Truffa in danno della P.A., videoriprese come prova

Le videoregistrazioni, utilizzate come prova della truffa, legittime ex art. 234 c.p.p.

Nel procedimento penale per il reato di truffa aggravata a carico di dipendenti dell’Asl per allontanamenti arbitrari dal lavoro, le videoregistrazioni effettuate con telecamere di sicurezza nei luoghi interessati sono prove documentali acquisibili ex art. 234 c.p.p. senza necessità di alcun decreto autorizzativo da parte dell’autorità giudiziaria, e pertanto i fotogrammi estrapolati da detti filmati ed inseriti in annotazioni di P.G. non possono essere considerati prove illegittimamente acquisite e non ricadono nella sanzione processuale di inutilizzabilità.

Due funzionari amministrativi Asl sono condannati per i reati di cui agli artt. 640, commi 1 e 2 n. 1 c.p. e 55- quinquies, D.Lgs. n. 165/2001, come modificato dal D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, “per essersi procurati un ingiusto profitto, consistito nella retribuzione e nei suoi accessori, ai danni della pubblica amministrazione, avendo il primo ceduto il proprio tesserino magnetico di identificazione personale al secondo e ad altri dipendenti, e così facendo risultare la propria presenza sul luogo di lavoro mentre si trovava altrove, ed il secondo per avere timbrato il tesserino di identificazione personale di altri dipendenti e avere ceduto il proprio tesserino ad altri dipendenti che lo timbravano al suo posto, così facendo figurare la propria presenza sul luogo di lavoro mentre si trovava altrove”. A fondamento dell’impianto accusatorio le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza presso i luoghi di causa.

A propria difesa, gli imputati osservano che le video registrazioni non erano confluite nel fascicolo del P.M., e che, in assenza delle videoriprese e dei relativi decreti di autorizzazione, non potevano essere valutate come prove le annotazioni riassuntive redatte dalla polizia giudiziaria in ordine al riepilogo delle assenze rilevate per ogni singolo dipendente coinvolto.

Nel confermare la condanna, la sez. II si occupa del tema relativo all’utilizzabilità delle videoriprese. Rileva come “la norma da applicare al caso di specie non sia l’art. 270 c.p.p., ma l’art. 234 dello stesso codice che, oltre ai tradizionali scritti, permette l’acquisizione anche di ogni altra cosa idonea a rappresentare fatti, persone o cose attraverso la cinematografia, la fotografia, la fonografia e qualsiasi altro mezzo, senza la necessità di alcun decreto autorizzativo da parte del giudice per le indagini preliminari”. Afferma che “le videoregistrazioni effettuate dai privati con telecamere di sicurezza sono prove documentali, acquisibili ex art. 234 c.p.p., sicché i fotogrammi estrapolati da detti filmati ed inseriti in annotazioni di servizio non possono essere considerati prove illegittimamente acquisite e non ricadono nella sanzione processuale di inutilizzabilità”.

Stefano Capuano

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