Rassegna della giurisprudenza della Corte di Cassazione – Massime (ottobre-novembre-dicembre 2020) I° parte

Le più recenti sentenze della Corte di Cassazione relative al IV° trimestre 2020.

Famiglia e minori

Cass. civ., 19 novembre 2020 n. 26383(Sentenza in fase di oscuramento)

La depressione per il tradimento del coniuge non può essere risarcita senza una prova concreta. Se l’accertata infedeltà è sanzionata come addebito in sede di separazione, per il danno morale va dimostrato che la sofferenza è stata insopportabile con risvolti gravi sullo stato di salute o sull’onore o sulla dignità personale.

Cass. civ., 27 ottobre 2020 n. 23473(Sentenza in fase di oscuramento)

 Il ritorno settimanale del figlio maggiorenne non ancora autosufficiente presso la casa familiare assegnata al genitore collocatario, ma non proprietario del bene, integra il requisito della coabitazione tra i due e giustifica quindi il mantenimento dell’assegnazione dell’immobile stabilito in sede di separazione.

Successioni e donazioni

Cass. civ. 30 ottobre 2020 n. 24040

La donazione indiretta è un contratto con causa onerosa, posto in essere per raggiungere una finalità ulteriore e diversa consistente nell’arricchimento, per mero spirito di liberalità, del contraente che riceve la prestazione di maggior valore; differisce dal negozio simulato in cui il contratto apparente non corrisponde alla volontà delle parti, che intendono, invece, stipulare un contratto gratuito. Ne consegue che a essa non si applicano i limiti alla prova testimoniale – in materia di contratti e simulazione – che valgono, invece, per il negozio tipico utilizzato allo scopo.

La proprietà e i diritti reali  

Cass. civ., 29 ottobre 2020 n. 23952

In tema di luci e vedute, affinché sussista una veduta è necessario che, oltre al requisito della inspectio, sussista anche quello della prospectio sul fondo del vicino, per cui l’apertura deve consentire non solo di vedere e guardare frontalmente ma anche di affacciarsi, vale a dire di guardare anche obliquamente e lateralmente cosicché il fondo del vicino sia oggetto di una visione mobile e globale senza dover far ricorso a mezzi artificiali.

Cass. civ., 9 ottobre 2020 n. 21858

Ai fini della configurabilità di un diritto di servitù a carico di un bene immobile in proprietà comune e a favore di altro bene immobile in proprietà esclusiva di uno dei comproprietari del primo, bisogna svolgere una indagine in concreto per verificare se l’esercizio del diritto sul fondo servente da parte del contitolare dello stesso rientri, o meno, nei limiti delle prerogative del comproprietario; in caso di superamento del limite è possibile configurare un diritto in re aliena, ai cui fini l’intersoggettività del rapporto è assicurata dalla presenza di contitolari del fondo servente diversi da quello del fondo dominante. Nell’interpretazione della clausola contrattuale costitutiva del diritto reale di servitù di passaggio occorre indagare esclusivamente la volontà delle parti. Sono del tutto irrilevanti la volontà del notaio o di altri professionisti coinvolti nella redazione dell’atto.

Comunione, condominio e locazioni

Cass. civ., 13 novembre 2020 n. 25790

A norma dell’art. 1102, comma 1, c.c, applicabile al condominio negli edifici in virtù del rinvio operato dall’art. 1139 c.c., ciascun condomino può apportare a sue spese le “modificazioni” necessarie per il migliore godimento delle cose comuni, sempre che osservi il duplice limite di non alterare la destinazione e di non impedire agli altri partecipanti di farne parimenti uso, secondo il loro diritto. Entro questi limiti, perciò, senza bisogno del consenso degli altri partecipanti, ciascun condomino può servirsi altresì dei muri perimetrali comuni dell’edificio e appoggiarvi tubi, fili, condutture, targhe, tende e altri manufatti analoghi. Alle “modificazioni” consentite al singolo ex art. 1102, comma 1, c.c. sebbene esse non alterino la destinazione delle cose comuni, si applica altresì il divieto di alterare il decoro architettonico del fabbricato, statuito espressamente dall’art. 1120 c.c. in tema di innovazioni.

Cass. civ., 16 ottobre 2020 n. 22572

Mentre i balconi di un edificio condominiale non rientrano tra le parti comuni, ai sensi dell’art. 1117 c.c., non essendo necessari per l’esistenza del fabbricato, né essendo destinati all’uso o al servizio di esso, i rivestimenti dello stesso devono, invece, essere considerati beni comuni ma solo se svolgono in concreto una prevalente, e perciò essenziale, funzione estetica per l’edificio, divenendo così elementi decorativi e ornamentali essenziali della facciata e contribuendo a renderlo esteticamente gradevole.

Cass. civ., 7 ottobre 2020 n. 21562

Il divieto contenuto nel regolamento condominiale di adibire le abitazioni ad “attività commerciali” impedisce l’esercizio dell’attività di affittacamere e ciò anche se nell’elencazione delle attività vietate, non compare, in modo esplicito, l’affitto degli appartamenti come “casa vacanza”.

Obbligazioni e contratti

Cass. civ., 26 novembre 2020 n. 27051

La banca è sempre responsabile per l’investimento altamente rischioso del cliente se dà corso all’operazione richiesta senza intervenire con un’informazione specifica sull’inadeguatezza.

Cass. civ., 16 ottobre 2020 n. 22588

La promessa di pagamento o la ricognizione di debito, anche se titolate, divergono dalla confessione in quanto, mentre le prime consistono in una dichiarazione di volontà intese a impegnare il promittente all’adempimento della prestazione oggetto della promessa medesima, la seconda consiste nella dichiarazione di fatti sfavorevoli al dichiarante e ha, perciò, il contenuto di una dichiarazione di scienza; è tuttavia possibile che, nel contesto di un unico documento, accanto alla volontà diretta alla promessa, coesista una confessione di fatti pertinenti al rapporto fondamentale la quale, avendo valore di prova legale.

