Rassegna della giurisprudenza della Corte di Cassazione – Massime (ottobre-novembre -dicembre 2020) III° parte

Le più recenti sentenze della Corte di Cassazione relative al IV° trimestre 2020.

Diritto e Procedura Penale

Cass. pen., 4 dicembre 2020 n. 34643 (Sentenza in fase di oscuramento)

La conoscenza del fatto di essere diventato padre – benché “naturale” – determina in sé l’obbligo di assistere e mantenere il figlio. Per cui il mancato sostentamento economico del minore fa scattare per il padre indifferente la responsabilità penale ex articolo 570 del Codice penale e a nulla vale sostenere l’inesistenza di uno stato di bisogno materiale, cioè economico, in quanto lo stato di bisogno è in re ipsa determinato dalla minore età del figlio.

Cass. pen., 19 novembre 2020 n. 32514

Per il promotore finanziario realizzare condotte che esorbitano dal mandato della banca intermediaria fa scattare il reato di abusivismo finanziario che ben può sommarsi a quello di truffa nei confronti dei clienti cui ha sottratto le somme ricevute per investimenti mai realizzati: la banca intermediaria risponde in solido – ex articolo 2049 del codice civile – col preposto “infedele” in qualità di responsabile civile.

Cass. pen., 9 novembre 2020 n. 31273 (Sentenza in fase di oscuramento)

Le condotte di mobbing possono integrare il reato di atti persecutori quando la mirata reiterazione di plurimi atteggiamenti, convergenti nell’esprimere ostilità verso la vittima e preordinati a mortificare e a isolare il dipendente nell’ambiente di lavoro, sia idonea a cagionare uno degli eventi delineati dall’articolo 612-bis cod. pen..

Cass. pen., 30 ottobre 2020 n. 30227

A seguito del novum introdotto con l’articolo 180 del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34, convertito nella legge 20 luglio 2020 n. 77, che ha modificato la disciplina del versamento dell’imposta di soggiorno da parte del gestore di una struttura alberghiera e ricettiva, è escluso, per il futuro, che il mancato versamento delle relative somme possa più configurare il reato di peculato. Infatti, in forza della novella, il gestore della struttura viene a essere individuato quale responsabile del pagamento dell’imposta di soggiorno e sottoposto alle sanzioni amministrative derivanti dal mancato versamento della stessa, e ciò esclude il peculato, posto che il denaro ancora non versato a titolo d’imposta non costituisce denaro altrui, né il gestore, quale soggetto giuridico onerato di un tributo, può essere più ritenuto incaricato di pubblico servizio. La modifica normativa, peraltro, non può operare per i fatti commessi in epoca anteriore all’entrata in vigore del decreto legge n. 34 del 2020, non avendo importato alcuna abolitio criminis, poiché tale effetto si determina solo quando la modifica abbia riguardato norme realmente integratrici della legge penale, come quelle di riempimento di norme penali in bianco o le norme definitore, ma non anche le norme richiamate da elementi normativi della fattispecie penale.

Cass. pen., 26 ottobre 2020 n. 29642

Il dettato dell’articolo 54 c.p., che presuppone l’attualità del pericolo richiede che, nel momento in cui l’agente agisce contra ius – al fine di evitare “un danno grave alla persona” – il pericolo sia imminente e, quindi, individuato e circoscritto nel tempo e nello spazio. Non può parlarsi di attualità del pericolo in tutte quelle situazioni non contingenti, caratterizzate da una sorta di cronicità essendo destinate a protrarsi nel tempo, quale l’esigenza di una soluzione abitativa. Qualora infatti si ritenesse, nelle suddette situazioni, la configurabilità dello stato di necessità, si effettuerebbe una torsione interpretativa del dettato legislativo in quanto si opererebbe una inammissibile sostituzione del requisito dell’attualità del pericolo con quello della permanenza, alterando in tal modo la ratio della norma che, essendo di natura eccezionale, necessariamente va interpretata in senso stretto.

