Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – Le misure di sicurezza – 2° parte

La segnaletica di salute e sicurezza come importante misura preventiva.

Nella prima parte pubblicata il 2 ottobre, dopo aver specificato sulle misure di sicurezza le due tipologie (preventive e protettive), l’argomento sul quale è stata posta l’attenzione è stato l’informazione, la formazione e l’addestramento dei lavoratori ritenendole principali misure di sicurezza preventive.

Rimanendo con la consapevolezza che non esiste una misura di sicurezza migliore o peggiore, ma sicuramente evitare che si verifichi un evento avverso è sempre meglio rispetto al caso di doverne gestire le conseguenze, oggi verrà trattata la segnaletica di salute e sicurezza come ulteriore importante misura di sicurezza preventiva, le cui prescrizioni sono stabilite dal Titolo V del D. Lgs. 81/2008 e sue m.i..

Per “segnaletica di sicurezza” si intende (art. 162 del D. Lgs. 81/2008 e sue m.i.): una segnaletica che, riferita ad un oggetto, ad una attività o ad una situazione determinata, fornisce una indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro, e che utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un segnale gestuale.

Quando, anche a seguito della valutazione effettuata in conformità all’art. 28 del D. Lgs. 81/2008 e sue m.i. (vedi articolo pubblicato il 25 settembre 2020), risultano rischi che non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure, metodi, ovvero sistemi di organizzazione del lavoro, o con mezzi tecnici di protezione collettiva, il datore di lavoro fa ricorso alla segnaletica di sicurezza, conformemente alle prescrizioni previste agli allegati che vanno dall’allegato XXIV all’allegato XXXII del D. Lgs. 81/2008 e sue m.i., facendo eventualmente riferimento anche alle norme di buona tecnica e adottando le misure necessarie, secondo le particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica.

Le prescrizioni generali, le ritroviamo all’interno dell’allegato XXIV, in cui viene innanzitutto specificato che la segnaletica di sicurezza deve essere utilizzata solo per trasmettere il messaggio o l’informazione necessaria in una determinata circostanza lavorativa, in una modalità di segnalazione che può essere:

  • permanente, nel caso di un divieto, un avvertimento o un obbligo, quando serve ad indicare l’ubicazione di mezzi di salvataggio, di pronto soccorso e antincendio, per indicare i rischi di urto contro ostacoli e di caduta delle persone, per definire le vie di circolazione, il tutto per mezzo di cartellonistica avente un colore di sicurezza specifico;
  • occasionale, in caso di segnaletica di pericoli, di chiamata di persone per un’azione specifica e per lo sgombero urgente delle persone, per la guida delle persone che effettuano manovre implicanti un rischio o un pericolo, il tutto per mezzo di segnali luminosi, acustici, gestuali e/o di comunicazioni verbali.

A parità di efficacia e a condizione che si provveda ad un’azione specifica di informazione e formazione al riguardo, è ammessa libertà di scelta fra:

– un colore di sicurezza o un cartello, per segnalare un rischio di inciampo o caduta con dislivello;

– segnali luminosi, segnali acustici o comunicazione verbale;

– segnali gestuali o comunicazione verbale.

Altresì, in determinate modalità di segnalazione, possono essere utilizzate assieme, nelle combinazioni specificate di seguito:

– segnali luminosi e segnali acustici;

– segnali luminosi e comunicazione verbale;

– segnali gestuali e comunicazione verbale

Forma e colori dei cartelli da impiegare sono definiti, in funzione del loro oggetto specifico (cartelli di divieto, di avvertimento, di prescrizione, di salvataggio e per le attrezzature antincendio), come da allegato.

I pittogrammi devono essere il più possibile semplici, con omissione dei particolari di difficile comprensione; potranno differire leggermente dalle figure disposte o presentare rispetto ad esse un maggior numero di particolari, purché il significato sia equivalente e non sia reso equivoco da alcuno degli adattamenti o delle modifiche apportati.

I cartelli devono essere costituiti di materiale il più possibile resistente agli urti, alle intemperie ed alle aggressioni dei fattori ambientali; vanno sistemati tenendo conto di eventuali ostacoli, ad un’altezza e in una posizione appropriata rispetto all’angolo di visuale, all’ingresso alla zona interessata in caso di rischio generico ovvero nelle immediate adiacenze di un rischio specifico o dell’oggetto che s’intende segnalare e in un posto bene illuminato e facilmente accessibile e visibile; in caso di cattiva illuminazione naturale sarà opportuno utilizzare colori fosforescenti, materiali riflettenti o illuminazione artificiale; le dimensioni e le proprietà colorimetriche e fotometriche devono essere tali da garantirne una buona visibilità e comprensione.

Per le dimensioni si raccomanda di osservare la seguente formula: A>L2/200025 ove A rappresenta la superficie del cartello espressa in m2 ed L è la distanza, misurata in metri, alla quale il cartello deve essere ancora riconoscibile. La formula è applicabile fino ad una distanza di circa 50 metri.

Va specificato che il cartello va rimosso quando non sussiste più la situazione che ne giustificava la presenza.

Per quanto riguarda invece i segnali luminosi, devono avere le seguenti proprietà intrinseche:

  • la luce emessa da un segnale deve produrre un contrasto luminoso adeguato al suo ambiente, in rapporto alle condizioni d’impiego previste, senza provocare abbagliamento per intensità eccessiva o cattiva visibilità per intensità insufficiente;
  • la superficie luminosa emettitrice del segnale può essere di colore uniforme rispettando la tabella di riferimento o recare un simbolo su un fondo determinato; in quest’ultimo caso il simbolo dovrà rispettare, per analogia, le regole ad esso applicabili, riportate all’allegato XXV.

