Rassegna della Giurisprudenza della Corte di Cassazione – Massime (gennaio-febbraio-marzo 2020) – 2° parte

Prosegue, come anticipato nell’articolo del 22 luglio u.s., la presentazione di una selezione delle sentenze emesse dalla Corte di Cassazione, sugli argomenti più dibattuti e al centro dell’attenzione suddivisa per argomenti.

Obbligazioni e Contratti

Cass. civile 10 febbraio 2020 n. 3024

La Banca non può correre ai ripari rispetto all’insolvenza dell’impresa debitrice, ormai prossima al fallimento, trasformando il “mutuo ordinario” in “mutuo fondiario”, attraverso la successiva costituzione di una garanzia ipotecaria: la concessione del credito fondiario, infatti, deve essere simultanea all’erogazione della garanzia, non potendo rendersi contestuale un’ipoteca per un credito preesistente.

Cass. Civile 4 febbraio 2020 n. 2549

Vi è inadempimento della banca, per condotta omissiva, nel caso in cui non comunichi tempestivamente al pubblico ufficiale, in questo caso il notaio, il pagamento della cambiale anche se avvenuto nell’ultimo momento utile, così bloccando il protesto. Non solo, qualora il pagamento sia avvenuto “troppo tardi” per interrompere il meccanismo, ad esempio il giorno successivo alla scadenza del termine, come tuttavia consentito dalla legge cambiaria, la banca deve comunque darne avviso al debitore perché appronti i rimedi di legge per limitare il pregiudizio conseguente alla pubblicazione.

Cass. civile 30 gennaio 2020 n. 2204

In caso di pagamento mediante consegna di assegno circolare, l’estinzione dell’obbligazione con l’effetto liberatorio del debitore si verifica solo quando il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro. 

Cass. Civile 20 gennaio 2020 n. 1080

Nel contratto di vitalizio alimentare, quello in cui una persona si impegna nell’assistenza morale e materiale di un’altra, non è possibile farsi sostituire: si tratta infatti di un contratto intuitu personae, basato dunque sul carattere spiccatamente personale della prestazione.

Cass. Civile 16 gennaio 2020 n. 777

Il termine di un anno per la denuncia del pericolo di rovina o di gravi difetti della costruzione di un immobile, previsto dall’art. 1669 c.c. a pena di decadenza dell’azione di responsabilità contro l’appaltatore, decorre dal giorno in cui il committente consegue un apprezzabile grado di conoscenza oggettiva della gravità dei difetti e della loro derivazione causale dall’imperfetta esecuzione dell’opera, non essendo sufficienti, viceversa, manifestazioni di scarsa rilevanza e semplici sospetti. L’accertamento del momento nel quale detta conoscenza sia stata acquisita, involgendo un apprezzamento di fatto, è riservato al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed esente da vizi logici o da errori di diritto. 

Cass. Civile 9 gennaio 2020 n. 212

La parte che, ai sensi dell’art. 1453 secondo comma c.c., chieda la risoluzione del contratto per inadempimento nel corso del giudizio dalla stessa promosso per ottenere l’adempimento, può domandare, contestualmente all’esercizio dello ius variandi, oltre alla restituzione della prestazione eseguita, anche il risarcimento dei danni derivanti dalla cessazione degli effetti del regolamento negoziale.

Cass. Civile 8 gennaio 2020 n. 134   

In materia di responsabilità contrattuale, la valutazione della gravità dell’inadempimento ai fini della risoluzione di un contratto a prestazioni corrispettive, ai sensi dell’art. 1455 c.c., costituisce anch’essa questione di fatto, la cui valutazione è rimessa al prudente apprezzamento del giudice del merito, risultando insindacabile, in sede di legittimità ove sorretta da motivazione congrua e immune da vizi logici e giuridici.

