Terzo settore: il regime giuridico delle erogazioni liberali in natura

A quattro anni dall’istituzione della Legge delega n. 106/2016, che segna segna l’inizio del cammino di riordino e riforma della disciplina sugli Enti del terzo settore, facciamo il punto sul percorso iniziato nel 2016.

Con la legge delega n. 106/2016 è iniziato il lungo camminino di riordino e riforma della disciplina sugli Enti del Terzo settore nel nostro ordinamento.

Una prima e fondamentale tappa di questo percorso è stata raggiunta con la pubblicazione del Codice del Terzo settore (D.lgs n. 117/2017), il quale ha altresì abrogato le previgenti normative in tema di volontariato (legge n. 266/1991) e di associazioni di promozione sociale (legge n. 383/2000), nonché una parte rilevante della c.d. “legge sulle Onlus” (D.lgs. n. 460/1997).

Il progetto di riforma, tuttavia, non può dirsi ancora concluso, essendo necessari ulteriori interventi attuativi ad opera di successivi decreti ministeriali.

Tra questi, va segnalato il Decreto emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 28 novembre 2019 (Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 gennaio 2020, n. 24), concernente la detraibilità e deducibilità delle erogazioni liberali in natura effettuate in favore degli Enti del Terzo settore.

Il provvedimento in commento attua e specifica quanto già stabilito all’art. 83 Codice del Terzo settore, ossia la detrazione dall’imposta lorda sulle persone fisiche di un importo pari al 30% degli oneri sostenuti dal contribuente per le erogazioni liberali in favore degli enti del Terzo settore. L’importo complessivo detraibile per ogni periodo di imposta è pari ad euro 30.000.

La stessa norma (art. 83 secondo comma) ammette, altresì, la deducibilità dell’importo delle erogazioni liberali in esame effettuate da qualsiasi soggetto (anche persona giuridica) nel limite del 10% del reddito complessivo netto. L’eventuale eccedenza potrà essere computata in aumento dell’importo deducibile dal reddito complessivo dei quattro periodi di imposta successivi.

Non è possibile cumulare tra di loro la deduzione e la detrazione previste dall’art. 83 Codice del Terzo settore né, tantomeno, usufruire di ulteriori benefici fiscali per le medesime erogazioni liberali (art. 83 quarto comma).

Il Decreto Ministeriale, all’art. 2, ha individuato in maniera dettagliata tutte le tipologie di enti del Terzo settore che possono essere destinatari delle erogazioni liberali ex art. 83: organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali non costituite in forma di società, cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, associazioni riconosciute e non riconosciute, fondazioni e altri enti di carattere privato diversi dalle società. Atteso il richiamo effettuato all’art. 4 Codice Enti del Terzo settore, tutte queste realtà dovranno altresì essere iscritte presso il registro unico nazionale del Terzo settore (c.d. RUNTS), ancora non istituito.

Le erogazioni ricevute dagli Enti dovranno essere utilizzate solamente per lo svolgimento dell’attività statutaria e, dunque, per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale (art. 2 primo comma Decreto Ministeriale)

Con riferimento, invece, alla quantificazione delle erogazioni liberali e, dunque, al relativo ammontare delle deduzioni o detrazioni spettanti al soggetto erogatore, il Decreto Ministeriale ha individuato una serie di parametri utili ogniqualvolta l’atto di donazione sia in natura e, dunque, non abbia come oggetto somme di denaro.

In queste ipotesi, infatti, come stabilito dall’art. 3 primo comma Decreto Ministeriale, è necessario far riferimento al “valore normale del bene”, determinato ai sensi dell’art. 9 secondo e terzo comma Testo unico delle imposte sul reddito: il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi.

Pertanto, rappresenta il “valore normale del bene” il listino prezzi o il tariffario del soggetto che ha fornito il bene o il servizio, ovvero, in mancanza, i listini delle Camere di commercio o le tariffe professionali.

Qualora, invece, l’erogazione liberale abbia ad oggetto un bene strumentale, l’ammontare dei benefici fiscali per il soggetto donatore sono determinati con riferimento al residuo valore fiscale all’atto del trasferimento (art. 3, secondo comma Decreto Ministeriale).

Quest’ultima disciplina, ai sensi dell’art. 3, terzo comma del citato Decreto Ministeriale, non è applicabile alle ipotesi exart. 85 primo comma lett. a) e b) Testo unico imposte sul reddito, ossia quando l’erogazione liberale ha ad oggetto corrispettivi o ricavi derivanti da cessione di beni o prestazione di servizi. In questo caso l’ammontare della detrazione e della deduzione dovrà essere calcolato con riferimento al minor valore tra la quantificazione effettuata alla stregua del “valore normale” ex art. 3, primo comma del Decreto Ministeriale e quello determinato applicando le disposizioni di cui all’art. 92 Testo unico delle imposte sul reddito.

In ogni caso, ai sensi dell’art. 4 del Decreto Ministeriale, per poter ottenere le agevolazioni fiscali il soggetto erogatore deve effettuare una dichiarazione scritta recante la descrizione analitica dei beni donati e l’indicazione dei relativi valori. L’Ente beneficiario, invece, deve rilasciare una dichiarazione dove si impegni ad utilizzare i beni donati esclusivamente per lo svolgimento della propria attività statutaria. Nell’ipotesi in cui i beni oggetto di una singola cessione non possano essere quantificati secondo criteri oggettivi o, comunque, il valore superi la soglia di euro 30.000, il soggetto erogatore dovrà acquisire, e produrre unitamente alla propria dichiarazione, una perizia giurata recante data non antecedente i novanta giorni dal trasferimento.

Il Codice degli Enti del Terzo settore, ai sensi dell’art. 104, ha previsto altresì una disciplina transitoria che rimarrà in vigore fino all’anno di imposta successivo all’autorizzazione della Commissione Europea ex art. 108 paragrafo 3 TFUE (non ancora richiesta) o, comunque, non prima del periodo di imposta successivo a quello di operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore.

Sotto la vigenza della disciplina transitoria, ai sensi della medesima norma, le agevolazioni previste potranno essere applicate in favore solamente delle ONLUS inscritte nei relativi registri (art. 10 D.lgs. n. 460/1997), delle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui alla legge n. 266/1991 ed alle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri exart. 7 legge n. 383/2000.

Il riordino della disciplina degli Enti del Terzo settore in unico codice ed il contestuale favore mostrato verso il finanziamento privato di questi Enti, nell’intenzione del legislatore, dovrebbe facilitarne la crescita ed il perseguimento degli obiettivi statutari.

Tuttavia, far ricorso alle donazioni dei privati metterà in competizione tra loro tutte queste realtà, le quali, quindi, saranno costrette ad agire come delle società che operano in un mercato concorrenziale per potersi assicurare i maggiori finanziamenti.

Questo potrà portare ad uno “spreco” di risorse in attività di marketing o, addirittura, a penalizzare tutti quegli Enti che operano in settori ritenuti poco rilevanti dall’opinione pubblica.

Doriana Silvestri