Sempre per i segnali luminosi, sussistono le seguenti regole particolari d’impiego:

  • se un dispositivo può emettere un segnale continuo ed uno intermittente, il segnale intermittente sarà impiegato per indicare, rispetto a quello continuo, un livello più elevato di pericolo o una maggiore urgenza dell’intervento o dell’azione richiesta od imposta;
  • la durata di ciascun lampo e la frequenza dei lampeggiamenti di un segnale luminoso andranno calcolate in modo da garantire una buona percezione del messaggio, e da evitare confusioni sia con differenti segnali luminosi che con un segnale luminoso continuo;
  • se al posto o ad integrazione di un segnale acustico si utilizza un segnale luminoso intermittente, il codice del segnale dovrà essere identico;
  • un dispositivo destinato ad emettere un segnale luminoso utilizzabile in caso di pericolo grave andrà munito di comandi speciali o di lampada ausiliaria.

Passiamo ora ai segnali acustici; essi devono:

  • avere un livello sonoro nettamente superiore al rumore di fondo, in modo da essere udibile, senza tuttavia essere eccessivo o doloroso;
  • essere facilmente riconoscibile in rapporto particolarmente alla durata degli impulsi ed alla separazione fra impulsi e serie di impulsi, e distinguersi nettamente, da una parte da un altro segnale acustico e dall’altra dai rumori di fondo.

Nei casi in cui un dispositivo può emettere un segnale acustico con frequenza costante e variabile, la frequenza variabile andrà impiegata per segnalare, in rapporto alla frequenza costante, un livello più elevato di pericolo o una maggiore urgenza dell’intervento o dell’azione sollecitata o prescritta. Il suono di un segnale di sgombero deve essere continuo.

Molto importante è anche la comunicazione verbale, la quale deve avere le seguenti proprietà intrinseche:

  • si instaura fra un parlante o un emettitore e uno o più ascoltatori, in forma di testi brevi, di frasi, di gruppi di parole o di parole isolate, eventualmente in codice.
  • i messaggi verbali devono essere il più possibile brevi, semplici e chiari; la capacità verbale del parlante e le facoltà uditive di chi ascolta devono essere sufficienti per garantire una comunicazione verbale sicura.

La comunicazione verbale può essere diretta (impiego della voce umana) o indiretta (voce umana o sintesi vocale diffusa da un mezzo appropriato).

Le persone interessate devono conoscere bene il linguaggio utilizzato per essere in grado di pronunciare e comprendere correttamente il messaggio verbale e adottare, in funzione di esso, un comportamento adeguato nel campo della sicurezza e della salute.

Se la comunicazione verbale è impiegata in sostituzione o ad integrazione dei segnali gestuali, si dovrà far uso di parole chiave, come:

– via: per indicare che si è assunta la direzione dell’operazione;

– alt: per interrompere o terminare un movimento;

– ferma: per arrestare le operazioni;

– solleva: per far salire un carico;

– abbassa: per far scendere un carico;

– avanti, indietro, a destra, a sinistra (se necessario, questi ordini andranno coordinati con codici gestuali corrispondenti);

– attenzione: per ordinare un alt o un arresto d’urgenza;

– presto: per accelerare un movimento per motivi di sicurezza.

Infine troviamo i segnali gestuali, che dovranno avere le seguenti proprietà intrinseche:

  • un segnale gestuale deve essere preciso, semplice, ampio, facile da eseguire e da comprendere e nettamente distinto da un altro segnale gestuale.
  • l’impiego contemporaneo delle due braccia deve farsi in modo simmetrico e per un singolo segnale gestuale;
  • i gesti impiegati, nel rispetto delle caratteristiche sopra indicate, potranno variare leggermente o essere più particolareggiati rispetto alle figurazioni disposte, purché il significato e la comprensione siano per lo meno equivalenti.

La persona che emette i segnali, detta “segnalatore”, impartisce, per mezzo di segnali gestuali, le istruzioni di manovra al destinatario dei segnali, detto “operatore” (vedi allegato).

Il segnalatore deve essere in condizioni di seguire con gli occhi la totalità delle manovre, senza essere esposto a rischi a causa di esse; deve rivolgere la propria attenzione esclusivamente al comando delle manovre e alla sicurezza dei lavoratori che si trovano nelle vicinanze.

Se non sono soddisfatte le condizioni di cui sopra, occorrerà prevedere uno o più segnalatori ausiliari.  Quando l’operatore non può eseguire con le dovute garanzie di sicurezza gli ordini ricevuti, deve sospendere la manovra in corso e chiedere nuove istruzioni.

Il segnalatore deve essere individuato agevolmente dall’operatore; deve indossare o impugnare uno o più elementi di riconoscimento adatti, come giubbotto, casco, manicotti, bracciali, palette, di colore vivo, preferibilmente unico.

Come è possibile dedurre, quelle esaminate sono tutte misure di sicurezza preventive di fondamentale importanza se utilizzate nella maniera opportuna; pertanto il datore di lavoro provvede affinché:

a) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e i lavoratori siano informati di tutte le misure da adottare riguardo alla segnaletica di sicurezza impiegata all’interno dell’impresa ovvero dell’unità produttiva;

b) i lavoratori ricevano una formazione adeguata, in particolare sotto forma di istruzioni precise, che deve avere per oggetto specialmente il significato della segnaletica di sicurezza, soprattutto quando questa implica l’uso di gesti o di parole, nonché i comportamenti generali e specifici da seguire.

Marzia Cozzi

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