Rimessione in termini del deposito telematico in caso di rifiuto della cancelleria

È legittima la riapertura dei termini di deposito dell’atto rifiutato dalla cancelleria.

Con ordinanza n. 25289/2020 pubblicata l’11 novembre 2020, la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità della rimessione in termini nel caso in cui la cancelleria rifiuti il deposito telematico dell’iscrizione a ruolo di un giudizio per omesso versamento del contributo unificato.  

Il caso: La vicenda giudiziaria trae origine da un giudizio avente ad oggetto una richiesta di risarcimento dei danni per responsabilità professionale, promossa da un cliente nei confronti del proprio ragioniere commercialista, per omesso adempimento del suo mandato professionale.

Il Tribunale accoglieva la domanda condannando tuttavia il convenuto al pagamento di un importo inferiore a quello richiesto dall’attore.

Nel giudizio di appello l’appellante si costituiva il 5 gennaio 2017, oltre il termine di dieci giorni dalla notifica dell’atto di appello risalente al 19 dicembre 2016, depositando contestualmente la richiesta di rimessione in termini, nella quale evidenziava di aver provveduto a spedire la busta telematica per la costituzione in data 23 dicembre 2016, entro i termini previsti dalla legge, e che il 27 dicembre 2016, veniva informato dalla cancelleria del rifiuto del deposito per mancato versamento del contributo unificato. La Corte d’Appello accoglieva l’istanza di rimessione in termini, sul presupposto che la mancata “tempestiva costituzione” non potesse ritenersi avvenuta per causa imputabile all’appellante e nel merito, in riforma della sentenza impugnata, accoglieva il gravame, sul presupposto che l’appellato non avesse provato il conferimento dell’incarico professionale al ragioniere commercialista.     

L’originario attore proponeva, pertanto, ricorso per Cassazione deducendo nel primo motivo, che qui interessa, la nullità della sentenza di appello per violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4, per difetto di motivazione sulla rimessione in termini, nonché violazione e falsa applicazione dell’art. 153, comma 2, c.p.c., per avere la Corte d’Appello erroneamente rimesso in termini l’appellante. Sotto l’aspetto motivazionale il ricorrente censura la decisione impugnata per non aver dato rilievo alla circostanza che, nonostante il rifiuto della cancelleria fosse stato comunicato prima dello spirare del termine di dieci giorni previsto per la costituzione, l’appellante che era ancora in condizione di farlo, non ebbe a costituirsi nel rispetto di tale termine, attendendo invece il 5 gennaio 2017, data in cui ebbe a depositare anche l’istanza di rimessione.

Gli Ermellini hanno ritenuto il primo motivo infondato con riferimento ad entrambe le censure.

Per la Corte di Cassazione la motivazione della sentenza impugnata è immune da censure, ove si consideri che la Corte d’Appello, nel ribadire che l’art. 153 comma 2, c.p.c. presuppone una nozione di “non imputabilità” della causa di inosservanza del termine, che si identifica nell’esistenza di un fattore estraneo alla volontà dell’interessato, ha chiarito come la mancata tempestiva costituzione dell’appellante dipese, nella specie, dal fatto che la cancelleria, rifiutò l’iscrizione a ruolo ed il deposito dell’atto di appello notificato, “per mancata indicazione del valore della causa e mancato versamento del contributo unificato, senza avvedersi che la parte era stata ammessa, con riserva, al gratuito patrocinio a spese dello Stato, con conseguente esonero dal pagamento del contributo.

In ordine alla seconda censura relativa alla violazione dell’art. 153 comma 2 c.p.c., che riconosce alla parte che è incorsa in decadenze per cause ad essa non imputabili la possibilità di chiedere al giudice la rimessione in termini, la Corte di Cassazione ha ritenuto che il rifiuto dell’iscrizione a ruolo e del deposito dell’atto da parte della Cancelleria del Tribunale fosse sicuramente illegittimo, anche in ragione dell’utilizzazione delle modalità telematiche da parte del legale dell’appellante, visto che ai sensi del D. L. 18 ottobre 2012, n. 170, art. 16 bis, comma 7, convertito con modificazioni nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, “il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della Giustizia”. Da quel momento, essendosi perfezionato il deposito, non residua pertanto alcuno spazio per un rifiuto di ricezione degli atti per irregolarità fiscale degli stessi, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002 art. 285 (Cass. Sez. 3, ord. 26 maggio 2020, n.9664).

Il giudice di Legittimità, nel ritenere il motivo di censura infondato, si è anche pronunciato sulla questione sollevata dal ricorrente, se l’istanza di rimessione dovesse intervenire prima dello spirare del termine di dieci giorni ex artt. 347 e 165 c.p.c.. Sul punto la Corte ha affermato che la rimessione in termini presuppone la tempestività dell’iniziativa della parte che assume di essere incorsa nella decadenza per causa ad essa non imputabile, tempestività da intendere come immediatezza della reazione della parte stessa al palesarsi della necessità di svolgere un’attività processuale ormai preclusa. Il concetto di “immediatezza della reazione” (ribadito da ultimo anche da Cass.Sez.5, ord. 1° marzo 2019 n. 6102) non implica, come corollario, che l’istanza di rimessione debba intervenire, comunque, entro il termine del quale si alleghi essere stata impossibile l’osservanza per causa non imputabile alla parte, dovendo, viceversa, interpretarsi solo come necessità che la parte istante “si attivi in un termine ragionevolmente contenuto e rispettoso del principio della durata ragionevole del processo” (Cass. Sez. 5, Sent. 6 giugno 2012, n. 9114). Nel caso in esame, conclude la Corte, anche in considerazione della scadenza del termine di costituzione nel periodo delle festività natalizie, deve certamente ravvisarsi la ricorrenza della reazione entro “un termine ragionevolmente contenuto”.

Marcello Gargiulo

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