TIK TOK e l’Incoscienza Artificiale tra responsabilità e urgenza del bilanciamento

Ben vengano i poteri forti alle Autorità esistenti, volti a tutelare con immediatezza ed efficacia situazioni il cui perdurare può produrre effetti irrimediabili sull’essere umano.

Da poche ore un provvedimento del Garante della Privacy ha vietato il trattamento dei dati di quegli utenti che non abbiano dimostrato con assoluta certezza di avere l’età di 13 anni, come previsto dalla piattaforma stessa.

Il provvedimento emesso in via di urgenza dall’Authority ed il fatto sotteso ci lasciano ampio spazio di riflessione.

Esso è conseguente, da una parte ad una serie di rilievi già in precedenza adottati nei confronti della piattaforma, attesa la scarsa attendibilità delle misure poste in essere per l’attuazione dei divieti e per la facile possibilità di aggirare gli stessi. Nello scorso mese di dicembre il Garante era intervenuto per una serie di violazioni di parte di Tik Tok, che era stata oggetto di osservazioni in merito alla scarsa attenzione nei confronti dei minori e della poca trasparenza e chiarezza delle informazioni rese, nonché, di impostazioni scarsamente rispettose della privacy.

Quindi, da una parte la fissazione di criteri e regole a tutela dei minori, dall’altra lo scarso controllo da attivarsi in tali casi da parte delle piattaforme. Emerge prepotentemente un dubbio circa questa condotta. La massimizzazione dei profitti e il futuro di un libero ed incensurato accesso alla rete, o una libertà di incensurabile violazione delle regole in un mercato che può produrre devastanti conseguenze? Viene qui in rilievo una serie di problematiche che attengono anche all’origine del problema a livello ontologico e non solo agli strumenti che vengono utilizzati; è importante e fondamentale anche lo scarso controllo esercitato dai genitori sui propri figli e così via, fino a rischiare di perderci nell’oblio della rassegnazione di fronte ad uno strumento così potente e pervasivo quale è il Web.

In un bellissimo pezzo di qualche giorno fa Padre Paolo Benanti, professore presso la Pontificia Università Gregoriana ed esperto di Etica e Intelligenza Artificiale, ha sottolineato la necessità di avere un mondo mappato con l’intelletto e, citando Leopardi nell’Infinito “sempre caro mi fu quest’ermo colle”, evidenzia come “la nuova epoca sembra essere di disagio, perché i cambiamenti che stiamo producendo modificano la concezione di noi stessi della realtà e delle nostre correlazioni sociali “ e così conclude “ tra questa immensità ….il naufragar m’è dolce in questo mare”. In questo intervento Padre Benanti denuncia il rischio di Incoscienza Artificiale che corriamo a lasciar prendere sempre più il controllo alle macchine di tutto ciò che prima aveva un controllo umano, abdicando così alla nostra funzione di attenti osservatori della scena ed interpreti della vita.

Io dico: “La vita cambia, la tecnologia fa passi da gigante e noi ampliamo ogni giorno, con la neuroplasticità” (di Lisa Weinberger), del nostro cervello le nostre abitudini e sviluppiamo una nuova coscienza, una nuova dimensione nel cervello stesso. Ciò ci aiuta ad utilizzare la tecnologia come una realtà aumentata, ma guai ad abdicare alle funzioni antropocentriche. Solo noi sappiamo il perché, solo noi abbiamo l’intuizione, l’equità, il giudizio, non gli algoritmi! Solo noi possiamo impostare guidare preservare proteggere i diritti che con secoli di storia siamo riusciti a fissare in maniera indelebile. Allora facciamolo; diciamo con forza che non consentiremo una mercificazione inconsapevole, un utilizzo degli strumenti a dispetto dei contenuti e soprattutto dei destinatari.

Ora, a prescindere da chi ritiene sufficiente un livello di età piuttosto che un altro e indipendentemente dal se il provvedimento andava adottato dalla autorità in cui ha sede Tik Tok ossia l’Irlanda, che apparterrà alle eventuali schermaglie giudiziarie, io ritengo che il provvedimento adottato sia perfettamente legittimo. Ciò sia quanto al fumus ed al periculum, i due presupposti indefettibili perché si possa emanare un provvedimento cautelare.

Il fumus: una utente di dieci anni si trovava in un luogo in cui non avrebbe dovuto trovarsi ed utilizzava uno strumento che non avrebbe mai dovuto avere; Tik Tok non aveva verificato in maniera inconfutabile la sua età. Quanto al periculum: il fatto gravissimo e straziante avvenuto in quei “luoghi” ed utilizzando quegli strumenti ha prodotto la morte di un essere umano di 10 anni che non aveva la possibilità di percepire cosa stesse facendo ed essendo influenzata da quello strumento.

Al di là quindi di ogni disquisizione in merito alla libertà di utilizzo del web viene qui in rilievo la potenza e diffusione dello strumento e l’impotenza degli utilizzatori e dei genitori nel controllo adeguato.

Torniamo quindi ad un concetto di responsabilizzazione delle VLP (Very Large Platforms) che come emerge anche dal DSA (Digital Service Act) dovrebbero esse stesse vigilare perché tali accadimenti non si abbiano a verificare mai più senza le regole. Poi si apra pure un ampio dibattito su cosa è giusto o meno portare sugli strumenti; che le VLP sono come delle strade delle piazze e che vi si deve consentire il libero accesso delle persone; che vi è scarsa expertise all’interno delle stesse piattaforme; che questa è una discriminazione verso determinati social a fronte di altri; che i dati raccolti a mezzo delle identificazioni possono essere archiviati da parte di volontari e perciò possono essere a rischio.

Non è la stessa cosa! La responsabilità è di tutti sono d’accordo, ma questo è un momento topico in cui non devono sfuggire le regole; non deve sfuggire cioè quella infrastruttura giuridica che tiene in piedi un sistema, vis a vis una tecnologia incalzante e subdola che come dice Paolo Benanti modifica la concezione di noi stessi, della realtà e delle nostre correlazioni sociali. Occorrerebbe, come dice l’avvocato Enrica Priolo, intervistata sul punto, che le incapacità speciali, come la minore età, abbiano una regolamentazione apposita a seconda dei rapporti giuridici che le vedono protagoniste.

Occorre operare un bilanciamento sapiente fra diritti dello stesso rango e saper considerare recessivi gli uni a favore degli altri a seconda della situazione, sempre ispirati dall’etica e dalla giustizia, dalla efficacia dell’azione e dall’anelito di salvaguardia del bene della vita preminente che deve essere oggetto di tutela.

Allora ben vengano i poteri forti alle Autorità esistenti, ben venga un coordinamento stretto fra di esse e la nascita perfino di altri organismi terzi, volti a tutelare con immediatezza ed efficacia situazioni il cui perdurare può produrre effetti irrimediabili sull’essere umano. Ciò, a meno di non voler rinunciare al nostro ruolo umanistico al centro dello sviluppo sociale e nel rispetto dei diritti fondamentali.

Altrimenti, naufragare in questo mare non sara più né dolce né soave; sarà solo la fine dell’esistenza consapevole dell’essere umano su questa terra e produrrà l’annientamento della specie per confusione prima e per consunzione poi.

Stefano Crisci

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