Rassegna della giurisprudenza della Corte di Cassazione – Massime (aprile-maggio-giugno 2020) – 4° parte

Le più recenti sentenze della Corte di Cassazione relative al II° trimestre 2020

Responsabilità Civile

Cass. civ., 22 maggio 2020 n. 9460

Per essere esente da responsabilità, l’intermediario deve non solo aver consegnato al cliente il Prospetto informativo dell’investimento ma anche aver svolto un’attività di informazione specifica.

Società e Diritto Commerciale

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7919

La erogazione di somme che a vario titolo i soci effettuano alle società da loro partecipate può avvenire a titolo di mutuo, con il conseguente obbligo per la società di restituire la somma ricevuta ad una determinata scadenza, oppure di versamento, destinato ad essere iscritto non tra i debiti, ma a confluire in apposita riserva in conto capitale (o altre simili denominazioni). Tale ultimo contributo non dà luogo ad un credito esigibile, se non per effetto dello scioglimento della società e nei limiti dell’eventuale attivo del bilancio di liquidazione, ed è più simile al capitale di rischio che a quello di credito, connotandosi proprio per la postergazione della sua restituzione al soddisfacimento dei creditori sociali e per la posizione del socio quale residual claimant. La qualificazione, nell’uno o nell’altro senso, dipende dall’esame della volontà negoziale delle parti, dovendo trarsi la relativa prova, di cui è onerato il socio attore in restituzione, non tanto dalla denominazione dell’erogazione contenuta nelle scritture contabili della società, quanto dal modo in cui il rapporto é stato attuato in concreto, dalle finalità pratiche cui esso appare essere diretto e dagli interessi che vi sono sottesi. Solo ove manchi una chiara manifestazione di volontà, la qualificazione dell’erogazione può essere desunta dalla terminologia adottata nel bilancio.

Fallimento e altre Procedure Concorsuali

Cass. civ., 12 giugno 2020 n. 11354

La sopravvenuta dichiarazione del fallimento comporta l’inammissibilità delle impugnazioni autonomamente proponibili contro il diniego di omologazione del concordato preventivo e, comunque, l’improcedibilità del separato giudizio di omologazione in corso, perché l’eventuale giudizio di reclamo ex articolo 18 legge fallimentare assorbe l’intera controversia relativa alla crisi dell’impresa, mentre il giudicato sul fallimento preclude in ogni caso il concordato.

Cass. civ., 11 giugno 2020 n. 11267

E’ irrilevante ai fini dell’apprezzamento dello stato di insolvenza l’accertamento dell’ammissibilità dell’intervento del fondo interbancario, visto che, nei fatti, il finanziamento non c’è stato.

Cass. civ., 17 aprile 2020 n. 7899

L’associazione professionale costituisce un centro autonomo di imputazione e di interessi rispetto ai singoli professionisti che vi si associano. Ai sensi dell’articolo 36 del Cod.Civ., l’ordinamento interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute sono regolati dagli accordi tra gli associati, che ben possono attribuire all’associazione la legittimazione a stipulare contratti e ad acquisire la titolarità di rapporti poi delegati ai singoli aderenti e da essi personalmente curati. In tale caso sussiste la legittimazione attiva dello studio professionale associato – cui la legge attribuisce la capacità di porsi come autonomo centro d’imputazione di rapporti giuridici – rispetto ai crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti a favore del cliente conferente l’incarico, in quanto il fenomeno associativo tra professionisti può non essere univocamente finalizzato alla divisione delle spese e alla gestione congiunta dei proventi. La domanda di insinuazione al passivo proposta da uno studio associato fa presumere l’esclusione della personalità del rapporto d’opera professionale da cui quel credito è derivato e dunque l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio di cui all’articolo 2751-bis del Cod.Civ.,  salva l’allegazione e la prova, a titolo esemplificativo, di un accordo tra gli associati che preveda la cessione all’associazione del credito al compenso per la prestazione professionale che ha in tal caso natura personale e quindi privilegiata.

Cass. civ., 17 aprile 2020 n. 7897

La posizione di terzietà della curatela fallimentare (sia nei confronti della debitrice, che dei creditori) determina i limiti del principio di non contestazione nel giudizio di opposizione allo stato passivo, in quanto la non contestazione è unicamente riferibile ai fatti di cui la curatela ha diretta contezza, non potendo evidentemente operare con riferimento a eventi che riguardano la società debitrice, rispetto ai quali la curatela non può che limitarsi a opporre la sua posizione di terzietà.

