Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro – L’organigramma aziendale – 2° parte

In questa 2° parte vengono affrontati ed analizzati gli obblighi e le responsabilità delle figure professionali che vanno a completare l’organigramma aziendale, per quanto disposto dal Titolo I del D. Lgs. 81/2008 e sue m.i..

Nella 1° parte abbiamo visto le figure professionali nella qualità di: Dirigente, Preposto, Responsabile del Servizio di Prevenzione e protezione (RSPP) e Addetto al Servizio di Prevenzione e protezione (ASPP).

Questa 2° parte ha come soggetti:

  • Medico Competente (MC)
  • Lavoratore
  • Addetti all’emergenza: Addetto antincendio e Addetto al primo soccorso
  • Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)

Medico Competente (MC)

Nel rispetto dell’art. 18, il datore di lavoro è tenuto, anche delegando, alla nomina del Medico Competente (MC), definito all’art. 2, come “medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all’art. 38, che collabora, secondo quanto previsto all’art. 29, comma 1, con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria (insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa) e per tutti gli altri compiti di cui al D. Lgs. 81/2008 e sue m.i..”

La sua attività deve svolgersi nel rispetto dell’art. 39 e mantenendo dei rapporti collaborativi con il Servizio Sanitario Nazionale, come disposto dall’art. 40.

La nomina del Medico Competente non è sempre obbligatoria; ciò che lo rende tale è la presenza di rischi per la salute in capo ai lavoratori, eventualmente riscontrati, valutati e quantificati in sede di valutazione di rischi e visionabili sul Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

Dal momento in cui viene nominato, il Medico è tenuto ad effettuare una visita medica preventiva in fase preassuntiva, per verificare l’assenza di controindicazioni alla mansione affidatagli, e una visita medica periodica programmata dal medico in base alla valutazione dei rischi, con rilascio di uno dei seguenti certificati medici di:

  • idoneità;
  • non idoneità alla mansione (vedi art. 42 – Provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica);
  • idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;
  • idoneità permanente.

Possono essere richieste visite fuori programma, o su richiesta del lavoratore, o al cambio di mansione o alla cessazione del rapporto di lavoro o, infine, dopo un’assenza dal lavoro superiore a sessanta giorni consecutivi.

Gli esiti della visita medica devono essere allegati alla cartella sanitaria e di rischio di cui all’art. 25, comma 1, lettera c), secondo i requisiti minimi contenuti nell’Allegato III e predisposta su formato cartaceo o informatizzato, secondo quanto previsto dall’art. 53.

Lavoratore

In tutta l’evoluzione della normativa (vedi articolo precedente) il lavoratore non è mai stato considerato parte integrante nel processo di mantenimento delle condizioni di sicurezza, come invece accade oggi con le disposizioni dettate dal D. Lgs. 81/2008 e sue m.i.; risulta infatti essere un soggetto direttamente impegnato nella gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro, e non più soltanto un esecutore di ordini e mansioni.

L’art. 2 lo definisce come la “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell’ente stesso; l’associato in partecipazione di cui all’articolo 2549(N), e seguenti del Codice civile; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’articolo 18 della Legge 24 giugno 1997, n. 196(N), e di cui a specifiche disposizioni delle Leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione; i volontari del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile; il lavoratore di cui al D. Lgs. 1° dicembre 1997, n. 468(N), e successive modificazioni”.

Come possiamo notare, la definizione di lavoratore è riferita a più tipologie di soggetti, determinando in alcuni casi una difficoltà nella determinazione del computo dei lavoratori necessaria per il rispetto di particolari obblighi imposti dalla stessa normativa (ad es.: RSPP interno, obbligo di riunione periodica, numero degli RLS, svolgimento diretto dei compiti di RSPP da parte del datore di lavoro, etc.); per la risoluzione di tale difficoltà, occorre rispettare l’art. 4.

Conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro, nel rispetto dell’art. 20, il lavoratore è chiamato a garantire un costante livello di sicurezza all’interno dell’azienda in cui lavora, adoperandosi direttamente ed immediatamente per eliminare o per ridurre tutte le situazioni, eventi e/o circostanze con un alto indice di probabilità di causare infortuni e/o malattie professionali a tutte le figure presenti all’interno dell’azienda; questo può essere ricondotto al principio secondo il quale  “ogni lavoratore deve prendersi cura  della propria salute e sicurezza, e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro,  su cui  ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni”.

Addetti alle emergenza: Addetto Antincendio e Addetto al Primo Soccorso

Nel rispetto dell’art. 18 comma 1, lettera b, il datore di lavoro è tenuto a designare preventivamente, i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza.