Responsabilità Civile, danni e risarcimenti

Cass. Civile 8 gennaio 2020 n. 122

In tema di responsabilità civile aquiliana, il nesso causale è regolato dal principio di cui agli artt. 40 e 41 c.p., per il quale un evento è da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, nonché dal criterio della cosiddetta “causalità adeguata”, sulla base del quale, all’interno della serie causale, occorre dar rilievo solo a quegli eventi che non appaiano – ad una valutazione ex ante – del tutto inverosimili, ferma restando, peraltro, la diversità del regime probatorio applicabile, in ragione dei differenti valori sottesi ai due processi. Nel senso che, nell’accertamento del nesso causale in materia civile, vige la regola della preponderanza dell’evidenza o del più probabile, mentre nel processo penale vige la regola della prova oltre il ragionevole dubbio. Ciò comporta una analisi specifica e puntuale di tutte le risultanze probatorie del singolo processo, nella loro irripetibile unicità, con la conseguenza che la concorrenza di cause di diversa incidenza probabilistica deve essere attentamente valutata e valorizzata in ragione della specificità del caso concreto, senza potersi fare meccanico e semplicistico ricorso alla regola del 50% plus unum.

Società e Diritto Commerciale

Cass. Civile 7 febbraio 2020 n. 2980

Si deve considerare concorrenza sleale parassitaria il triplice comportamento consistente nell’imitazione servile del prodotto, nella pratica di prezzi non remunerativi e nell’offerta di comunicazione pubblicitarie ingannevoli. La vendita sottocosto è contraria ai doveri di correttezza ex art. 2598 comma 1 del c.c., solo se si connota come illecito antitrust, in quanto posto in essere da un’impresa in posizione dominante e praticata con finalità predatorie. La vendita sottocosto è favorevole ai consumatori e al mercato, sino a quando non giunga alla soppressione della concorrenza, e perciò, si traduca in un danno per gli stessi consumatori e il mercato, onde solo in tale ultima situazione si realizza l’illecito concorrenziale da dumping interno.  

Diritto e Procedura Penale

Cass. Penale 9 marzo 2020 n. 9357

Per chi vende prodotti, privi della certificazione sulla provenienza degli ingredienti, ma confezionati in modo tale da farne presumere l’origine italiana, è configurabile il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci previsto dall’art. 517 c.p., se non fornisce la prova del reale luogo di acquisto delle materie prime o dei preparati utilizzati.

Cass. Penale 27 febbraio 2020 n. 7879

Il credito concesso da una banca e, che incidentalmente finisce nella disponibilità di un’organizzazione mafiosa, deve essere attentamente analizzato e il giudice deve valutare se l’Istituto di credito nell’erogazione del mutuo abbia operato in buona fede ignorando la finalità illecita.

Cass. Penale 3 gennaio 2020 n.81

E’ configurabile il reato di bancarotta preferenziale per gli amministratori che, pur consapevoli dello stato di crisi aziendale e della presenza di crediti dei dipendenti e di terzi, continuino ad autoliquidarsi regolari compensi per il lavoro svolto; il reato è, invece, di bancarotta fraudolenta, qualora le somme erogate non siano congrue.

Cass. penale 2 gennaio 2020 n. 2

La prova della partecipazione all’associazione finalizzata all’attività di traffico di sostanze stupefacenti prescinde dal numero di volte in cui il singolo partecipante ha personalmente agito, per cui anche il coinvolgimento in un solo episodio criminoso, non è incompatibile con l’affermata partecipazione dell’agente all’organizzazione di cui si è consapevolmente servito per commettere il fatto. Nondimeno, è però indispensabile che siffatta condotta, per le sue connotazioni, sia in grado di attestare, al di là di ogni ragionevole dubbio, e secondo massime di comune esperienza, un ruolo specifico della persona, funzionale all’associazione e alle sue dinamiche operative e di crescita criminale, e risultino compiute con l’immanente coscienza e volontà dell’autore di fare parte dell’organizzazione. 

Marcello Gargiulo