Tempo pieno o part-time? Gli ispettori INPS decisivi davanti al Giudice

Per l’omissione contributiva il verbale ispettivo e le dichiarazioni del lavoratore agli ispettori, inchiodano il Datore al pagamento dei contributi non dichiarati.

Il Giudice può ritenere provata l’omissione contributiva sulla base anche solo di quanto riferito dal dipendente agli ispettori in merito all’orario di lavoro. In particolare ciò può accadere quando il contenuto probatorio delle dichiarazioni o il concorso di altri elementi renda superfluo l’espletamento di ulteriori mezzi istruttori.

Provvedimento Cass. Sez. L, Ordinanza. n. 8445 del 4 maggio 2020.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha accertato che la prestazione lavorativa nel periodo considerato è stata resa a tempo pieno e non part-time come invece denunciato dal Datore di lavoro; la valutazione della Corte di merito si è basata principalmente sul verbale ispettivo dell’INPS, e sa Sez. L. della Suprema Corte ha confermato la statuizione del Giudice di secondo grado, con condanna alle spese.

Premessa

Dalla lettura dell’Ordinanza n. 8445/2020 della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione si ricava che: “La pronuncia in esame conferma l’orientamento (tra le altre, Cass. Sez. L. n. 5820 del 10.11.1979 e, più di recente, Cass. Sez. L n. 11934 del 7.05.2019) secondo cui:

«I verbali di accertamento redatti dagli ispettori dell’INPS – i quali fanno fede fino a querela di falso delle dichiarazioni in essi contenute e degli altri fatti che il pubblico ufficiale verbalizzante attesti essere avvenuti in sua presenza o essere stati da lui compiuti – possiedono, per quanto riguarda le altre circostanze che il verbalizzante segnali di aver accertato nel corso dell’inchiesta, per averle apprese da terzi o a seguito di indagini, un grado di attendibilità che può essere informato da una specifica prova contraria e, in mancanza di questa, possono costituire prove sufficienti di tutte le circostanze riferite dal verbalizzante medesimo».

Pertanto, in difetto di una contraria dimostrazione da parte del Datore di lavoro, il verbale di accertamento del personale ispettivo ben può costituire valida fonte di convincimento del Giudice di merito.

Il caso

La Corte di Appello di Caltanissetta ha confermato la sentenza di primo grado che aveva rigettato l’opposizione a cartella esattoriale, per somme aggiuntive e sanzioni, emessa in ragione di omissioni contributive riguardanti una prestazione lavorativa – riferita al periodo marzo 2004-novembre 2007 -, resa a tempo pieno e non part-time, come invece denunciato dal Datore di lavoro.

La Corte territoriale ha ritenuto fondata la pretesa contributiva dell’INPS considerando l’esito dell’accertamento ispettivo e il tenore delle dichiarazioni del lavoratore spontanee, inequivocabili e circostanziate in ordine allo svolgimento di cinquantasei ore a settimana, raccolte nell’immediatezza dei fatti dagli ispettori verbalizzanti, contestualmente alle dichiarazioni dello stesso titolare dell’esercizio commerciale presso il quale il dipendente svolgeva la prestazione di addetto al bancone, a nulla rilevando, agli effetti del reale assetto del rapporto, la diversa articolazione dell’orario di lavoro risultante dai libri contabili.

Ebbene, la Suprema Corte, il cui intervento è stato richiesto dal difensore del Datore di lavoro, ha respinto tutti i motivi formulati nel ricorso e ha, pertanto, confermato la statuizione della Corte nissena favorevole all’Istituto previdenziale, rendendola definitiva.

Motivi della decisione

Parte ricorrente ha lamentato la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., violazione dell’art. 2697 cod. civ. e omesso l’esame di un fatto decisivo per il giudizio: per avere la Corte di merito attribuito maggiore valenza probatoria, rispetto ad altre risultanze istruttorie, alle dichiarazioni del lavoratore in sede di accertamento ispettivo, omettendo immotivatamente di valutare l’intero quadro istruttorio, comprensivo di prove documentali, e valorizzando, in tal modo, esclusivamente le dichiarazioni stragiudiziali, con erronea applicazione anche delle regole di ripartizione dell’onere della prova, per avere esonerato l’INPS dalla prova rigorosa della pretesa e onerato della prova contraria il Datore di lavoro.

Nel respingere il ricorso, previo esame congiunto di tutti i motivi, i Supremi giudici hanno, fra l’altro, riaffermato i seguenti principi di diritto: 

  • Spetta al giudice di merito, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, assumere e valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e le circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata;
  • I verbali ispettivi fanno piena prova fino a querela di falso dei fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti, ivi compresa l’esistenza e provenienza delle dichiarazioni raccolte a verbale ma non anche delle valutazioni dell’ispettore o dei fatti non percepiti direttamente ma affermati dall’ispettore in base ad altri fatti, e tale materiale probatorio è liberamente valutabile e apprezzabile dal Giudice, il quale può anche considerarlo prova sufficiente, qualora il loro specifico contenuto probatorio o il concorso di altri elementi renda superfluo l’espletamento di ulteriori mezzi istruttori;
  • Nell’ambito del processo per opposizione a cartella esattoriale per il pagamento di contributi e premi, l’Ente previdenziale, benché convenuto, riveste la qualità di attore in senso sostanziale. Tuttavia, grava sul Datore di lavoro l’onere di provare le circostanze eccettuative dell’obbligazione contributiva, cioè le circostanze in base alle quali si ricadrebbe nell’ambito di una deroga dell’onere contributivo ordinariamente previsto.

In applicazione di questi principi, la Suprema Corte ha: rigettato il ricorso e disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Stefano Capuano