimento dell’incarico al professionista, ove tale deliberazione non risulti essersi tradotta in atto contrattuale, sottoscritto dal rappresentante esterno dell’ente stesso e dal professionista. Detta deliberazione, infatti, non costituisce una proposta contrattuale nei confronti del professionista, ma un atto con efficacia interna all’ente pubblico, avente per destinatario il diverso organo dell’ente legittimato ad esprimere la volontà all’esterno e carattere meramente autorizzatorio

Responsabilità civile, danni e risarcimenti

Cass. civ., 29 gennaio 2021 n. 2146

La decorrenza della prescrizione non può partire da quando il danno insorge, bensì da quando il danneggiato è posto in una possibilità consapevole di esercitare il diritto. Contraddice tale principio – peraltro – il giudice che ritenga sufficiente per far decorrere il termine prescrizionale, la percezione di quanto avvenuto alla luce soltanto di una normale diligenza restringendo il significato della possibilità di esercizio del diritto a un presupposto di cognizione/conoscibilità generica e in quanto tale insufficiente, qualora la fattispecie necessiti per identificarne la rapportabilità causale di una specifica indagine tecnico scientifica

Cass. civ., 21 gennaio 2021 n. 1107

Il preponente è tenuto a rispondere dei fatti illeciti commessi non solo dai propri dipendenti, ma anche da tutte le persone che hanno agito su suo incarico o per suo conto, dal momento che l’articolo 2049 c.c. non richiede, quale presupposto, l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato. Tale responsabilità sussiste anche quando non sia stato individuato l’autore materiale del danno, ove sia comunque certo che egli sia un incaricato o un preposto del committente.

Cass. civ., 21 gennaio 2021 n. 1105

L’esercizio del potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa, conferito al giudice dagli articoli 1226 e 2056 c.c., presuppone che sia dimostrata l’esistenza di danni risarcibili e che risulti obiettivamente impossibile, o particolarmente difficile, provare il danno nel suo preciso ammontare. Ciò non esime la parte interessata – per consentire al giudice il concreto esercizio di tale potere, la cui sola funzione è di colmare le lacune insuperabili ai fini della precisa determinazione del danno stesso – dall’onere di dimostrare non solo l’an debeatur del diritto al risarcimento, ma anche ogni elemento di fatto utile alla quantificazione del danno, di cui, nonostante la riconosciuta difficoltà, possa ragionevolmente disporre.

Cass. civ., 16 gennaio 2021 n. 699

Quando il giudizio sul danno si sia risolto con condanna definitiva sull’an debeatur, non è invocabile, per la ulteriore fase di liquidazione del quantum, il rispetto degli adempimenti predetti, non vertendosi nell’ipotesi di esercizio di nuova azione risarcitoria.

Cass. civ., 15 gennaio 2021 n. 653

Nel giudizio avente a oggetto il risarcimento del danno cosiddetto da nascita indesiderata, il medico che non informi correttamente e compiutamente la gestante dei rischi di malformazioni fetali correlate a una patologia dalla medesima contratta può essere chiamato a risarcire i danni conseguiti alla mancata interruzione della gravidanza, la quale si giustifica oltre il novantesimo giorno, ai sensi dell’art. 6, lett. b), della legge n. 194 del 1978, in presenza di un accertamento di processi patologici che possono provocare, con apprezzabile grado di probabilità, rilevanti anomalie del nascituro, idonei a determinare per la donna un grave pericolo – da accertarsi in concreto e caso per caso, senza che sia necessario che la malformazione si sia già prodotta o risulti strumentalmente o clinicamente accertata – per la sua salute fisica o psichica.

Cass. civ., 12 gennaio 2021 n. 278

Non sussiste concorso di colpa del pedone, investito in un piazzale, se non ci sono attraversamenti pedonali fruibili.

Cass. civ., 8 gennaio 2021 n. 97

Per l’ipotesi di ritardo nell’esecuzione degli stabiliti obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro può il giudice, anche del merito, stabilire – con il provvedimento di condanna e salvo che ciò non sia manifestamente iniquo – la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni ritardo nell’esecuzione. Deve escludersi, infatti, che non sussista la possibilità anche per il giudice del merito, oltre che per quello dell’esecuzione, di fissare un termine per la esecuzione dell’obbligo di fare o prevedere il pagamento di somme per il ritardo.

Cass. civ., 7 gennaio 2021 n. 39

Nel caso di occupazione illegittima di un immobile, il danno subito dal proprietario è in realtà oggetto di una presunzione correlata alla normale fruttuosità del bene. Tale presunzione, basandosi sull’id quod plerumque accidit, ha carattere relativo, iuris tantum, e quindi ammette la prova contraria. Non si può pertanto sostenere che si tratti di un danno la cui sussistenza sia irrefutabile, posto che la locuzione “danno in re ipsa” va tradotta in altre (“danno normale” o “danno presunto”), più adatte ad evidenziare la base illativa del danno, collegata all’indisponibilità del bene fruttifero secondo criteri di normalità, i quali onerano l’occupante alla prova dell’anomala infruttuosità di uno specifico immobile.

