Rassegna della giurisprudenza della Corte di Cassazione – Massime – (aprile-maggio-giugno 2020) – 2° parte

Le più recenti sentenze della Corte di Cassazione relative al II° trimestre 2020.

Famiglia e minori

Cass. civ., 16 giugno 2020 n. 11636

La ripresa della convivenza per un lungo periodo da parte di una coppia in regime di separazione rende improcedibile la successiva domanda di scioglimento del matrimonio. Né l’avere comunque ottenuto dal Tribunale un decreto di modifica delle condizioni di separazione ha valore di giudicato sulla mancata riconciliazione. 

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7923

La convivenza triennale come coniugi, quale situazione giuridica di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio, essendo caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all’esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzioni di responsabilità di natura personalissima, è oggetto di un’eccezione in senso stretto, non rilevabile d’ufficio, senza che rilevi – in senso contrario – che una delle parti sia rimasta contumace nel giudizio di delibazione, considerato il carattere volontario della contumacia stessa, dichiarabile solo in presenza della prova della rituale notifica della domanda giudiziale.

Comunione condominio e locazioni

Cass. civ., 15 giugno 2020 n. 11490

Ai sensi dell’art. 1127 del Cc, costituisce «sopraelevazione», soltanto l’intervento edificatorio che comporti l’occupazione della colonna d’aria soprastante il fabbricato condominiale. Ove, invece, il proprietario dell’ultimo piano abbatta parte della falda del tetto e della muratura per la costruzione di una terrazza, con destinazione ad uso esclusivo, siffatta modifica integra una utilizzazione non consentita delle cose comuni e, dunque, una innovazione vietata, giacché le trasformazioni strutturali realizzate determinano l’appropriazione definitiva di cose comuni alla proprietà individuale, con conseguente lesione dei diritti degli altri condomini.

Cass. civ., 8 giugno 2020 n. 10846

Il condominio tenuto ad avviare la procedura di mediazione, in altre parole, ha non soltanto l’onere di attivarla, ma deve farlo rispettando le condizioni fissate dal legislatore per il raggiungimento della finalità di favorire effettivamente la composizione bonaria della lite al di fuori e prima del processo. Il che, in ambito condominiale, si traduce nella necessità di conferire preventivamente all’amministratore i necessari poteri per favorire una definizione conciliativa, in mancanza dei quali l’attivazione della procedura si risolverebbe in una mera formalità inidonea al raggiungimento dello scopo.

Cass. civ., 8 giugno 2020 n. 10844

Per la validità della delibera di approvazione del bilancio condominiale, non è necessario che la relativa contabilità sia tenuta dall’amministratore con rigorose forme analoghe a quelle previste per i bilanci delle società, essendo invece sufficiente che essa sia idonea a rendere intellegibile ai condomini le voci di entrata e di uscita, con le relative quote di ripartizione, fornendo la prova, attraverso i corrispondenti documenti giustificativi, non solo della qualità e quantità dei frutti percetti e delle somme incassate, nonché dell’entità e causale degli esborsi fatti, ma anche di tutti gli elementi di fatto che consentono di individuare e vagliare le modalità con cui l’incarico è stato eseguito e di stabilire se l’operato di chi rende il conto sia adeguato a criteri di buona amministrazione, e ciò comunque alla stregua di valutazione di fatto che spetta al giudice di merito e che non è denunciabile per cassazione alla stregua dell’art. 360, comma 1, n. 3, del codice di procedura civile. Neppure si richiede che le voci di spesa siano trascritte nel verbale assembleare, ovvero siano oggetto di analitico dibattito ed esame alla stregua della documentazione giustificativa, in quanto rientra nei poteri dell’organo deliberativo la facoltà di procedere sinteticamente all’approvazione stessa, prestando fede ai dati forniti dall’amministratore alla stregua della documentazione giustificativa. E’ pertanto valida la deliberazione assembleare di approvazione di una voce, con la quale si indichi la somma complessivamente stanziata, atteso che i criteri di semplicità e snellezza che presidiano alle vicende dell’amministrazione condominiale consentono, senza concreti pregiudizi per la collettività dei comproprietari, finanche la possibilità di regolarizzazione successiva delle eventuali omissioni nell’approvazione dei rendiconti con la quale si proceda sinteticamente.

