La trasformazione delle DTA in crediti d’imposta

Con il Decreto Cura Italia i soggetti societari che entro il 31 dicembre 2020 procedono alla cessione a titolo oneroso di crediti vantati nei confronti di debitori inadempienti, possono beneficiare della trasformazione in credito d’imposta delle imposte differite attive (c.d. DTA – Deferred Tax Assets) anche se non iscritte in bilancio.

L’art. 55 del D.L. n. 18/2020 (c.d. Decreto Cura Italia) convertito dalla Legge n. 27/2020, mediante la sostituzione integrale dell’art. 44-bis del D.L. n. 34/2019 a sua volta convertito nella Legge n. 58/2019, ha introdotto una misura agevolativa che consente, ai soggetti costituiti in forma societaria che entro il 31 dicembre 2020 procedano alla cessione a titolo oneroso di crediti vantati nei confronti di debitori inadempienti, di beneficiare della trasformazione in credito d’imposta delle imposte differite attive (c.d. DTA – Deferred Tax Assets) anche se non iscritte in bilancio, relative:

  • alle perdite fiscali non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile ai sensi dell’art. 84 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR);
  • all’eccedenza ACE non ancora dedotta né fruita tramite credito d’imposta alla data della cessione dei crediti.

L’importo complessivo delle due componenti (perdite pregresse ed eccedenze ACE) rileva ai fini della trasformazione per un ammontare massimo non eccedente il 20% del valore nominale dei crediti deteriorati ceduti; inoltre i crediti ceduti possono essere considerati ai fini della conversione in crediti d’imposta per un valore nominale massimo di 2 miliardi di euro.

La cessione dei crediti entro il 31 dicembre 2020 costituisce quindi sia il presupposto per poter accedere all’agevolazione, sia la base di commisurazione della stessa.

La disposizione costituisce una misura di sostegno alle imprese che, al contempo, abbiano incontrato difficoltà nell’incasso dei crediti, ed abbiano conseguito redditi imponibili insufficienti ad assorbire le perdite fiscali pregresse e le eccedenze ACE; tali società possono così “monetizzare” anticipatamente le DTA riconducibili alle perdite pregresse ed alle eccedenze ACE, mediante l’immediata fruizione di un credito d’imposta, con effetti benefici sul fabbisogno di liquidità e senza dover attendere il naturale utilizzo delle suddette componenti a riduzione del reddito imponibile dei successivi periodi d’imposta.

Purtroppo, il limite del 20% del valore nominale dei crediti deteriorati ceduti ha tolto molto appeal all’agevolazione in parola che, pur essendo rivolta a tutte le società, anche di piccole e medie dimensioni, risulta appetibile ed in concreto fruibile in particolare dalle banche, dalle holding e dalle società industriali o commerciali di rilevanti dimensioni, che detengono consistenti crediti, sia commerciali che finanziari, qualora non abbiano potuto usufruire appieno del riporto delle perdite fiscali subite o dell’eccedenza ACE loro spettanti nei passati esercizi.

Il Legislatore fiscale in passato aveva previsto analoghe conversioni in crediti d’imposta delle DTA emergenti dalla disciplina di deduzione delle svalutazioni dei crediti di cui all’art. 106, comma 3, del TUIR e di ammortamento dell’avviamento e delle altre attività immateriali di cui all’art. 103 del medesimo TUIR, con D.L. n. 225/2010. Anche in tale occasione l’agevolazione era rivolta in primis alle banche ma ne hanno potuto utilmente usufruire anche le altre imprese soggette all’IRES.

Ambito Soggettivo

L’agevolazione è riservata ai soggetti costituiti in forma societaria, con esclusione, quindi, delle imprese individuali. La norma non sembra applicabile alle società di persone in quanto queste, attribuendo le perdite ai soci per trasparenza, perdono il diritto a riportarle nei successivi periodi d’imposta.

Con rifermento alle società aderenti al regime del consolidato fiscale nazionale in base al quale, come noto, i redditi (e le perdite) generati dalle singole società concorrono a formare l’unica base imponibile della fiscal unit, il diritto di trasformare le imposte differite attive in credito d’imposta è riconosciuto:

  1. alla società consolidante in relazione alle perdite fiscali di gruppo, in quanto ad essa spetta il diritto all’utilizzo in compensazione delle perdite stesse;
  2. alle singole società consolidate con riferimento alle perdite fiscali proprie ante consolidato e alle eccedenze ACEnon utilizzate nell’ambito della tassazione di gruppo, posto che tali perdite ed eccedenze restano nella disponibilità di ciascuna consolidata.

Sulla base dell’interpretazione letterale della norma, si ritiene che allo stato attuale non sarebbe consentito, nell’ambito del consolidato fiscale, trasformare in crediti d’imposta le imposte anticipate relative alle perdite portate a nuovo dalla fiscal unit prendendo a riferimento le cessioni di crediti deteriorati effettuate dalle società consolidate: è il caso di una consolidata che ceda crediti deteriorati e, avendo trasferito la perdita fiscale alla tassazione di gruppo, non disponga di perdite pregresse che possano dar luogo alla conversione delle relative DTA.

Sono escluse dall’ambito applicativo della norma le società:

  1. per le quali sia stato accertato lo stato o il rischio di dissestoai sensi dell’articolo 17, del D.lgs. n. 180/2015 (disciplina in materia di risanamento e risoluzione degli enti creditizi);
  2. per le quali sia stato accertato lo stato di insolvenza ai sensi dell’articolo 5 del R.D. n. 267/1942 (c.d. “Legge fallimentare”) o dell’articolo 2, comma 1, lett. b), del D.Lgs. n. 14/2019 (c.d. “Codice della crisi e dell’insolvenza”).