Procedure Esecutive

Cass. civ., 12 giugno 2020 n. 11287

Nel pignoramento presso terzi l’eventualità che il giudice dell’esecuzione pronunci ordinanza di assegnazione nonostante il terzo pignorato abbia reso una dichiarazione negativa costituisce un vizio da far valere con l’opposizione agli atti esecutivi ex articolo 617 del C.P.C., in mancanza della quale resta sanato; l’esito del procedimento di esecuzione presso terzi non viene in rilievo nel separato giudizio tra il terzo pignorato ed il soggetto che si affermi cessionario del credito pignorato; perché anche se in quella procedura esecutiva fosse emessa una ordinanza di assegnazione che abbia acquistato l’efficacia di titolo esecutivo, il cessionario del credito potrà sempre opporre, se escusso dal creditore pignorante e assegnatario del credito, l’anteriorità della cessione rispetto al pignoramento.

Cass. civ., 5 giugno 2020 n. 10820

Nell’espropriazione presso terzi di crediti il fallimento del debitore esecutato, dichiarato dopo la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione di cui all’articolo 553 del C.P.C., e nelle more del giudizio di opposizione agli atti esecutivi contro di essa proposto dal terzo pignorato, non comporta né la caducazione dell’ordinanza di assegnazione, né la cessazione ipso iuredella materia del contendere nel giudizio di opposizione; non spetta al giudice dell’opposizione stabilire se gli eventuali pagamenti compiuti dal terzo pignorato in esecuzione dell’ordinanza di assegnazione siano o meno efficaci, ai sensi dell’articolo 44 della legge Fallimentare, in considerazione del momento in cui vennero effettuati.

Cass. civ., 5 giugno 2020 n. 10806

Allorquando il titolo esecutivo sia costituito da una sentenza di condanna al pagamento di una somma di denaro passata in giudicato, compete al giudice dell’esecuzione e, in caso di opposizione ex articolo 615 del C.P.C., al giudice dell’opposizione procedere all’interpretazione del giudicato esterno, individuandone la portata precettiva sulla base del dispositivo e della motivazione, potendo ricorrere, nel caso in cui il contenuto del titolo sia obbiettivamente ambiguo o incerto e ferma l’indeducibilità di motivi di contestazione nel merito delle statuizioni, anche a elementi extra-testuali, purché ritualmente acquisiti nel processo e a condizione che egli non sovrapponga la propria valutazione in diritto a quella del giudice del merito.

Cass. civ., 20 maggio 2020 n. 9267

Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato, anche dopo la “cameralizzazione” del rito conseguente alle riforme del 2012 e 2015, il contraddittorio va comunque assicurato anche nei confronti del debitore esecutato, egli infatti resta litisconsorte necessario anche nell’eventuale opposizione e nel successivo ricorso straordinario per Cassazione.

Cass. civ., 20 maggio 2020 n. 9250

Ai fini della pignorabilità, da parte di un fornitore, delle somme di denaro trasferite dallo Stato ad una Azienda sanitaria a sua volta esposta nei confronti della banca che svolge il servizio di Tesoreria, si deve verificare se il perfezionamento della procedura telematica di regolamentazione del rapporto tra tesoriere e Sezione provinciale di tesoreria dello Stato si sia concluso mediante le corrispondenti registrazioni delle annotazioni contabili sui rispettivi conti, speciale e bancario, anteriormente o meno alla data di notifica dell’atto di intimazione effettuata dal creditore pignorante.

Cass. civ., 29 aprile 2020 n. 8404

I provvedimenti con i quali venga dichiarata l’estinzione del processo esecutivo in ipotesi diverse da quelle tipizzate dal codice sono impugnabili esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi e non già col reclamo al collegio ex articolo 630 del C.P.C., il quale, ove proposto, deve essere dichiarato inammissibile anche d’ufficio.

