Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – Evoluzione della normativa

A cura dell’Ingegnere della Sicurezza, Dott.ssa Marzia Cozzi, iniziamo oggi la pubblicazione di una serie di articoli aventi per oggetto il “modus operandi” richiesto dal Decreto Legislativo 81/2008 e sue m.i., in materia di Salute e Sicurezza sul luogo di lavoro, in capo a tutte le figure coinvolte nell’interazione lavorativa sia in ambito privato che pubblico.

La salute e la sicurezza sul lavoro è un ambito che viene gestito in termini giurisprudenziali, a partire dagli anni ’30 con l’inserimento nel Codice Penale di alcune disposizioni che tuttora conservano un ruolo di primaria importanza nel panorama giuridico nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Troviamo gli articoli:

  • 437 c.p. – Rimozione od omissione dolosa (voluta) di cautele contro gli infortuni sul lavoro; statuisce che chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione;
  • 451 c.p. – Omissione colposa (non voluta) di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro; statuisce che chiunque per colpa omette di collocare, ovvero rimuove o rende inservibili apparecchi o altri mezzi destinati alla estinzione di un incendio o al salvataggio o al soccorso contro disastri o infortuni sul lavoro, è punito con la reclusione;
  • 589 c.p. – Omicidio colposo; statuisce che chiunque cagiona per colpa la morte di una persona, se il fatto è commesso con la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, è punito con la reclusione;
  • 590 c.p. – Lesioni personali; statuisce che chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale con la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro è punito con la reclusione.

I primi due articoli sono a carattere prevenzionistico, in quanto sanzionano penalmente condotte da cui potrebbero originarsi situazioni di pericolo, a prescindere dal verificarsi dell’evento infortunistico in sé, i secondi a carattere repressivo/punitivo di eventi gravi che si sono già verificati e che sono stati la diretta conseguenza della violazione di norme antinfortunistiche.

In considerazione del fatto che le contravvenzioni e quasi tutti i delitti in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono di natura colposa ed omissiva, riveste molta importanza anche l’art. 40 c.p. che, partendo dalla certezza che un infortunio sul lavoro è un reato che viene commesso per non averlo impedito, statuisce che, non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.

La prima vera norma a carattere prevenzionistico è contenuta nel Codice Civile con l’art. 2087: tutela delle condizioni di lavoro, che impone all’imprenditore di attuare nell’esercizio della sua attività tutte le cautele necessarie a garantire la tutela del lavoratore.

Come tutte le altre norme, anche quelle relative alla sicurezza e la salute sul lavoro, trovano il loro fondamento nella carta costituzionale, ai sensi dei seguenti articoli:

  • 1 – L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro;
  • 32 – La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività;
  • 35 – La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni; cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori; promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro;
  • 41 – L’iniziativa economica privata è libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Dagli anni ’50 iniziano ad entrare in vigore Decreti Legislativi che rimarranno nella storia per aver iniziato a tutelare il lavoratore specificando la priorità della sua salute e della sua sicurezza prima di ogni altro aspetto.

Tra i più noti, troviamo:

  • Il D.P.R. n.547/1955: norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro;
  • Il D.P.R. n. 303/56: norme generali per l’igiene sul lavoro;
  • Il D.P.R. n. 164/56: norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni;
  • Il D.P.R. n. 320/56: norme per la prevenzione degli infortuni e l’igiene del lavoro in sotterraneo;
  • Il D.P.R. n. 321/56: norme per la prevenzione degli infortuni e l’igiene del lavoro nei cassoni ad aria compressa;
  • Il D.M. 12/09/1958: istituzione del registro infortuni;
  • Il D.P.R. 1124/65: assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali;
  • Legge 300/70: lo statuto dei lavoratori che statuisce le norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale, dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e sul collocamento;
  • Legge 833/78: istituzione del Servizio Sanitario Nazionale;
  • Legge 46/90: norme per la sicurezza degli impianti elettrici;
  • Il Lgs. 277/91: attuazione delle direttive CEE per l’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici;
  • Il Lgs. 626/94: attuazione di 18 direttive riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro;
  • Il Lgs. 230/95: radioprotezione dei lavoratori e della popolazione;
  • Il D.Lgs. 493/96: prescrizioni minime per la segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro;
  • Il Lgs. 459/96: caratteristiche di sicurezza delle macchine;
  • Il D. Lgs. 494/96: sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Negli anni 2000, precisamente il 30 aprile 2008, entra in vigore il Decreto Legislativo n. 81/2008, chiamato, anche se erroneamente, testo unico di sicurezza per la sua finalità di razionalizzare, semplificare ed innovare la legislazione previgente.

Il provvedimento ridisegna la materia della salute e sicurezza sul lavoro le cui regole, come abbiamo visto, erano contenute in una lunga serie di disposizioni succedutesi nell’arco di più di 60 anni; il decreto infatti ha previsto l’abrogazione di alcuni dei decreti di cui sopra, per i quali non è stato appositamente inserito il link di riferimento.

Partendo dalla chiara notazione che “la legge non ammette ignoranza”, è bene sottolineare che: chiunque intenda aprire un’attività, in campo pubblico o privato, ed intenda inserire nell’organico, lavoratori e/o lavoratrici, subordinati e/o autonomi, nonché soggetti ad essi equiparati, fermo restando quanto previsto dall’art. 3 del D. Lgs. 81/2008 e sue m.i., deve assolutamente rispettare tutte le disposizioni impartite dal D. Lgs. 81/2008 e sue m.i. nonché tutte le disposizioni impartite dalle normative a cui il decreto stesso rimanda.

Quanto su scritto determina una conoscenza approfondita del D. Lgs. 81/2008, la cui strutturazione in titoli (n. XIII), contenenti n. 306 articoli, e in n. 51 allegati tecnici, (vedi tabella di riferimento), lo rende alla portata di tutti.

Come si può ben capire, questo decreto risulta essere una importante innovazione in termini legislativi; ha apportato tantissime novità ma quello che non è stato assolutamente modificato è l’obiettivo primario: individuare, valutare e affrontare tutti i rischi per ridurli alla fonte curando prima l’ambiente per poi curare il lavoratore.

Ma come può essere raggiunto tale obiettivo? Attuando la cosiddetta prevenzione e protezione ma soprattutto attraverso un concorde e attivo impegno di tutti i soggetti coinvolti nella interazione lavorativa.

Nel prossimo articolo prenderemo in considerazione proprio questi aspetti.

Marzia Cozzi