Ritenute sulle retribuzioni ed obbligo di accantonamento in favore dell’INPS

Nonostante l’emergenza sanitaria, resta in vigore l’obbligo, per il datore di lavoro, del versamento all’INPS delle trattenute operate sulle retribuzioni corrisposte ai propri dipendenti.

In un clima di incertezza economica, dettata dalla grande difficoltà e dalla lentezza nel far ripartire la “macchina industriale” da parte di imprenditori di qualsiasi settore, è necessario ricordare al datore di lavoro che in caso di mancato versamento all’INPS delle trattenute operate sulle retribuzioni corrisposte ai propri dipendenti, si può incorrere nel reato previsto dall’articolo 2, comma 1-bis, della Legge n. 638 del 1983 anche nel caso in cui l’azienda stia attraversando un momento di crisi di liquidità a causa alla revoca di un fido bancario e del fallimento di importanti clienti.
Il reato è punito a titolo di dolo generico e la crisi di liquidità non è un’esimente.
Ciò, in quanto sussiste l’obbligo per il datore di lavoro di accantonare le somme destinate all’Istituto previdenziale.
Il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali è a dolo generico ed è integrato dalla consapevole scelta di omettere i versamenti dovuti, ravvisabile anche qualora il datore di lavoro, in presenza di una situazione di difficoltà economica, abbia deciso di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti e alla manutenzione dei mezzi destinati allo svolgimento dell’attività di impresa, e di “posticipare” il versamento delle ritenute all’Erario, essendo suo onere quello di ripartire le risorse esistenti all’atto della corresponsione delle retribuzioni in modo da adempiere al proprio obbligo contributivo, anche se ciò comporta l’impossibilita di pagare i compensi nel loro intero ammontare.
Per effetto del Decreto Legislativo 15 gennaio 2016 n. 8, entrato in vigore il 6 febbraio 2016, con cui il Governo ha dato esecuzione alla delega contenuta nella Legge 28 aprile 2014 n. 67, la condotta omissiva riguardante le ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti assume rilevanza penale soltanto sopra la soglia di € 10.000 annui, mentre sotto tale cifra l’omissione rileva come illecito amministrativo.
Nel previgente regime, l’omissione contributiva era sempre punibile con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032,91, salvo il caso di versamento del dovuto entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.
Tale causa di non punibilità è stata confermata dal legislatore delegato.
Il D.Lgs. n. 8/2016 ha trasformato in illecito amministrativo la condotta prevista dall’articolo 2 comma 1-bis del D.L. n. 463 del 1983, purché l’omesso versamento non ecceda il limite complessivo di 10.000 euro annui.
Sono stati, quindi, introdotti due diversi regimi sanzionatori rapportati all’entità dell’omissione:
– importo pari o inferiore a 10.000,00 euro;
– importo superiore a 10.000,00 euro.
I punti della Riforma per omesso versamento superiore all’importo di € 10.000,00 annui si configura come reato punibile con la reclusione fino a 3 anni congiunta alla multa fino a euro 1.032,00
L’omesso versamento fino all’importo di €10.000 annui si configura in una violazione amministrativa punibile con sanzione pecuniaria da euro 10.000,00 a euro 50.000.00
Ricorre la causa di non punibilità, tanto in relazione alla sanzione penale quanto a quella amministrativa, quando il versamento delle ritenute omesse è effettuato entro 3 mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’accertamento della violazione.
L’articolo 8 del D.Lgs. n. 8/2016 stabilisce l’applicazione delle disposizioni che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del Decreto (6 febbraio 2016), sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili, nel qual caso il Giudice dell’esecuzione provvede alla revoca della sentenza o del decreto penale.


D.L. 12/09/1983 n. 463, conv. L. 11/11/1983 n. 638

Cass. pen. Sez. III n. 12629/2019
Cass. pen. Sez. III n. 20725/2018
Cass. pen. Sez. III n. 22919/2006
Sentenza n. 12629/2020 della Corte di Cassazione (Sez. 3 pen.)

Stefano Capuano