Rassegna della giurisprudenza della Corte di Cassazione – Massime (ottobre-novembre-dicembre 2020) IV° parte

Le più recenti sentenze della Corte di Cassazione relative al IV° trimestre 2020.

Famiglia e minori

Cass. civ., 22 ottobre 2020 n. 23058

Per negare la reversibilità della pensione del genitore defunto al figlio maggiorenne inabile al lavoro non basta che questi abbia un reddito, ma occorre anche verificare – per il requisito della “vivenza a carico” – se le sue entrate superino o no la soglia richiesta per ottenere la pensione di invalidità civile totale.

Cass. civ., 15 ottobre 2020 n. 22267 (La sentenza è in fase di oscuramento)

Nei procedimenti di divorzio congiunto il Giudice è tenuto a riportare nel provvedimento conclusivo tutte le condizioni concordate dai coniugi di cui al ricorso introduttivo e non può, senza valida motivazione, omettere di indicarne alcuna.

Successioni e donazioni

Cass. civ., 26 novembre 2020 n. 26988

Il testatore può riconoscere in un testamento di essere non il proprietario, ma solo l’intestatario fiduciario di un determinato bene, mobile o immobile; in tal caso, il soggetto indicato come fiduciante non ha l’onere della prova sul punto che il bene gli appartiene, in quanto è chi afferma il contrario che è gravato dal relativo onere della prova.

Cass. civ., 25 novembre 2020 n. 26947

Non è riconducibile all’abuso del diritto né alla simulazione relativa la donazione di terreni ai figli e la rivendita da parte di questi ultimi a distanza di pochi mesi a soggetti terzi, con il conseguimento di una plusvalenza inferiore rispetto a quella che avrebbero conseguito i genitori-donanti.

Cass. civ., 9 novembre 2020 n. 25077

L’interesse del successibile a impugnare il testamento non può essere negato per il fatto che, in linea teorica e astratta, potrebbero esistere altre persone appartenenti a una delle categorie chiamate per legge alla successione. Un siffatto interesse può essere disconosciuto solo in caso di presenza effettiva di un chiamato che lo preceda nell’ordine successorio.

Comunione, condominio e locazioni

Cass. civ., 21 ottobre 2020 n. 22935

La legittimazione passiva dell’amministratore di condominio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio, ex articolo 1131, comma 2, del codice civile, non concerne comunque le domande incidenti sull’estensione del diritto di proprietà o comproprietà dei singoli, le quali devono, piuttosto, essere rivolte nei confronti di tutti i condomini, in quanto in tali fattispecie viene dedotto in giudizio un rapporto plurisoggettivo unico e inscindibile su cui deve statuire la richiesta pronuncia giudiziale.

Cass. civ., 13 ottobre 2020 n. 22126

È nullo il patto col quale le parti di un contratto di locazione di immobili a uso non abitativo concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato; tale nullità vitiatur sed non vitiat, con la conseguenza che il solo patto di maggiorazione del canone risulterà insanabilmente nullo, a prescindere dall’avvenuta registrazione. Il fatto che il contratto simulato, benché non registrato, sfugga alla sanzione di nullità prevista dall’art.1, comma 346, della L. n. 311/2004, per essere stato stipulato anteriormente alla sua entrata in vigore, non impedisce di rilevare la causa di nullità nel coevo patto dissimulato di maggior canone. In tal caso, si può ravvisare ravvisarsi il vizio genetico che incide sulla causa dello stesso, rappresentato dalla finalità di elusione fiscale.

Cass. civ., 9 ottobre 2020 n. 21860

Verificandosi l’alienazione di una porzione esclusiva posta nel condominio in seguito all’adozione di una delibera assembleare, antecedente alla stipula dell’atto traslativo, volta all’esecuzione di lavori consistenti in innovazioni, straordinaria manutenzione o ristrutturazione, ove non sia diversamente convenuto nei rapporti interni tra venditore e compratore, i relativi costi devono essere sopportati dal primo, anche se poi i lavori siano stati, in tutto o in parte, effettuati in epoca successiva, con conseguente diritto dell’acquirente a rivalersi nei confronti del proprio dante causa, per quanto pagato al condominio in forza del principio di solidarietà passiva ex articolo 63 delle disposizioni attuative del Cc. Tale momento rileva anche per imputare l’obbligo di partecipazione alla spesa nei rapporti interni tra venditore e compratore, se gli stessi non si siano diversamente accordati, rimanendo, peraltro, inopponibili al condominio i patti eventualmente intercorsi tra costoro. L’obbligo del cessionario nei confronti del condominio si configura in capo a chiunque, sia pure, come nel caso in esame, in dipendenza di aggiudicazione forzata, succeda nella proprietà dell’immobile condominiale, non trovando applicazione il disposto dell’articolo 2919 c.c..

Cass. civ., 7 ottobre 2020 n. 21575

In tema di comunione, il comproprietario che sia nel possesso del bene comune può, prima della divisione, usucapire la quota degli altri comunisti, senza necessità di interversione del titolo del possesso e, se già possiede animo proprio e a titolo di comproprietà, è tenuto a estendere tale possesso in temi di esclusività, a tal fine occorrendo che goda del bene in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziare in modo univoco la volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus, senza che possa considerarsi sufficiente che gli altri partecipanti si astengano dall’uso della cosa comune.