I soggetti incaricati, non possono assolutamente rifiutare la designazione, se non per giustificato motivo. Come disposto dall’art. 37, comma 9, i lavoratori designati devono ricevere un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico, come di seguito specificato:

–          Per gli addetti antincendio, così come previsto dal D.M. 10/03/1998, devono seguire idoneo corso di formazione della durata di 4, 8, 16 ore in funzione del livello di rischio incendio (rispettivamente basso, medio, elevato), valutato nel corso della valutazione dei rischi;

–          Per gli addetti al primo soccorso, la durata e il contenuto teorico-pratico devono essere strutturati secondo la classificazione delle aziende presente nel D.M. 388/03.

Per determinare il gruppo a cui appartiene l’azienda è necessario, sulla base del codice di tariffa INAIL, identificare il corrispondente indice di inabilità, reperibile sul sito INAIL.

L’art. 37 richiede infine che ogni addetto all’emergenza effettui un aggiornamento periodico della formazione ogni 3 anni.

Ci tengo a precisare che la frequenza a tale tipo di formazione non rende assolutamente l’addetto antincendio un vigile del fuoco e di conseguenza in obbligo ad attuare le procedure operative a loro carico, nè rende l’addetto al primo soccorso un medico, ma solo dei soggetti in grado di intervenire rispettivamente in un principio di incendio e nelle primissime cure dell’infortunato, attuando tutte le procedure previste dal Piano di Emergenza e/o dal Documento di Valutazione dei Rischi.

E’ consentito ad entrambe la sola gestione della chiamata ai soccorritori, senza il diretto intervento per quanto di loro competenza, evitando quindi di incorrere nella omissione di soccorso.

Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)

Riprendendo l’art. 18 (nello specifico: comma 1, lett. n, o, p, s) e leggendo l’art 50, si evince come il Decreto voglia attribuire un ruolo di primaria importanza nel processo di gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro, alla figura del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), definita all’art. 2 come la “persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro”.

La Sua nomina è obbligatoria in tutte le aziende, ma in base alle dimensioni delle stesse cambiano le modalità di nomina e il computo totale; infatti, nelle aziende o unità produttive con un massimo di 15 dipendenti il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è solitamente eletto dai lavoratori tra di loro, mentre nelle aziende o unità produttive che contano più di 15 lavoratori lo stesso è eletto o designato sempre dai lavoratori, ma all’interno delle rappresentanze sindacali aziendali.

In ambedue i casi, l’elezione avviene di norma lo stesso giorno in cui avviene la giornata nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro all’interno della settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, con la stesura di apposito verbale di elezione o rinuncia all’elezione, di cui si rimanda al modello di riferimento.

Il numero dei rappresentanti non è predeterminato per legge, bensì sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva; in ogni caso, il numero minimo dei rappresentanti di cui all’art. 47, comma 7, è il seguente:

  1. a) n. 1 nelle aziende o unità produttive sino a 200 lavoratori;
  2. b) n. 3 nelle aziende o unità produttive da 201 a 1.000 lavoratori;
  3. c) n. 6 nelle aziende o unità produttive con oltre i 1.000 lavoratori.

Qualora non si proceda all’elezione, il verbale di rinuncia di cui sopra, deve essere inviato agli organismi paritetici di cui all’art. 51, al fine di poter procedere all’assegnazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale (RLST), il quale, esercita le stesse funzioni e i compiti del RLS all’interno di tutte le aziende o unità produttive del territorio o del comparto di competenza nelle quali appunto non è stato nominato.

Infine esiste anche il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza di Sito Produttivo (RLSP), che, in riferimento all’art.49, interviene in quelle realtà aziendali in cui più aziende o cantieri si ritrovano ad operare nello stesso contesto lavorativo (porti, impianti siderurgici, centri intermodali di trasporto).

Le attribuzioni assegnate al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), vedi art. 50, lo collocano in una posizione di estrema importanza nell’organigramma aziendale; infatti, insieme al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e al Medico Competente, è chiamato a collaborare con il datore di lavoro, potendo disporre del tempo necessario allo svolgimento dell’incarico senza perdita di retribuzione, nonché dei mezzi necessari per l’esercizio delle funzioni e delle facoltà riconosciutegli.

Come tutti i soggetti visti fino ad ora, anche il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) deve frequentare obbligatoriamente dei corsi di formazione nel rispetto dell’art. 37.

La durata minima dei corsi di formazione è di 32 ore per quello iniziale, di cui 12 dedicate ai rischi specifici presenti in azienda (e conseguenti misure di prevenzione e protezione) e un aggiornamento annualmente di un monte ore pari a:

 – 4 ore annue per aziende aventi tra 15 e 50 dipendenti;

 – 8 ore annue per aziende con più di 50 dipendenti.

È bene sottolineare, infine, che il ruolo di RLS non è compatibile con quello di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP).

Marzia Cozzi