Cass. civ., 5 maggio 2020 n. 8466

Ai sensi dell’art. 1585, 2° comma, del Cc il conduttore dell’immobile locato ha diritto alla tutela risarcitoria nei confronti del terzo che con il proprio comportamento gli arrechi danno nell’uso o nel godimento della medesima, avendo un’autonoma legittimazione per proporre l’azione di responsabilità nei confronti dell’autore del danno.

Cass. civ., 22 aprile 2020 n. 8036

La mancata opera di urbanizzazione decreta la responsabilità del Condominio per la mancata vendita di immobile nella misura in cui l’attore dimostri il nesso di causalità tra la mancata agibilità e l’impossibilità ad alienare il bene.

Obbligazioni e contratti

Cass. civ., 15 giugno 2020 n. 11583

Nel caso di cessione del credito nominalmente assistito da una garanzia reale, qualora quest’ultima risulti nulla, prescritta, estinta o di grado inferiore rispetto a quello indicato dal cedente, il cessionario può agire nei confronti di quest’ultimo ancor prima di aver escusso il debitore ceduto, chiedendo il risarcimento del danno da inadempimento, senza necessità di domandare la risoluzione della cessione, poiché una diminuzione delle garanzie è in sé causativa di un danno patrimoniale immediato e attuale, corrispondente alla diminuzione del valore di circolazione del credito. La liquidazione del danno da diminuzione del valore di circolazione del credito ceduto, derivante dalla mancanza di una garanzia reale promessa dal cedente, deve essere parametrata, con giudizio necessariamente equitativo, alla maggiore prevedibile perdita in caso di insolvenza. Tuttavia, qualora il cessionario abbia già riscosso il credito in sede esecutiva e sia rimasto insoddisfatto, la liquidazione del danno per il vizio che rende impossibile escutere la garanzia non può avvenire più secondo un criterio prospettico, ma corrisponde in concreto alla minor somma fra la parte del credito rimasta insoddisfatta e l’importo ulteriore che il creditore avrebbe potuto riscuotere in sede esecutiva se egli avesse potuto espropriare il bene che avrebbe dovuto essere oggetto dell’ipoteca mancante.

Cass. civ., 15 giugno 2020 n. 11465

Il contratto d’opera professionale con la pubblica amministrazione deve rivestire, la forma scritta ad substantiam. L’osservanza della forma scritta richiede la redazione di un atto recante la sottoscrizione del professionista e dell’organo dell’ente legittimato a esprimerne la volontà all’esterno, nonché l’indicazione dell’oggetto della prestazione e l’entità del compenso. La sussistenza del contratto non può ricavarsi dalla delibera dell’organo collegiale dell’ente che abbia autorizzato il conferimento dell’incarico, in quanto si tratta di un atto di rilevanza interna di natura autorizzatoria.

Cass. civ., 14 maggio 2020 n. 8943

In tema di risoluzione del contratto e in particolare con riguardo alla diffida ad adempiere non è giustificabile l’assegnazione di un termine minore di 15 giorni, per i precedenti solleciti rivolti al debitore.

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7948

Le obbligazioni di risarcimento del danno, per inadempimento di obbligazioni contrattuali diverse da quelle pecuniarie, costituisce, al pari dell’obbligazione risarcitoria da responsabilità extracontrattuale, un debito, non di valuta, ma di valore, in quanto tiene luogo della materiale utilità che il creditore avrebbe conseguito se avesse ricevuto la prestazione dovutagli, sicché deve tenersi conto della svalutazione monetaria frattanto intervenuta, senza necessità che il creditore stesso alleghi e dimostri il maggior danno ai sensi dell’articolo 1224, comma 2, del codice civile, detta norma attenendo alle conseguenze dannose dell’inadempimento, ulteriori rispetto a quelle riparabili con la corresponsione degli interessi, relativamente alle sole obbligazioni pecuniarie.