Obbligazioni e contratti

Cass. civ., 23 novembre 2020 n. 26558

Nel caso in cui due manufatti pertinenze dell’immobile oggetto di un contratto preliminare di compravendita, non risultano conformi alle norme urbanistiche, bisognerà valutare se la difformità dei manufatti realizzati rispetto a quello autorizzato possa essere considerata parziale e non preclusiva della possibilità di chiedere la sentenza ex articolo 2932 c.c.. In caso contrario, si potrà richiedere la risoluzione del contratto per inadempimento.

Cass. civ., 28 ottobre 2020 n. 23736

In presenza di un contratto preliminare relativo a una compravendita immobiliare scandita in due fasi, con la previsione di stipula di un contratto preliminare successiva alla conclusione di un primo accordo, il giudice di merito deve verificare preliminarmente se l’accordo costituisca esso stesso contratto preliminare valido e in grado di produrre effetti.

Cass. civ., 23 ottobre 2020 n. 23307

Nessuna penale può essere richiesta per la tarda consegna dell’immobile da parte del costruttore venditore se la clausola punitiva presente nel preliminare non è stata riportata anche nel contratto definitivo.

Cass. civ., 19 ottobre 2020 n. 22652

Il requisito della forma scritta prescritto a pena di nullità, quale strumento di garanzia dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione, al fine di prevenire eventuali arbitrii e consentire l’esercizio della funzione di controllo, non può essere surrogato dalla deliberazione con cui l’organo competente a formare la volontà dell’ente abbia autorizzato il conferimento dell’incarico professionale, non essendo tale atto qualificabile come una proposta contrattuale (suscettibile di accettazione anche per fatti concludenti), ma come provvedimento a efficacia interna, avente quale unico destinatario l’organo legittimato a manifestare all’esterno la volontà dell’ente. Il contratto di incarico può quindi considerarsi validamente concluso esclusivamente con lo scambio contestuale di proposta e accettazione scritte, dato il vincolo di forma ad substantiam che caratterizza i negozi con la pubblica amministrazione (nello specifico coincidenti con il rilascio della procura e la sottoscrizione degli atti difensivi).

Cass. civ., 14 ottobre 2020 n. 22146

In materia di vendita di beni di consumo che presentino vizi di conformità, qualora l’acquirente abbia richiesto la riparazione del bene, non è preclusa la possibilità di chiedere la risoluzione del contratto se è scaduto il termine per la riparazione senza che il venditore vi abbia provveduto, ovvero se la stessa abbia arrecato un inconveniente.  

Responsabilità civile, danni e risarcimenti

Cass. civ., 6 ottobre 2020 n. 21508

La persona che, ferita, non muoia immediatamente, può acquistare e trasmettere agli eredi il diritto al risarcimento di due pregiudizi: il danno biologico temporaneo, che di norma sussisterà solo per sopravvivenze superiori alle 24 ore (tale essendo la durata minima, per convenzione medico-legale, di apprezzabilità dell’invalidità temporanea), che andrà accertato senza riguardo alla circostanza se la vittima sia rimasta cosciente; ed il danno non patrimoniale consistito nella formido mortis, che andrà accertato caso per caso, e potrà sussistere solo nel caso in cui la vittima abbia avuto la consapevolezza della propria sorte e della morte imminente.

Diritto del Lavoro e Previdenza Sociale

Cass. civ., 10 novembre 2020 n. 25225

Nel risarcimento del danno per mancata assunzione non può rientrarvi il pagamento dei contributi previdenziali perché il rapporto di impiego non è stato mai instaurato.

Cass. civ., 13 ottobre 2020 n. 22075

E’ legittimo il licenziamento del funzionario di Poste italiane a seguito del patteggiamento di una condanna per violenza privata e molestie telefoniche, nei confronti di una sua ex, anche se nel corso del procedimento ha ricevuto una promozione a direttore di filiale, considerato che non aveva informato la società dell’imputazione. L’avanzamento di carriera, infatti, non può essere valutato come rinuncia al procedimento disciplinare da parte di Poste considerato che la società era all’oscuro di tutto.

Cass. civ., 13 ottobre 2020 n. 22063

In caso di illegittimità del licenziamento, il diritto riconosciuto al lavoratore dalla L. n. 300 del 1970, articolo 18, comma 5 (nel testo novellato dalla L. 11 maggio 1990, n. 108 e antecedentemente alla riforma del 28 giugno 2012, n. 92, applicabile ratione temporis), di optare fra la reintegrazione nel posto di lavoro e l’indennità sostitutiva, in quanto esercizio di un diritto potestativo che nasce dalla declaratoria dell’illegittimità del licenziamento ed ha natura di atto negoziale autonomo, non soggiace agli effetti espansivi della sentenza di riforma previsti dall’articolo 336 c.p.c.: ne consegue che, ove in esecuzione della sentenza di primo grado che abbia dichiarato l’illegittimità del licenziamento e disposto la reintegrazione nel posto di lavoro, il lavoratore rinunci all’indennità sostitutiva e scelga di riprendere il lavoro, tale scelta, al pari di quella per l’indennità sostitutiva, è irreversibile e consuma in via definitiva il diritto di opzione.