Diritto Processuale Civile

Cass. civ., 24 giugno 2020 n. 12387

Non può assurgere a vizio di legittimità della sentenza – per omissione di esame di fatto storico decisivo – l’evenienza che il giudice di merito abbia disatteso le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio, che di per sé va a costruire il compendio probatorio in base al quale viene assunta la decisione. Non è perciò necessario che, a fronte dell’intera realtà processuale raggiunta, la CTU venga specificatamente confutata in maniera argomentata e puntuale. Se, invece, la consulenza, secondo il ricorrente, ha fatto emergere l’esistenza di un fatto storico decisivo questo va specificatamente evidenziato nell’atto di impugnazione.

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7970

In tema di procedimento sommario di cognizione, il termine per proporre appello avverso l’ordinanza resa in udienza e inserita a verbale decorre, pur se questa non è stata comunicata o notificata, dalla data dell’udienza stessa, equivalendo la pronuncia e lettura in tale sede a comunicazione ai sensi degli articoli 134 e 176 C.P.C..

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7967

Quando unica è la data attestata in modo completo ed univoco quale quella di avvenuto deposito dal competente funzionario di cancelleria, nonché da lui debitamente sottoscritta ai sensi del capoverso dell’articolo 133 del C.P.C., il numero progressivo di inserimento negli appositi registri, a maggior ragione se risultante da un’annotazione anonima e priva di indicazione di provenienza e non corredato da alcuna sottoscrizione, non può sussumersi entro la fattispecie di un’attestazione, anch’essa riferibile al cancelliere e stavolta riferita alla data di pubblicazione, in conflitto con quella della data di deposito, così non rilevando ai fini dell’identificazione di un diverso dies a quo del termine lungo od ordinario per la impugnazione.

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7961

La nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale delle spese processuali, sottende – anche in relazione al principio di causalità – una pluralità di domande contrapposte, accolte o rigettate, che si siano trovate in cumulo nel medesimo processo fra le stesse parti, ovvero l’accoglimento parziale dell’unica domanda proposta, allorché essa sia stata articolata in più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri, ovvero una parzialità dell’accoglimento meramente quantitativa, riguardante una domanda articolata in unico capo. Dall’articolo 92 C.P.C., comma 2 si ricava de plano il principio per cui il giudice, potendo compensare in tutto o in parte le spese, anche in difetto di soccombenza reciproca, a fortiori non è tenuto a rispettare una proporzione esatta e diretta fra la domanda accolta e la misura delle spese poste a carico della parte soccombente. Rientra, infatti, nel potere discrezionale del giudice di merito la valutazione delle proporzioni della reciproca soccombenza e la determinazione delle proporzioni in cui le spese giudiziali debbono ripartirsi o compensarsi fra le parti, con esclusione, quindi, di ogni controllo in sede di legittimità.

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7941

Una pronuncia di primo grado che, senza affermare espressamente l’ammissibilità di una domanda riconvenzionale, rigetti la stessa per ragioni di merito, non implica alcuna statuizione implicita di ammissibilità di tale domanda (destinata a passare in giudicato se non specificamente impugnata); ne consegue che, in tale ipotesi, il giudice di secondo grado, investito dell’appello principale della parte rimasta soccombente sul merito, conserva – pur in assenza di appello incidentale, sul punto, della parte rimasta vittoriosa sul merito – il potere, e quindi il dovere, di rilevare di ufficio la inammissibilità di detta domanda e che l’omissione di tale rilievo è censurabile in cassazione come error in procedendo.

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7940

Poiché ai sensi dell’articolo 2726 del C.C. le norme stabilite per la prova testimoniale si applicano anche al pagamento e alla remissione del debito, è ammessa la deroga al divieto della prova testimoniale in ordine al pagamento delle somme di denaro eccedenti il limite previsto dall’articolo 2721 del C.C., ma la deroga è subordinata a una concreta valutazione delle ragioni in base alle quali, nonostante l’esigenza di prudenza e di cautela che normalmente richiedono gli impegni relativi a notevoli esborsi di denaro, la parte non abbia curato di predisporre una documentazione scritta.

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7916

L’obbligo del giudice di stimolare il contraddittorio sulle questioni rilevate d’ufficio, rafforzato dall’aggiunta del secondo comma all’articolo 101 del C.P.C. a opera della legge n. 69 del 2009, si estende solo alle questioni di fatto, che richiedono prove dal contenuto diverso rispetto a quelle chieste dalle parti, o alle eccezioni rilevabili d’ufficio, e non anche ad una diversa valutazione del materiale probatorio già acquisito

Marcello Gargiulo