Cass. civ., 20 aprile 2020 n. 7945

La delegazione di debito ha funzione creditoria (delegatio promittendi), aggiungendo un nuovo debitore (delegato) con posizione di obbligato principale accanto al debitore originario (delegante) sì da rafforzare la posizione del creditore delegatario, mentre la delegazione di pagamento ha funzione solutoria (delegatio solvendi), prevedendo che l’obbligazione sia adempiuta da un terzo (delegato) anziché dal debitore (delegante), senza per ciò solo aumentare gli obbligati verso il creditore delegatario. L’assunzione dell’obbligo da parte del delegato, a norma dell’art. 1268 del Cc, non esige speciali requisiti di forma e può avvenire anche per fatti concludenti e in via progressiva. Tuttavia, stabilire se trattasi in concreto di delegatio promittendi ex articolo 1268 del codice civile, quindi se il delegato sia direttamente obbligato verso il delegatario e questi possa agire direttamente verso il delegato, o si tratti invece di mera delegatio solvendi ex art. 1269 del Cc, senza azione diretta del delegatario verso il delegato, è valutazione di fatto, rientrante nella discrezionalità del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità, ove non risultino violati i criteri legali di ermeneutica negoziale.

Responsabilità civile, danni e risarcimenti

Cass. civ., 26 giugno 2020 n. 12836

La pubblica amministrazione risarcisce il danno da mancata assunzione qualora abbia indotto una falsa aspettativa nel vincitore di concorso comunicandogli lo scorrimento della graduatoria nonostante il blocco delle assunzioni.

Cass. civ., 15 giugno 2020 n. 11599

In tema di inadempimento di obbligazioni di diligenza professionale sanitaria, il danno evento consta della lesione non dell’interesse strumentale alla cui soddisfazione è preposta l’obbligazione (perseguimento delle “leges artis” nella cura dell’interesse del creditore) ma del diritto alla salute (interesse primario presupposto a quello contrattualmente regolato); sicché, ove sia dedotta la responsabilità contrattuale del sanitario per l’inadempimento della prestazione di diligenza professionale e la lesione del diritto alla salute, è onere del danneggiato provare, anche a mezzo di presunzioni, il nesso di causalità fra l’aggravamento della situazione patologica (o l’insorgenza di nuove patologie) e la condotta del sanitario, mentre è onere della parte debitrice provare, ove il creditore abbia assolto il proprio onere probatorio, la causa imprevedibile ed inevitabile dell’impossibilità dell’esatta esecuzione della prestazione.

Cass. civ., 15 maggio 2020 n. 9018

Non è sufficiente la segnalazione di inadeguatezza dell’operazione per escludere la responsabilità dell’intermediario finanziario. La banca infatti deve anche comunicare i motivi per i quali la transazione non si attaglia al profilo dell’investitore.

Cass. civ., 17 aprile 2020 n. 7964

Non esiste alcun automatismo tra danno biologico e danno morale, anche quando il danno biologico attiene alla sfera psichica del soggetto, e dunque entrambi vanno allegati e provati nell’ambito del giusto contraddittorio tra le parti. Il primo richiede una valutazione di tipo medico-legale, mentre il secondo incide sulla cd sfera soggettiva interna, incidente sul danno non patrimoniale da liquidarsi. Trattandosi quindi di profili distinti, il giudice di merito dovrà preliminarmente verificare se e come tali specifiche componenti siano state allegate e provate dal soggetto che ha azionato la pretesa risarcitoria, provvedendo successivamente – in caso di esito positivo della verifica – ad adeguare la misura della reintegrazione del danno non patrimoniale, indicando il criterio di valutazione adottato, che dovrà risultare coerente logicamente con gli elementi circostanziali ritenuti rilevanti a esprimere l’intensità e la durata della sofferenza psichica (morale) derivata dall’illecito.

Cass. civ., 17 aprile 2020 n. 7905

L’intermediario finanziario che non adempie correttamente agli obblighi informativi deve risarcire il risparmiatore per la perdita subita: vi è infatti un automatismo giuridico, c.d. presunzione legale, che postula la sussistenza del nesso causale fra inadempimento informativo e pregiudizio.

Cass. civ., 8 aprile 2020 n. 7753

In tema di risarcimento del danno, costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione del danno biologico – inteso, secondo la stessa definizione legislativa, come danno che esplica incidenza sulla vita quotidiana del soggetto e sulle sue attività dinamico relazionali – e del danno cosiddetto esistenziale, appartenendo tali “categorie” o “voci” di danno alla stessa area protetta dalla norma costituzionale (articolo 32 della Costituzione), mentre una differente e autonoma valutazione andrà compiuta con riferimento alla sofferenza interiore patita dal soggetto in conseguenza della lesione del suo diritto alla salute.

Marcello Gargiulo