Cass. pen., 23 ottobre 2020 n. 29541

Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni ha natura di reato proprio non esclusivo e si differenzia da quello di estorsione solo sulla base dell’elemento psicologico. Infine, il concorso del terzo nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alle persone si configura solo quando il terzo stesso apporta un proprio contributo alla pretesa del ceditore, senza tuttavia ricavarne un proprio utile.

Cass. pen., 14 ottobre 2020 n. 28580 (Sentenza in fase di oscuramento)

Il dolo alternativo è contraddistinto dal fatto che il soggetto attivo prevede e vuole alternativamente, con scelta sostanzialmente equipollente, l’uno o l’altro degli eventi (nella specie morte o grave ferimento della vittima) ricollegabili alla sua condotta, con la conseguenza che esso ha natura di dolo diretto ed è compatibile con il tentativo.

Cass. pen., 12 ottobre 2020 n. 28296

In tema di infortunio sul lavoro conseguente all’utilizzo di un macchinario irregolare, correttamente va affermata la responsabilità anche del fornitore di tale macchinario ove risulti, come nella specie, che il manuale d’uso fornito alla ditta del lavoratore deceduto non contemplava in alcun punto, in modo esplicito, l’obbligo di utilizzare una catena di sicurezza, cautela che avrebbe impedito l’evento. Ciò sul presupposto della conoscibilità in capo all’imputato della non conformità del macchinario, con specifico riferimento al carente contenuto del manuale d’uso, e quindi della rappresentabilità in capo al medesimo della specifica situazione di rischio poi concretizzatasi.

Cass. pen., 5 ottobre 2020 n. 27988

Non è sufficiente a superare il divieto sancito dall’art. 103, comma 2, c.p.p. la mera utilità probatoria dell’oggetto del sequestro, ai fini dell’accertamento dei fatti, poiché la legge esige un quid pluris che giustifichi l’interferenza nel rapporto cliente/difensore e cioè che l’atto o il documento appresi presso il difensore costituiscano appunto il corpo del reato, pena l’inutilizzabilità del sequestro stesso.

Cass. pen., 2 ottobre 2020 n. 27427

In tema di delitto di usura, lo stato di bisogno va inteso non come uno stato di necessità tale da annientare in modo assoluto qualunque libertà di scelta, ma come un impellente assillo che, limitando la volontà del soggetto, lo induca a ricorrere al credito a condizioni usurarie, non assumendo alcuna rilevanza né la causa di esso, né l’utilizzazione del prestito usurario. Tale condizione sussiste ogni qual volta la persona offesa non sia in grado di ottenere altrove e a condizioni più convenienti prestiti di denaro e debba per questo motivo sottostare alle esose condizioni impostele, o quando il soggetto passivo si trovi in una situazione che elimini o, comunque, limiti la sua volontà inducendolo a contrattare in condizioni di inferiorità psichica tali da viziarne il consenso. In questa prospettiva, lo stato di bisogno della persona offesa del delitto di usura può essere provato anche in base alla sola misura degli interessi, qualora siano di entità tale da far ragionevolmente presumere che soltanto un soggetto in quello stato possa contrarre il prestito a condizioni tanto inique e onerose.

Cass. pen., 1 ottobre 2020 n. 27326 (Sentenza in fase di oscuramento)

L’abuso di autorità cui si riferisce l’articolo 609-bis, comma 1 del c.p., presuppone una posizione di preminenza, anche di fatto e di natura privata, che l’agente strumentalizza per costringere il soggetto passivo a compiere o subire atti sessuali.

Cass. pen., 1 ottobre 2020 n. 27242

Il datore è responsabile nei confronti del prestatore deceduto quando non abbia fornito le principali regole in materia di sicurezza.

Cass. pen., 1 ottobre 2020 n. 27241

Il reato di omissione di soccorso si realizza anche in presenza di dolo eventuale, ma la valutazione delle circostanze di fatto come l’estrema lievità del danno arrecato possono ben condurre al riconoscimento della causa di non punibilità per tenuità del fatto.

Marcello Antonio Gargiulo

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