Ambito oggettivo

La fruizione dell’agevolazione è condizionata alla cessione a titolo oneroso da parte delle società, entro il 31 dicembre 2020, di crediti commerciali o finanziari c.d. “deteriorati”, definiti dalla norma come i crediti vantanti verso soggetti inadempienti. La disposizione precisa che costituisce inadempimento ai fini in esame il mancato pagamento che si protragga per oltre novanta giorni dalla data in cui era dovuto.

La norma non stabilisce espressamente la natura delle cessioni rilevanti ai fini dell’agevolazione (pro-soluto o pro-solvendo); nel silenzio del Legislatore e tenuto conto che entrambe le tipologie di cessione sono utili al fine di creare liquidità, si ritiene che possa essere considerata rilevante qualsiasi cessione avente ad oggetto crediti deteriorati.

Nella norma inoltre non è indicata la data a decorrere dalla quale le cessioni dei crediti assumono rilevanza ai fini della trasformazione in crediti d’imposta; si ritiene pertanto opportuno considerare, in via prudenziale, le sole cessioni di crediti poste in essere a decorrere dalla data di entrata in vigore del D.L. Cura Italia, vale a dire dal 17 marzo 2020, ma sul punto potrebbero essere previste aperture da parte dei competenti organi, che tengano conto della natura agevolativa della disposizione.

Non assumono rilevanza, ai fini della conversione, le cessioni di crediti infragruppo (vale a dire intervenute tra società legate da rapporti di controllo ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile e alle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto).

Determinazione del credito d’imposta

Posto che le DTA trasformabili in credito d’imposta sono esclusivamente quelle relative alle perdite fiscali riportabili ed all’eccedenza ACE che, alla data della cessione dei crediti, non siano state ancora utilizzate a riduzione del reddito imponibile ai fini IRES, il credito d’imposta dovrà essere determinato in misura pari all’aliquota IRES vigente che, nella generalità dei casi è quella del 24%, mentre per i soggetti come gli intermediari finanziari, assoggettati alla maggiorazione del 3,5%. dell’aliquota IRES, il credito d’imposta sarà determinato considerando l’aliquota IRES comprensiva della maggiorazione e quindi sarà pari al 27,5%.

Come accennato, ai fini della conversione delle DTA, le posizioni soggettive (perdite pregresse ed eccedenze ACE) possono essere considerate per un ammontare massimo non eccedente il 20% del valore nominale dei crediti ceduti a titolo oneroso. Non assume alcuna rilevanza il corrispettivo di cessione dei crediti.

Si espongono di seguito i seguenti esempi di calcolo:

I crediti devono essere ceduti entro il 31 dicembre 2020 e per un valore nominale non eccedente 2 miliardi di Euro.

La trasformazione delle DTA in crediti d’imposta avviene alla data di efficacia della cessione dei crediti deteriorati. Naturalmente, a decorrere da tale data non sono utilizzabili o fruibili secondo le modalità ordinarie le posizioni soggettive (perdite pregresse ed eccedenze ACE) che hanno dato luogo alla conversione delle DTA in crediti d’imposta.

I crediti d’imposta trasformati potranno quindi essere:

  • utilizzati in compensazione orizzontale ai sensi dell’articolo 17 del D.L. n. 241/1997 senza limiti di importo e, quindi, senza che operi il limite alle compensazioni di 700.000 euro l’anno,
  • ceduti secondo quanto previsto dall’articolo 43-bis o dall’articolo 43-ter del D.P.R. n. 602/1973,
  • chiesti a rimborso, in misura totale o parziale.

I crediti d’imposta derivanti dalla trasformazione vanno indicati nella dichiarazione dei redditi (nel quadro RU), non sono produttivi di interessi e non concorrono alla formazione del reddito d’impresa ai fini IRES né della base imponibile IRAP.

L’esercizio dell’opzione

La trasformazione delle DTA in crediti d’imposta è condizionata all’esercizio da parte della società cedente, entro il 31 dicembre 2020, dell’opzione di cui all’articolo 11, comma 1, del D.L. n. 59/2016 mediante il  pagamento del canone annuo pari all’1,5% della differenza, misurata alla fine di ciascun anno, tra l’ammontare delle attività per imposte anticipate convertite e le imposte versate a titolo di IRES e relative addizionali.

Se tale differenza è negativa o nulla, le imprese interessate possono comunque esercitare l’opzione attraverso l’invio di un’apposita comunicazione all’indirizzo di posta elettronica certificata della Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente.

L’opzione ha efficacia a partire dall’esercizio successivo a quello in cui ha effetto la cessione ossia dal 1° gennaio 2021 per i soggetti che hanno il periodo d’imposta coincidente con l’anno solare.

Conclusioni

La disciplina in commento contiene diverse aree di incertezza concernenti il funzionamento dell’agevolazione nell’ambito del consolidato fiscale, il momento di effettiva utilizzabilità del credito ed il complesso meccanismo del canone annuale dovuto.

In merito alla concreta applicazione, il Legislatore ha inteso comprendere anche le società in difficoltà che non hanno potuto iscrivere in bilancio le imposte differite attive riferite alle perdite fiscali sofferte e alle eccedenze ACE non ancora utilizzate, non prevedendo con ragionevole certezza il conseguimento negli esercizi in cui si riverseranno le differenze temporanee deducibili, di un reddito imponibile capace di assorbirle. Purtroppo l’operatività della norma agevolativa risulta notevolmente tarpata dal limite applicativo costituito dal 20% dei crediti deteriorati oggetto di cessione, senza il quale l’agevolazione avrebbe avuto ben altro appeal soprattutto per le società di piccole e medie dimensioni.