Diritto d’autore e brevetti

Cass. civ., 2 marzo 2021 n. 5666

In tema di proprietà industriale, il titolare del diritto di privativa leso può chiedere di essere ristorato del danno patito invocando il criterio costituito dal margine di utile del titolare del brevetto applicato al fatturato dei prodotti contraffatti, realizzato dal contraffattore, di cui all’articolo 125 del D.Lgs. 30 del 2005 (cosiddetto «codice della proprietà industriale», nel testo modificato dall’articolo 17 del D.Lgs. n. 140 del 2006), alla luce del quale il danno va liquidato sempre tenendo conto degli utili realizzati in violazione del diritto, vale a dire considerando il margine di profitto conseguito, deducendo i costi sostenuti dal ricavo totale. In particolare, in tale ambito, il criterio della «giusta royalty» o «royalty virtuale» segna solo il limite inferiore del risarcimento del danno liquidato in via equitativa che però non può essere utilizzato a fronte dell’indicazione, da parte del danneggiato, di ulteriori e diversi ragionevoli criteri equitativi, il tutto nell’obiettivo di una piena riparazione del pregiudizio risentito dal titolare del diritto di proprietà intellettuale.

Diritto del lavoro e previdenza sociale

Cass. civ., 15 febbraio 2021 n. 3817

L’assunzione di un lavoratore per sostituire temporaneamente un dipendente assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro può avvenire con la fissazione di un termine finale al rapporto, o anche con l’indicazione di un termine per relationem, con riferimento al ritorno in servizio del lavoratore sostituito. L’indicazione di un termine fisso finale in aggiunta al termine mobile collegato al rientro del lavoratore sostituito non costituisce di per sé una causa di illegittimità della apposizione del termine, né è manifestazione, di per sé, di un intento elusivo, da parte del datore di lavoro, dei vincoli posti dalla legge, dovendo il suddetto intento elusivo essere provato, caso per caso, dal lavoratore.

Cass. civ., 11 febbraio 2021 n. 3542

Il principio di libertà della forma si applica anche all’accordo o al contratto collettivo di lavoro di diritto comune, di guisa che essi, a meno di eventuale diversa pattuizione scritta precedentemente raggiunta ai sensi dell’articolo 1352 c.c., dalle medesime parti stipulanti, possono realizzarsi anche verbalmente o per fatti concludenti; tale libertà della forma dell’accordo o del contratto collettivo di lavoro concerne anche i negozi connessi come il recesso unilaterale ex art. 1373 c.c., comma 2. La parte che eccepisce l’avvenuto recesso unilaterale è onerata ex articolo 2697 c.c., comma 2, della prova relativa e, ove alla manifestazione orale segua, su richiesta dell’altro o degli altri contraenti, una dichiarazione scritta del medesimo tenore, è altresì onerata della prova del carattere meramente confermativo, anziché innovativo di tale successiva dichiarazione.

Cass. civ., 8 febbraio 2021 n. 2972

Il procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento di un lavoratore subordinato si sviluppa in tre fasi successive, consistenti nell’accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, nell’individuazione delle qualifiche e dei gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e nel raffronto tra il risultato della prima indagine ed i testi della normativa contrattuale individuati nella seconda ed è sindacabile in sede di legittimità qualora la pronuncia abbia respinto la domanda senza dare esplicitamente conto delle predette fasi.

Cass. civ., 2 febbraio 2021 n. 2289

Il potere di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione guadagni, riservato al datore di lavoro, non è incondizionato ma è sottoposto al limite (di carattere interno) derivante dalla necessaria sussistenza del rapporto di coerenza fra le scelte effettuate e le finalità specifiche cui è preordinata la cassa e dall’obbligo di osservare i doveri di correttezza e buona fede imposti dagli articoli 1175 e 1375 del codice civile, nonché all’ulteriore limite (di carattere esterno) derivante dal divieto di discriminazioni fra i lavoratori per motivi sindacali, di età, di sesso, di invalidità o di presunta ridotta capacità lavorativa. Incombe pertanto sul datore di lavoro l’onere di provare il nesso di causalità tra la sospensione del singolo lavoratore e le ragioni per le quali la legge gli riconosce il potere di sospensione. Cass. civ., 29 gennaio 2021 n. 2145 Anche dopo l’introduzione dell’articolo 6 del Dlgs n. 150/2011, ai procedimenti di opposizione ad ordinanza[1]ingiunzione concernenti l’applicazione di sanzioni in materia lavoristica si applica la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, a norma dell’articolo 3 della legge n. 742/1969. Ciò in quanto si tratta di controversie che non rientrano tra quelle indicate dagli articoli 409 e 442 cod. proc. civ., per le quali è prevista l’esclusione della sospensione feriale. Pertanto, ai fini della tempestività della impugnazione avverso la sentenza resa in tema di opposizione ad ordinanza-ingiunzione per violazioni inerenti al rapporto di lavoro, deve tenersi conto della sospensione feriale dei termini.

Marcello Antonio Gargiulo

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