Cass. civ., 9 ottobre 2020 n. 21888

La disposizione dell’articolo 3 della L. n. 300 del 1970 secondo la quale i nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa devono essere comunicati ai lavoratori interessati, non ha fatto venire meno il potere dell’imprenditore di controllare direttamente o mediante l’organizzazione gerarchica che a lui fa capo e che è conosciuta dai dipendenti, l’adempimento delle prestazioni cui costoro sono tenuti e, quindi, di accertare eventuali mancanze specifiche dei dipendenti stessi, già commesse o in corso di esecuzione: ciò indipendentemente dalle modalità con le quali sia stato compiuto il controllo il quale, attesa la particolare posizione di colui che lo effettua, può legittimamente avvenire occultamente, senza che vi ostino né il principio di correttezza né quello di buona fede nell’esecuzione dei rapporti, soprattutto quando questa modalità trovi giustificazione nella pregressa condotta non palesemente inadempiente dei dipendenti.

Società e Diritto Commerciale

Cass. civ., 6 ottobre 2020 n. 21497

In tema di responsabilità degli amministratori di società, ove la relativa azione venga proposta nei confronti di una pluralità di soggetti, in ragione della comune partecipazione degli stessi, anche in via di mero fatto, alla gestione amministrativa e contabile, tra i convenuti non si determina una situazione di litisconsorzio necessario, attesa la natura solidale della obbligazione dedotta in giudizio che, dando luogo a una pluralità di rapporti distinti, anche se collegati tra loro, esclude l’inscindibilità delle posizioni processuali, consentendo quindi di agire separatamente nei confronti di ciascuno degli amministratori.

Fallimento ed altre procedure concorsuali

Cass. civ., 21 ottobre 2020 n. 22955

L’ente associativo dedito esclusivamente all’attività di formazione professionale sulla base di progetti predisposti dalla regione, dalla quale, poi, riceva i contributi per la copertura integrale del relativo svolgimento e dei costi riguardanti la propria organizzazione, non è assoggettabile a fallimento, atteso che la gratuità di una simile attività, concretamente assicurata con l’erogazione di contributi predetti, esclude che l’ente medesimo svolga un’attività che remuneri (almeno parzialmente) i fattori di produzione con i propri ricavi.

Cass. civ., 8 ottobre 2020 n. 21730

Deve ritenersi conforme a diritto la decisione di merito che, con riferimento all’azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell’articolo 146, comma 2, della legge Fallimentare, quantifichi il danno avendo riguardo all’accertata colpevole dispersione di elementi dell’attivo patrimoniale da parte degli amministratori, oltre che al colpevole protrarsi di un attività produttiva implicante l’assunzione di maggiori debiti della società, a nulla rilevando che l’importo oggetto di liquidazione sulla base di tali criteri sia ridotto a una minor somma, nella specie corrispondente alla differenza tra il passivo e l’attivo fallimentare, in ragione del limite quantitativo della pretesa fatta valere.

Diritto processuale civile

Cass. civ., 29 ottobre 2020 n. 23958

L’articolo 182, comma 2, del codice di procedura civile nella formulazione introdotta dall’articolo 46, comma 2, della legge n. 69 del 2009 (da ritenersi applicabile anche nel giudizio di appello), secondo cui il giudice che accerti un difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione è tenuto a consentirne la sanatoria, assegnando un termine alla parte che non vi abbia provveduto di sua iniziativa, con effetti “ex tunc”, senza il limite delle preclusioni derivanti dalle decadenze processuali, trova applicazione anche qualora la procura manchi del tutto oltre che quando essa sia inficiata da un vizio che ne determini la nullità, restando, perciò, al riguardo irrilevante la distinzione tra nullità e inesistenza della stessa.

Cass. civ., 9 ottobre 2020 n. 21856

A seguito della entrata in vigore dell’articolo 14 del decreto legislativo n. 150 del 2011, la controversia di cui all’articolo 28 della legge n. 794 del 1942, come sostituito dal decreto legislativo citato, può essere introdotta: a) con un ricorso ai sensi dell’articolo 702-bis del Cpc, che dà luogo a un procedimento sommario speciale disciplinato dagli articoli 3, 4 e 14 del menzionato decreto; oppure: b) ai sensi degli articoli 633 seguenti del Cpc, fermo restando che la successiva eventuale opposizione deve essere proposta ai sensi dell’articolo 702-bis e seguenti del Cpc, integrato dalla sopraindicata disciplina speciale e con applicazione degli articoli 648, 649, 653 e 654 del Cpc. È, invece, esclusa la possibilità di introdurre l’azione sia con il rito ordinario di cognizione sia con quello del procedimento sommario ordinario codicistico disciplinato esclusivamente dagli articoli 702-bis e seguenti del codice di procedura civile.

Marcello Antonio Gargiulo

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