Cass. civ., 16 ottobre 2020 n. 22576

Poiché l’obbligazione di redigere un progetto di costruzione è di risultato, impegnando il professionista incaricato alla prestazione di un progetto concretamente realizzabile, il committente, in base al principio inadimplenti non est adimplendum, ha diritto di rifiutare il compenso al professionista che abbia fornito il progetto di un’opera non conforme agli strumenti urbanistici del comune del luogo in cui questa deve essere eseguita. Il professionista è tenuto alla prestazione di un progetto concretamente utilizzabile, anche dal punto di vista tecnico e giuridico. In conseguenza dei principi di cui sopra, da un lato, la realizzabilità del progetto va valutata non in astratto, ma in concreto, in rapporto al risultato avuto di mira dal cliente, anche se non espressamente dedotto nel contratto; dall’altro, le difficoltà che si oppongano a una rapida approvazione nei tempi sperati per la consegna dell’opera da realizzare, rientrano certamente nel dovere di informazioni, derivante dalla diligenza imposta al professionista nell’esecuzione dell’incarico affidatogli.

Responsabilità civile, danni e risarcimenti

Cass. civ., 9 novembre 2020 n. 25018

La responsabilità ex art. 2051 c.c. postula la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa. Detta norma non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode, offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente un impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità.

Cass. civ., 26 ottobre 2020 n. 23450

La disciplina speciale in materia di intermediazione finanziaria, dettata dall’art. 23 c.6 del Dlgs 58/1998, pone a carico dell’intermediario l’onere di provare l’avvenuto puntuale adempimento degli obblighi informativi posti a suo carico ma non dispensa l’investitore da quello di allegare l’inadempimento delle predette obbligazioni, nonché di fornire la prova del pregiudizio patrimoniale derivante dall’investimento eseguito e del nesso causale tra l’inadempimento e il danno lamentato.

Diritto del lavoro e previdenza sociale

Cass. civ., 6 novembre 2020 n. 24916

Nell’ipotesi di trasferimento di azienda, la cessione dei contratti di lavoro avviene automaticamente secondo l’art. 2112 c.c. e non vi è nessuna necessità, né onere per il lavoratore di far valere formalmente nei confronti del cessionario l’avvenuta prosecuzione del suo rapporto con quest’ultimo, essendo tale prosecuzione avvenuta ope legis, è evidente che solo il lavoratore che intenda contestare la cessione del suo contratto di lavoro ex art. 2112 c.c. debba far valere tale impugnazione nel termine di cui all’art. 32, co. 4, lett. c) della L. n. 183/2010.

Fallimento e altre procedure concorsuali

Cass. civ., 13 ottobre 2020 n. 22047

In caso di interruzione, per intervenuto fallimento, del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il detto decreto rimane inopponibile alla massa, ed è interesse (e onere) del debitore riassumere il processo nei confronti del creditore ingiungente per evitare che l’effetto della definitiva esecutorietà del decreto, conseguente alla mancata o intempestiva riassunzione, si verifichi nei confronti di esso debitore e gli possa essere opposto quando tornerà in bonis.

Diritto processuale civile

Cass. civ., 28 ottobre 2020 n. 23760

La notificazione di un atto di appello non compiutasi, perché tentata presso il precedente recapito del difensore della controparte che abbia trasferito altrove il suo studio, è inesistente in rerum natura, ossia per totale mancanza materiale dell’atto, non avendo conseguito il suo scopo consistente nella consegna dell’atto al destinatario; essa non è pertanto suscettibile di sanatoria ex art. 156, comma 3, del c.p.c. a seguito della costituzione in giudizio dell’appellato, né di riattivazione del relativo procedimento, trattandosi di vizio imputabile al notificante in considerazione dell’agevole possibilità di accertare l’ubicazione dello studio attraverso la consultazione telematica dell’albo degli avvocati.

Cass. civ., 16 ottobre 2020 n. 22589

La morte della parte costituita a mezzo di procuratore, ove si sia verificata prima della chiusura della discussione e non sia stata dichiarata o notificata nei modi e nei tempi di cui all’art. 300 del c.p.c., comporta che la notificazione della sentenza debba avvenire, ai fini del decorso del termine breve di impugnazione, unicamente presso il difensore della parte deceduta, e non (anche) ai suoi eredi collettivamente e impersonalmente ex art. 286 del c.p.c., giusta la regola dell’ultrattività del mandato alla lite, in ragione della quale il difensore continua a rappresentare la parte come se l’evento stesso non si fosse verificato, risultando così stabilizzata la posizione giuridica della parte rappresentata (rispetto alle altre parti e al giudice) nella fase attiva del rapporto processuale e nelle successive di sua quiescenza o eventuale riattivazione dovuta alla proposizione dell’impugnazione.

Cass. civ., 9 ottobre 2020 n. 21841

L’errore nell’indicazione delle generalità del convenuto o dell’appellato contenuto nell’atto di citazione in primo grado o in appello e nelle rispettive relate di notificazione non comporta nullità di nessuno dei due atti qualora il destinatario sia identificabile con certezza in base agli elementi contenuti nella citazione o nella relata; in particolare, ove risulti dal contesto dell’atto che la notificazione è avvenuta appunto all’effettivo destinatario, può escludersi l’esistenza di un’incertezza assoluta in ordine a un elemento essenziale della notificazione, essendo riservato il relativo accertamento all’apprezzamento di fatto del giudice del merito, incensurabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua e immune da vizi logici.

Marcello Antonio Gargiulo

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